Italia avrà ruolo guida in Europa, dice Ispi

Italia avrà ruolo guida in Europa, dice Ispi

Presentato il rapporto strategico

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Italia avrà ruolo guida in Europa, dice Ispi
Un’Europa che potrebbe rivelarsi ancora più a trazione franco-tedesca dopo l’uscita della Gran Bretagna – che tuttavia resterà ben agganciata al treno di Bruxelles – e che ha dimostrato una “capacità di reazione inedita” nella prima fase della pandemia, con il varo del piano Next Generation EU e di una prima forma di mutualizzazione del debito europeo, così come l’adozione (per quanto difficoltosa) del bilancio 2021-27.

Ma anche un’Europa che indugia “verso la ricerca di un’identità” in politica estera e di sicurezza, che “appare ancora oggi per lo più come una mera somma algebrica delle singole volontà politiche degli Stati membri” e “prigioniera tuttora del totem intoccabile del voto all’unanimità”.

È il panorama tratteggiato nel rapporto Ispi 2021 dal titolo ‘Il mondo al tempo del Covid’. L’ora dell’Europa?’ curato da Alessandro Colombo e Paolo Magri e con le conclusioni di Giampiero Massolo, presidente Ispi.

L’analisi restituisce un’immagine in chiaroscuro, scrive Massolo, positiva anche nella “equa e ordinata ripartizione del vaccino per quanto non priva di aspetti problematici”. Ma non soddisfacente di fronte a “talune crisi regionali”, dall’atteggiamento “erratico su questioni strategiche come le stesse relazioni transatlantiche o i rapporti con Russia e Cina”.
Oggi “protagonista, per attivismo e assertività” è la Francia, dall’aspirazione alla leadership politica in Europa finora bilanciata dalla Germania merkeliana, cauta su nuovi impegni internazionali, impegnata nella successione alla Cancelleria federale.

Che ruolo avrà l’Italia in questo scenario? Di certo non un “profilo sulla scena mondiale autonomo rispetto all’Unione Europea”.

Noi italiani, “meno assertivi della Francia, ma anche meno cauti della Germania, possiamo ritagliarci un nostro ruolo da svolgere, nella legittima aspettativa di essere ascoltati sia all’interno che all’esterno dell’Unione”, muovendo dalla “consapevolezza geopolitica” di dove i nostri interessi risiedono.
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