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Economia

Il sì al nucleare? Una decisione (liberale) per il bene dell’Italia

Pillole anti ideologie per andare oltre i veti italici e provare a costruire una vera alternativa al fossile

Dopo il referendum del 2011, quando il 94% degli italiani si espresse contro la riapertura delle centrali nucleari operata nel 1990, si pensa alla rinascita di nuove centrali nucleari. Mentre oggi la Commissione europea valuta il riconoscimento dell’energia nucleare e del gas naturale come fonti green per la produzione energetica, in Italia viene promossa l’idea che il ritorno al nucleare possa rappresentare anche una soluzione per far fronte al tema del caro bollette.

Il dibattito in Italia

Nel corso dell’ultimo anno si è tornato a parlare nuovamente del tema nucleare in Italia, soprattutto dopo che Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, si espresse a favore del ritorno al nucleare, trovando l’appoggio del leader della Lega, Matteo Salvini, di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ma anche del presidente di Confindustria Carlo Bonomi. E Salvini, premendo sul tema caro bollette, ha già ipotizzato una mobilitazione per la richiesta di quello che sarebbe il terzo referendum sul nucleare in Italia, per un futuro che dice dovrà essere “indipendente, sicuro e pulito”.

Il 30 giugno scorso, poi, Carlo Calenda, leader di Azione, ha presentato una mozione al Senato che punta a reintrodurre il nucleare in Italia con 7 nuove centrali. L’obiettivo “è reintrodurre il nucleare nel nostro mix energetico. Senza nucleare è impossibile raggiungere tecnicamente l’obiettivo di zero emissione nella produzione elettrica. È una energia a basso costo e che ha una dipendenza altrettanto bassa da fonti straniere, dal punto di vista dell’approvvigionamento. Eravamo leader nel nucleare. Oggi i reattori sono di ultimissima generazione sono sicurissimi, dobbiamo varare un piano per costruirli in tempi rapidissimi”.

La proposta di Calenda trovo l’appoggio del centrodestra, mentre apre il dibattito nel Pd di Enrico Letta, contrario come il M5S, che ha aperto solo alla possibilità di fare ricerche e valutare. Maurizio Lupi di Noi con l’Italia ha dichiarato: “Il tema del nucleare è troppo importante e strategico per il futuro del Paese. Auspichiamo che il Parlamento approvi la mozione di Noi con l’Italia che la conferenza dei capigruppo ha calendarizzato. La nostra mozione è stata sottoscritta anche da Italia Viva e ci auguriamo che altre forze politiche si aggiungano”.

Il dibattito In UE

Dopo la contrarietà espressa dal Parlamento europeo sugli Ets, i certificati che danno diritto all’inquinamento, oggi in Commissione Europea si discute del riconoscimento dell’energia nucleare e del gas naturale come fonti green per la produzione energetica e del loro ingresso nella tassonomia. La tesi è che siano fonti sostenibili e capaci di accelerare il raggiungimento dell’obiettivo zero emissioni CO2 in Europa. L’inserimento nella Tassonomia UE della finanza sostenibile è motivato dalla Commissione per il bene del pianeta, per il contrasto ai cambiamenti climatici e alle crisi dei prezzi del gas, per essere più autonomi dalla dipendenza nei confronti della Russia.

Il rischio è che la maggioranza composta da Ppe, Pse, Verdi e i liberali di Renew è destinata a spaccarsi, permettendo alla destra di Ecr (di cui fa parte anche Fratelli d’Italia) favorevole alla proposta, di essere l’ago della bilancia della decisione. Molto dipenderà anche da quanto accadrà nel Ppe: i popolari sono in maggioranza orientati a mantenere il gas e il nucleare tra i combustibili “verdi”, ma alcuni di loro rimangono del tutto contrari (circa un 30%). Forza Italia, come ha annunciato Antonio Tajani, si esprimerà in difesa di gas e metano.

Tra i partiti socialisti (di cui fa parte il Pd) e verdi la contrarietà la fa da padrone: oltre il 60% di loro voterà contro la proposta della Commissione, richiedendo una revisione del testo in senso più ambientalista. Verdi e Renew voteranno contro. Il Pd si è schierato per rivedere la tassonomia ed escludere le due fonti energetiche sotto esame dal novero dei carburanti ecologici. “La tassonomia è uno strumento volontario per orientare gli investimenti pubblici e privati che ci permettano di raggiungere i nostri obiettivi climatici. Non è politica energetica. Gli Stati membri continuano a essere pienamente responsabili del loro mix energetico”, così ha spiegato la Commissaria europea ai servizi finanziari, Mairead McGuinnes.

I benefici del nucleare di nuova generazione

Attualmente sono circa 128 le centrali nucleari attive in Europa: il primato spetta alla Francia con 58 centrali in funzione; seguono Russia (32) e Regno Unito (19). Paesi come Germania e Belgio, invece, stanno progressivamente abbandonando il nucleare a favore di fonti energetiche rinnovabili. Va ricordato che il nucleare è in Europa oggi la fonte di energia con emissioni più basse di CO2 che, come noto, in quantità eccessiva surriscalda il pianeta con effetti potenzialmente devastanti. La partita che si gioca da oggi (soprattutto tra Francia e Germania) è tra nucleare e carbone. L’Italia di Draghi, dopo che il Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani si dichiarò favorevole agli small modular reactors, reattori nucleari di dimensioni più contenute, e al nucleare in Tassonomia, non si è più espressa in maniera chiara.

La Francia oggi, in cui il 70% dell’energia elettrica viene dai suoi impianti nucleari, è il paese della Ue con le più basse emissioni di CO2, ha subito meno aumenti nelle bollette ed è sostanzialmente indipendente da Putin. Il nucleare è, inoltre, come ricorda il JRC della Commissione europea, ecosostenibile come o più delle tecnologie già incluse nella tassonomia quali le fonti rinnovabili, e particolarmente sicuro. Meno sicuri si sono dimostrate dighe, centrali elettriche fossili, impianti chimici. Altro dato importante è che gli impianti a fusione di terza generazione avanzata, che non produrranno scorie, hanno mediamente bisogno solamente di circa 7 anni per essere realizzati.

Le nuove prospettive del nucleare

Ancora oggi, permangono molti dubbi sui rischi legati alla reintroduzione delle centrali nucleari in Italia: dai pericoli legati alla radioattività, all’assenza di un deposito nazionale. Infatti, secondo diverse stime gli elevati costi di stoccaggio gravano ancora sulle tasche degli italiani per oltre 60 milioni di euro all’anno. Ma scienza e tecnica indicano una nuova strada percorribile.

Proprio in queste ore, in occasione della conferenza di lancio di Horizon Eurofusion, il nuovo programma europeo di ricerca sulla fusione cofinanziato dalla Commissione europea tramite Euratom, è stato dato l’annuncio di inizio della progettazione della prima centrale a fusione Demo che ha l’obiettivo di produrre, intorno alla metà del secolo, 300-500 MW di energia elettrica, una quantità in grado di soddisfare i consumi annuali di circa 1,5 milioni di famiglie. Del Consorzio Eurofusion fanno parte 21 organizzazioni italiane coordinate da Enea, tra cui l’Istituto per la scienza e tecnologia dei plasmi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istp) e il Consorzio Rfx.

L’Europa e l’Italia, dunque, cercano energia elettrica con una produzione pulita, replicando sulla Terra il processo di produzione di energia che arriva dal Sole e dalle Stelle, una energia pulita e inesauribile. Lo scopo della ricerca è realizzare impianti nucleari a fusione per la produzione di energia elettrica su larga scala, sicura, a costi competitivi e nel rispetto dell’ambiente. In termini di resa, a parità di quantità, gli scienziati indicano che la fusione genererà circa 4 milioni di volte più energia rispetto a quella prodotta bruciando carbone, petrolio o gas. “Si tratta di un passo importante che traghetterà la ricerca sulla fusione da un ambito puramente sperimentale alla produzione vera e propria di energia elettrica” ha spiegato Alessandro Dodaro, direttore del Dipartimento Enea di Fusione e tecnologie per la sicurezza nucleare. “È uno sforzo globale che non può attuarsi senza un sostegno convinto nel lungo termine” ha detto Daniela Farina, direttrice dell’Istituto per la scienza e tecnologia dei plasmi del Cnr. La promozione della ricerca di fonti energetiche a basso impatto ambientale apre le porte alla fusione dell’idrogeno, inserendondolo de facto nel paniere delle fonti rinnovabili ed eco-sostenibili.

@L_Argomento

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