Italia campione, orgoglio Azzurro: ora tocca alla politica

Italia campione, orgoglio Azzurro: ora tocca alla politica

Tennis, Calcio e Musica vedono trionfare l’Italia in Europa mentre arrivano i soldi del Pnrr.

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Italia campione, orgoglio Azzurro: ora tocca alla politica
L’Italia è in campo da protagonista. Assapora lo slancio di quel verbo proteso in avanti: “vincere”, con la consapevolezza nuova di non doverlo più pronunciare come ipotesi di speranza: vincere, abbiamo vinto. E vinceremo ancora.

Le affermazioni internazionali hanno avuto inizio con Eurovision, dove il trionfo dei Månneskin ha portato per la prima volta l’ambito riconoscimento europeo. Non è una competizione da diritti televisivi a buon mercato, per intenderci: è il più importante contest artistico europeo, con investimenti per milioni di euro e il coinvolgimento di 27 televisioni di Stato.

Dal quartiere romano di Monteverde al palco che ha trionfato in Europa, la punk-rock band ci parla di una Italia davvero nuova, fatta di giovani determinati, capaci di cantare, appassionare, sedurre in inglese come in italiano; la migliore dimostrazione di come gli italiani, il popolo più colpito dal Covid in Europa, dopo diciotto mesi di lockdown abbiano voglia ed energia per rivoltare il mondo. Quella forza che abbiamo visto nel campo di Wimbledon, dove il tennsta romano Matteo Berrettini è uscito dal Circolo Aniene per arrivare in vetta e sfidare senza paura, con dodici anni di meno, Novak Djokovic.

Non ha avuto il titolo ma un secondo premio che vale oro, considerata l’età e la capacità con cui ha saputo scalare rapidamente il più importante torneo tennistico del mondo. Il suo sorriso costante, anche nelle fasi di gara più aspre, hanno mostrato al mondo il volto dell’Italia che soffre ma non perde lo smalto. L’Italia che si rimbocca le maniche, si asciuga il sudore e torna a combattere per primeggiare. Il perfetto inglese con cui Berrettini ha parlato a fine gara, congratulandosi con l’avversario e con gli organizzatori, ha colpito al cuore gli spettatori. Diamogli ancora qualche anno di esperienza e sarà un campione senza uguali. Lui, senza montarsi la testa, andrà ad allenarsi come sempre da solo, in motorino, tra un semaforo rosso e l’altro, aspettando che per lui diventino tutti verdi.

E infine c’è la Nazionale. Ci sono gli Azzurri che hanno fatto soffrire, sperare e infine esultare non solo tutti gli italiani, no. Tutti gli europei. Hanno rappresentato la metafora di un Paese colpito e ferito, come siamo stati con la pandemia.

Al secondo minuto in svantaggio; la determinazione costante fino al pareggio e infine, una meritatissima vittoria. Frutto di gioco di squadra, sinergia, bilanciamento. Merito dell’esperienza di uno stratega abilissimo come Mancini ma anche di quella in campo di capitan Chiellini, 37 anni, e della potenza dei più giovani, fino al magnifico Donnarumma che a soli 22 anni è in assoluto il portiere migliore che il mondo di oggi veda giocare.

Età, storie, provenienze geografiche e sociali diverse hanno messo insieme l’Invincibile armata che ha sbaragliato tutti i concorrenti europei, fino alla Spagna in semifinale e ai temutissimi padroni di casa inglesi. Avevano già pronto tutto, per i festeggiamenti. Hanno dovuto rimettere le bottiglie in frigo mentre nelle strade italiane l’esultanza era triplice: siamo fuori dall’emergenza Covid, siamo vincenti in Europa, siamo tornati grandi sulla scena internazionale.

Mattarella festeggia a Londra (e oggi riceve Berrettini e la Nazionale al Quirinale) mentre a Roma esplode una festa rimandata troppi anni. Sullo stadio di Wembley si spengono le luci: adesso Brexit è completa. Gli inglesi sono fuori dall’Europa e sconfitti nella Uefa.

L’Italia vincente porta a Roma la coppa più ambita nella competizione europea. Porta a casa la prima tranche di 40 miliardi del Recovery (già incassata in questi giorni dal Ministero del Tesoro), porta a casa il sorriso, l’energia e la magia che ci rendono unici nel mondo. Adesso la parola torna al decisore pubblico, alla politica e alle istituzioni. A loro il compito di convogliare queste energie in un new deal fatto di turismo, accoglienza e ricettività; fatto di pace fiscale e di opportunità per il nuovo business, con incentivi veri e adempimenti leggeri.

Abbiamo dimostrato di saper svettare sulle vette d’Europa, ora teniamo la barra a dritta, andiamo avanti con la riforma della giustizia senza cedere a compromessi con i vecchi partiti parassitari e stravolgiamo per il meglio questo nostro amato e martoriato Paese. È stato troppo a lungo quello del “Moriremo tutti”, del reddito da divano, della carcerazione preventiva.

Dei processoni decennali, tutti colpevoli ma alla fine tutti assolti. Anche basta. I campioni d’Europa ora siano anche quelli dello Stato di diritto: sperare non basta. Combatteremo in campo fino ai rigori.
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