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Salute

Intramoenia, Aceti “Cinque regioni non hanno l’organismo di controllo”

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ROMA  – Secondo l’ultima relazione al Parlamento sullo stato di attuazione dell’esercizio dell’attività libero-professionale intramuraria, a distanza di circa 12 anni dall’approvazione dell’Accordo Stato-Regioni 18 novembre 2010, 5 Regioni non hanno ancora attivato l’Organismo paritetico regionale per la verifica del corretto svolgimento dell’intramoenia, per la rilevazione dell’insorgenza di conflitto di interessi o di situazioni che implichino forme di concorrenza sleale, nonché per la definizione di eventuali misure sanzionatorie. Solo 11 Regioni hanno previsto la partecipazione delle Organizzazioni rappresentative degli utenti all’interno degli Organismi. 4 le Regioni che hanno invece riunito una sola volta l’organismo regionale, mentre 3 Regioni lo hanno istituito solo a partire dagli anni 2020-2021. Questi i dati sottolineati da Tonino Aceti, Presidente di Salutequità, intervenuto all’evento organizzato dall’Agenas sullo stato di attuazione dell’esercizio dell’attività libero-professionale intramuraria.
“Dopo 2 anni di pandemia, durante i quali sono saltati 1,3 MLN di ricoveri e 144 MLN di prestazioni di specialistica ambulatoriale e un recupero delle liste di attesa da parte delle Regioni che procede purtroppo ancora troppo lento, il tema della governance, controllo e utilizzo etico dell’istituto dell’intramoenia assumono oggi un’importanza straordinaria.
Per evitare una sanità di serie A e una di serie B, da una parte è necessario che le Regioni accelerino nel recupero delle cure mancate a causa del Covid-19 utilizzando bene e velocemente i 500 milioni stanziati con l’ultima Legge di Bilancio, dall’altra serve un’azione di monitoraggio sempre più forte e di intervento, laddove serva, sull’intramoenia – ha dichiarato Aceti.
Abbiamo molti dati sull’intramoenia (meno sulle liste di attesa nel canale istituzionale) ma ancora non è chiaro cosa accade concretamente nel momento in cui una Regione risulti inadempiente nel rispetto delle norme che la disciplinano. Non sappiamo ad esempio dove e quante volte sia stata utilizzata la sospensione dell’intramoenia in caso di superamento del rapporto tra attività in libera professione e nel canale istituzionale, come pure in caso di sforamento dei tempi massimi di attesa previsti dalla Regione (come previsto dal Piano nazionale Governo Liste Attesa 2019-2021)”.
“Il Nuovo Sistema di Garanzia dei Lea non ha indicatori di monitoraggio sul corretto utilizzo dell’intramoenia da parte delle Regioni, come pure sono ancora troppo pochi quelli sul rispetto dei tempi massimi di attesa nel canale istituzionale – ha continuato Aceti. Inoltre, non ci sono dati pubblicati a livello nazionale sulle modalità di utilizzo del 5% del fatturato del professionista che viene trattenuto dalla ASL. È effettivamente sempre utilizzato per l’abbattimento delle liste di attesa così come prevedono le norme? Su tutto questo si gioca il rapporto di fiducia tra cittadini e SSN – ha quindi concluso Aceti – i quali difficilmente riuscirebbero ad accettare ancora una volta, come già accaduto nel 2020, una bassa velocità di recupero delle liste di attesa arretrate e quindi una necessità crescente sempre più obbligata, per chi potrà permetterselo, di utilizzare l’intramoenia o il privato per accedere alle cure necessarie” conclude Aceti.
(ITALPRESS).
tvi/com
26-Mar-22 09:00

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