Il post-mondo. Le sfide del dopo-covid e la forza della politica

Il post-mondo. Le sfide del dopo-covid e la forza della politica

Analisi storico-politica del momento che attraversiamo e delle sue prospettive

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Il post-mondo. Le sfide del dopo-covid e la forza della politica.
 La crisi pandemica Covid 19 ha messo al centro il problema della salute unitamente a quello del lavoro e al tema del digitale.

Il Mondo cambierà. Per intanto, il vecchio è morto e il nuovo non può nascere, fino a quando il Covid 19 non sarà sconfitto. Il che non significa di non pensare il contenuto delle radicali trasformazioni che caratterizzeranno la scena politica prossima ventura.

Per inciso, sarebbe una iattura se si verificasse che “le mort saisit le vif” e non è detto che non potrebbe capitare, se non si ritroverà la forza di curvarci sullo studio nonché sulla riflessione attenta e meditata dei nuovi fenomeni antropologici portati dalla pandemia.

L’unica via della salvezza sarà l’innovazione globale: dalla salute al lavoro, alla scienza, alla tecnologia, all’ecologia.

Al “Socialisme o barbarie”, espressione usata per la prima volta, nel 1916, da Rosa Luxemburg, la legherei con l’altra a misura dei tempi: “Libéral Socialisme”, il grande balzo in avanti di teoria e prassi necessario per rinnovare il sistema capitalistico contemporaneo.

Le ragioni della vitale civiltà liberale socialista acquistano una forte peculiarità, seguendo coerentemente il filo rosso dei valori basilari, che hanno giustificato il sorgere dei grandi sommovimenti e che hanno segnato la storia del XX secolo, con la costituzione dei partiti di massa le cui bandiere sono pressoché la giustizia sociale, la fraternità, l’eguaglianza, la libertà.

Questi valori oggi si possono sintetizzare nella formula complessa della” nuova cittadinanza”, in cui ci stanno le tre idee – chiave: libertà, giustizia, sicurezza.

Questo concetto non può essere fumoso, o, meglio dire, astratto, ma deve avere una propria concretezza calata nella società reale con le sue diseguaglianze, con la sua sicumera sulla sanità, con il suo deficit di diritti civili, con il suo doppiopesismo dello Stato di diritto.

La “nuova cittadinanza” è l’esito “della quantità dei diritti soggettivi, civili, economici e politici, che deve essere uguale per tutti coloro che vivono nel mercato e nelle istituzioni civili e politiche di una democrazia”.

Nella civiltà del liberal socialismo, queste sono, al contrario, il filo conduttore di battaglie politiche, di programma di governo, di piattaforme rivendicative sindacali e sociali, di riforme costituzionali e istituzionali. La base sono i diritti umani universali, che la stessa Unione europea, ha posto al centro delle sue fondamenta.

Quando metterà mano a livello politico, per uscire dal periodo finanziario – tecnocratico? Dai tempi del “Manifesto di Ventotene”, che ha come titolo originale “Per l’Europa libera e unita. Progetto per un Manifesto” ha fatto passi da gigante, ma siamo ancora all’inizio, parecchi altri dovrà farne per dare al Vecchio continente la forza per essere in grado per competere con gli Usa, la Cina e la Russia.

Scritto il Manifesto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, nell’isola di Ventotene nel mar Tirreno, fu pubblicato da Eugenio Colorni, che scrisse personalmente la prefazione. Naturalmente, è il testo fondamentale dell’Unione europea, dato che prefigura la Federazione europea dotata di un Parlamento e di un governo democratico con poteri reali. Campa cavallo! Di là dalla battuta, che fa presagire nulla di buono, l’Ue dovrà cambiare passo e indirizzarsi sulla via politica.

Del resto, gli errori in corso sul versante pandemico, per l’insufficiente approvvigionamento nonché per la limitata distribuzione del vaccino anti Covid19, sono il risultato di una Ue in cui la sanità non è di sua pertinenza, dato che resta una esclusiva degli Stati membri. Ma non è il solo settore fuori controllo dell’Ue la cui politica – come detto- non ha subito ancora il processo di inveramento.

Epperò, a suo merito va il Next Generation Ue, il Piano nazionale di ripresa e di resilienza. Sotto molti aspetti storico, per via della pandemia, l’Ue si è spinta a tanto.

Questa è la materia del liberal socialismo forte, nei suoi comportamenti, nei suoi argomenti, nei suoi obiettivi, nella sua strategia di governo della democrazia, intesa nel suo pratico funzionamento fatto di checks and balances e dei suoi valori politici irrinunciabili.

Non dimentichiamo che come fondamento della dottrina liberale è la separazione dei poteri, intesa, per Noberto Bobbio, come “teoria della limitazione formale del potere che si attua prevalentemente nella cosiddetta separazione dei poteri”. Ancora. La teoria della divisione dei poteri come garanzia dell’habeas corpus o della libertà individuali e rifiuto dell’assolutismo, basilare per l’organizzazione dello Stato moderno, quindi, appartiene al pensiero liberale, essendo stata formulata primariamente da Montesquieu in Esprit des lois.

Il rapporto fra liberalismo e democrazia, puntualizziamo che sono in molti a ritenere che sia il primo di una lunga serie di fattori storici all’origine del contrasto tra la dottrina liberale e la dottrina democratica. Questo ha permesso che, per lungo tempo, quella ha guardato questa con diffidenza. Chiariamo che le due dottrine politiche moderne, quella liberale e quella democratica, hanno come rispettivi principi ispiratori la libertà individuale e

l’eguaglianza sociale.

La dottrina liberale si fonda sul principio della limitazione del potere dello Stato inteso come “non impedimento” all’azione del singolo cittadino; la dottrina democratica si fonda sul principio di estensione del potere dello Stato, inteso come “autonomia” o potere di tutti i cittadini che ne fanno parte.

Tali principi sono strettamente collegati ai due concetti di libertà politica. Comunque sia, il fondamento delle due libertà è sostanzialmente univoco, in quanto esse poggiano in ogni caso sul presupposto dell’”autodeterminazionane”.

La difesa ad oltranza di una di queste è priva di consistenza, in quanto un’azione, per essere realmente autonoma, deve scaturire anzitutto da una condizione di “non impedimento”. Da qui, anche la formula di “liberal democrazia”, intrinsecamente collegate all’idea di libertà. Sempre Bobbio in proposito:” Quando parlo di liberal democrazia effettiva, laddove democrazia senz’altra aggiunta, soprattutto si intende “democrazia non liberale”, indica una forma di democrazia apparente”.

E’ evidente che in questa prospettiva i due significati diventano inscindibili ed interattivi.

“La democrazia è la rivoluzione permanete, scrivevano i giovani socialisti del “Quarto Stato”; la democrazia è il cambiamento senza rivoluzione, scrivevano i liberali antigiacobini; la democrazia è un processo fra contradditori ad armi pari, affermiamo noi oggi, nella società matura. Assumere la democrazia come “processo fra eguali”, significa essere obbligati ad affrontare il problema di chi sono i contraddittori; di chi sono le regole del processo; di chi è il garante attivo della parità di condizioni”.

Dunque, mettere in antitesi il liberalismo e la democrazia è una polemica sterile ed inconcludente, poiché il vero problema da risolvere per il futuro della società è soprattutto quello di poter coniugare le istanze positive della dottrina liberale con quelle della democrazia e del socialismo.

Nello Stato moderno, il concetto di “libertà si evolve accanto a quello di “cittadinanza” e assumono entrambi nuovi ed omogenei significati strettamente connessi alle dottrine politiche – del liberalismo, della democrazia, del socialismo- da cui traggono ispirazione.

Al liberalismo che afferma la libertà di proprietà, di opinione, e via dicendo, viene indicato come “cittadinanza civile” e tende a proteggere principalmente; invece, alla dottrina democratica si riconosce il diritto di partecipazione al potere politico.

È quello della “cittadinanza sociale” e si afferma con la dottrina socialista che difende, appunto, i “diritti sociali”.

Precisamente, le regole della democrazia, meglio note come “regole del governo”, per dirla con Bobbio, sono raggruppate i due categorie.

La prima: comprende quelle di tipo generale, ossia quella che stabilisce che tutti hanno diritto al voto eguale-…- ; quella che stabilisce che sono da assumersi come deliberazioni collettive quelle prese, ad esempio, comprende le regole specifiche procedurali che devono garantire l’applicazione di quelle generali, non solo perché il problema del potere è strettamente connesso a quella della libertà , ma anche perché il riconoscimento di un determinato potere deve fondarsi sulla libertà di poterlo esercitare. In questa prospettiva, ne vengono indicate altre tre:”

Quella secondo cui un sistema democratico deve garantire l’esistenza di una pluralità di gruppi politici organizzati che competono fra loro allo scopo di aggregare domande e trasformarle in deliberazioni collettive – ecco dove trova il principio oggi tanto proclamato dal pluralismo! -; quella secondo cui i votanti debbono poter scegliere fra alternative diverse; e quella infine secondo cui la minoranza deve essere garantita per lo meno nel diritto di poter diventare nelle periodiche verifiche del consenso essa stessa maggioranza”.

Da parte sua il liberal socialismo, ha una sua base ideologica costituita da recupero di alcuni valori fondamentali, appunto, il liberalismo e del socialismo riformista non marxista, ossia dei valori di libertà, da un lato, e di eguaglianza, dall’altro.

Il teorico del socialismo liberale è Carlo Rosselli, il primo a coniugare i valori del liberalismo con quello del socialismo riformista; anzi, ha considerato il socialismo l’erede naturale del liberalismo. Parimenti, Bobbio non ha mai smesso di sostenere tale progetto ideale, soprattutto dopo aver constatato il fallimento del comunismo.

Scrive il filosofo torinese:” Sostengo che la forza direttiva di un movimento che sia insieme liberale e socialista, che non ripudi la grande tradizione liberale dei diritti dell’uomo e la prolunghi nella continua e mai conclusa battaglia per l’emancipazione dei non liberi e per l’eguagliamento dei non eguali, non è mai venuto meno”.

La sua realizzazione comporta l’impegno e la responsabilità di ciascuno individuo, nei confronti degli altri; accettarlo come fondamento dell’esistenza, significa, laicamente, partecipare al significato universale della persona umana, e vivere il liberal socialismo come civiltà nella quale ci riconosciamo.

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