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Stefano Bisi: “Ungheria non esiste. Sembra più un comitato d’affari”

Intervista con Stefano Bisi, Gran Maestro del Goi

Intervista con Stefano Bisi

Intervista con Stefano Bisi
Ungheria suona come un riferimento decisamente avulso dal vocabolario iniziatico della massoneria, sempre legato ad evocazioni storiche e ai personaggi celebri affiliati.

Nella Capitale però c’è una piazza Ungheria che è un crocevia della Roma bene: una grande piazza al centro dei Parioli, su cui affaccia lo storico Caffè Hungaria, un salotto ai cui tavoli si sono conclusi importanti affari.
E immediatamente a ridosso di Piazza Ungheria abitano politici, imprenditori e magistrati di primo piano tra i quali, parrebbe, anche un numero uno della magistratura romana. “Ma non esiste alcuna loggia con questo nome e mi sembra piuttosto trattarsi di un comitato d’affari, magari che prende il nome da un posto, un indirizzo”.

Lo spiega il più alto in carica, quando si parla di massoneria, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi.

“Rimango basito, perché all’improvviso tutti tirano in ballo l’obbedienza massonica ma noi non c’entriamo niente. Sul sito del Goi c’è l’elenco delle 870 logge che fanno capo a noi, non esiste alcuna loggia coperta, e nessuna che si chiami Ungheria”.

Nessuna loggia irregolare o segreta?

“Nel Goi non ci sono logge irregolari. Lo escludo categoricamente. Ogni persona può riunirsi insieme ad altre, al di fuori di noi, e si può dare il nome che si vuole. Siamo 23mila affiliati, tutti conosciuti localmente dai rispettivi Maestri venerabili”.

Nessuna attività sospetta, dunque, come quella tratteggiata nei verbali degli interrogatori dell’avvocato Amara.

“Se venissi a sapere che qualcuno fa questo tipo di affari, lo espellerei immediatamente. Ci sono dei fratelli Ispettori che internamente si occupano di fare queste verifiche. Dopo lo scandalo P2 abbiamo messo in atto tutta una serie di misure di verifica e di controllo.
Nelle riunioni di loggia i visitatori di altre obbedienze (le altre associazioni massoniche) sono vietate. Così come sono vietate le superlogge.
E le riunioni si tengono nei “templi”, le case massoniche. Può capitare che riunioni numerose si tengano fuori, che si debbano affittare sale congressi di grandi alberghi, per eventi particolari o cerimonie congressuali, ma non certo per le riunioni ristrette o segrete di cui si favoleggia”.

Dove si incontrano gli affiliati al Grande Oriente, nella Capitale?

“I fratelli romani si riuniscono a Casa Nathan, piazza delle Medaglie d’Oro, mentre la sede nazionale del Goi è in via di San Pancrazio 8, sul Gianicolo.

Ai Parioli, niente. E il nome “Ungheria” a Bisi non evoca niente.

“Mi fa pensare ad una associazione esterna al nostro mondo. Si deve stare attenti quando si cita la massoneria, le parole sono importanti”.
Intervista con Stefano Bisi

Shortlink: https://bit.ly/2QOK1sW

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