Italia blocca esportazioni di vaccino in Australia

Italia blocca esportazioni di vaccino in Australia

La farmacodiplomazia andrà studiata nei prossimi anni.

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Italia blocca esportazioni di vaccino in Australia
Perché i rapporti tra le nazioni sono sempre più regolati dalla compravendita di vaccini, dispositivi sanitari, farmaci. In questo contesto l’Italia ha bloccato – d’intesa con la Commissione europea – l’export di oltre 250mila dosi di vaccino AstraZeneca destinate all’Australia.

Si tratta del primo Paese a intraprendere questo tipo di azione, dopo l’approvazione alla fine di gennaio del regolamento Ue sul controllo delle esportazioni per i vaccini contro il Covid-19. E la Farnesina, in una nota, ha spiegato il perché.

L’Australia è ritenuta Paese “non vulnerabile” ai sensi del regolamento e, altro elemento tenuto in considerazione, è la scarsità di quantità di dosi presenti in Italia e in Europa, insieme ai ritardi nelle forniture riscontrati da parte di AstraZeneca.

Senza contare che, in questo caso specifico, l’autorizzazione all’export è stata chiesta per un numero di dosi “elevato” rispetto alla quantità di vaccini forniti finora e Roma e Bruxelles. In altre situazioni, invece, “l’Italia – d’intesa con la Commissione – ha concesso il proprio nulla osta, trattandosi di modiche quantità di campioni destinati ad attività di ricerca scientifica”.

Rigore sulla partita vaccini era già stato annunciato al vertice Ue di fine febbraio dal premier, Mario Draghi, il quale auspica un’accelerazione su questi ultimi e al tempo stesso una linea dura per le aziende inadempienti.

Nel frattempo l’Ema, sull’onda delle recenti pressioni ad ‘accelerare’ le procedure, ha avviato la revisione continua del vaccino russo Sputnik V. E Mosca ha previsto di riuscire a fornire dosi per 50 milioni di europei entro il 2021.

“È un grande passo per l’approvazione del vaccino per l’uso nell’Unione europea”, “attendiamo di accogliere gli ispettori dell’Ema negli impianti legati al vaccino”, è riportato sul profilo Twitter Sputnik V, legato al Fondo per gli investimenti diretti russo (Rdif) che ha contribuito a sviluppare il siero russo contro il coronavirus.

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