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Il premio giusto per quel Leone di Benigni

Riconoscimento meritato per un intoccabile Cardinale della comicità

Il premio giusto per quel Leone di Benigni

Il premio giusto per quel Leone di Benigni
La prima apparizione del comico toscano Roberto Benigni è stata all’Alberico di Roma. Uno spazio che non c’è più.

Qui si sono esercitati per la scena negli anni Settanta anche Carmelo Bene, Lucia Poli, Carlo Verdone. Il suo personaggio era Cioni Mario e Giuseppe Bertolucci (fratello di Bernardo) ne colse subito tutto il suo talento creativo nel film “Berlinguer ti voglio bene”.

Il quadro impressionistico di un proletario alle prese con le vacche che usa la “parolaccia” e la metafora sessuale come elementi di incontro e scontro con la realtà.

Quel potere eversivo e dissacratorio della parolaccia Roberto lo metterà di nuovo a teatro con la canzone: Inno del corpo sciolto.

Dal turpiloquio delle passere, il randello, la topa, la passerottina (performance all’Ariston di Sanremo con la Carrà) Benigni è surreale verbosità disincantata anche nella trasmissione L’Altra Domenica di Renzo Arbore dove farà il critico cinematografico che non ha visto il film e lo recensisce davanti a una lampada intermittente (ad es. La febbre del sabato sera diventa la storia di un operaio che non esce di casa perché ha trentotto): “ Benigni, che film ha visto ieri sera?” incalzerà sornione il conduttore e lui si arrampicherà sugli specchi inventando sempre di più. Dove comincia e dove finisce l’estro di Roberto Benigni nessuno lo sa.

Dal plautino Johnny Stecchino e il suo sosia, Saverio piombato a Frittole nel quasi “Milleccinque” che assieme a Troisi omaggerà la lettera di Totò e Peppino da scrivere al frate Savonarola; al padre chapliniano de

La vita è bella che gli valse un premio Oscar o al lunatico- poetico nell’ultima ideazione del grande Maestro Federico Fellini. Poi Robertaccio da giullare s’è fatto predicatore con la Comedia dantesca sottobraccio o la Costituzione e i Dieci Comandamenti.

Il piccolo diavolo diventa oggi un intoccabile Cardinale della comicità. Il chiassoso pinocchietto e Geppetto oggi, prima apocalittico poi integrato Roberto Benigni, stramerita comunque il Leone alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia.
Il premio giusto per quel Leone di Benigni

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