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Il Ponte sullo stretto spacca i Cinque Stelle

I dati degli iscritti, il contenzioso con Casaleggio, il programma politico: tutte le spine del Movimento

Il Ponte sullo stretto spacca i Cinque Stelle

Il Ponte sullo stretto spacca i Cinque Stelle
Ora che l’asse con il Pd è in bilico, serve correre.
Giuseppe Conte ha le carte pronte, qualcuna l’ha già scoperta, ma il grosso servirà per la grande kermesse di presentazione (rigorosamente online) del ‘neo-Movimento’. Il problema è quando. I big premono, ma da Luigi Di Maio in giù tutti sono dalla parte dell’ex ‘avvocato del popolo’. Il problema, semmai, è che la lista degli iscritti ancora non è stata consegnata da Rousseau e, dunque, la piattaforma individuata non può caricare i dati per dare avvio alle votazioni sul cambio di Statuto.

Il braccio di ferro con Davide Casaleggio prosegue, anche se Vito Crimi, nell’assemblea congiunta di lunedì sera, ha assicurato che la sentenza del Tribunale di Cagliari sul curatore speciale non incide nel progetto, tanto il Garante per la Privacy riconosce la sua reggenza e altre Procure avrebbero respinto ricorsi simili a quella della consigliera in Regione Sardegna, Carla Cuccu.

Un particolare che ha subito stuzzicato l’avvocato Lorenzo Borrè, uno dei due legali della portavoce sarda assieme a Patrizio Rovelli. “Ce li mostri, il Crimi, questi provvedimenti di rigetto delle richieste di nomine di altri curatori speciali di cui ha contezza certa”, scrive su Facebook. Ma la risposta non arriva. Conte è consapevole del clima torrido che sta animando la lunga vigilia del suo ritorno alla vita politica attiva.

Lo scontro interno per la proposta di ragionare sul Ponte sullo Stretto è la cartina di tornasole di un malumore pronto a esplodere. Con un obiettivo preciso: il sottosegretario alle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Giancarlo Cancelleri, sul quale si è riversata una valanga di polemiche. Anche qualche voce in favore, per la verità, anche se la maggioranza è intenzionata a bocciare ogni prospettiva. Anzi, qualcuno sarebbe addirittura pronto a chiedere le sue dimissioni. Tutto ciò mentre ex, come Alessandro Di Battista, ‘bombardano’ sui social. A proposito di fuoriusciti ed espulsi, la nutrita pattuglia si sta riorganizzando.

Nella mattinata di martedì hanno fatto capolino alla Camera due ex di lusso come Barbara Lezzi e Nicola Morra, segno che qualcosa si sta muovendo nella galassia grillina.

Di sicuro una nota vergata da ben 31 tra deputati e senatori ex M5S riaccende la discussione sulle restituzioni. “Sulla pagina Facebook del Movimento 5 Stelle è apparso un lungo post nel quale di ribadisce, tra le altre cose, che l’associazione Rousseau impedirebbe agli iscritti la votazione per decidere la destinazione delle restituzioni dei portavoce del Movimento 5 Stelle ai cittadini in difficoltà”, scrivono nomi e volti noti, come Alessio Villarosa, Emanuela Corda, Andrea Colletti, Pino Cabras, Elio Lannutti e molti altri, Lezzi e Morra compresi.

“Dichiarazione ingannevole e distorsiva della realtà, considerato che non è necessario votare su Rousseau per destinare i 7 milioni fermi sul conto, nei quali sono comprese le restituzioni dei portavoce nazionali del Movimento, ex inclusi che gradirebbero invece che tali denari fossero utilizzati immediatamente per ciò per cui sono stati donati”.

Una fonte parlamentare dei Cinquestelle, però, replica in tempo reale: “Come ha detto esaustivamente nell’assemblea congiunta Vito Crimi, l’ultimo Statuto prevede che senza un voto degli iscritti le restituzioni di noi portavoce possono andare solo sul fondo per il microcredito, che per fortuna ora ha una capienza di alcune decine di milioni. Quindi vorremmo ampliare la scelta sulle destinazioni ad altre realtà bisognose o in difficoltà”.

Ecco perché, “francamente dai nostri ex colleghi mi sarei aspettato un minimo di più di serietà e di non cedere alle solite, sterili, polemiche basate su falsità. Polemiche che risultano ancora più tristi considerando anche che diversi dei firmatari di quella nota erano molto in arretrato nelle restituzioni, prima di uscire o essere espulsi dal Movimento”.

Anche a livello territoriale la situazione non è delle migliori. Nel Lazio, ad esempio, la consigliera regionale, Francesca De Vito, attacca: “Ufficiosamente, ‘non merito la fiducia del gruppo regionale M5S’ pertanto, all’esito di una triste riunione interna, non mi verrà riconfermata la vice presidenza” della XI Commissione Sviluppo economico e attività produttive. Questo perché, a sua detta, “mi è stato imposto più volte il silenzio su alcune questioni ‘roventi’, decisione che, per coerenza con me stessa, non ho assecondato”.

L’obiettivo è Roberta Lombardi: “Rispetto e fiducia negate a me si continuano invece a dare all’attuale assessora Lombardi malgrado gli ‘accordicchi’ che da sempre ha portato avanti col Pd su Roma, fino a proporre primarie congiunte e mai nascondendo la sua ostilità nei confronti della sindaca Virginia Raggi”. Il clima del mondo pentastellato, insomma, rispecchia bene il meteo: sereno variabile, con possibili rovesciamenti. E quelli, nel M5S e dintorni, non mancano mai.
Il Ponte sullo stretto spacca i Cinque Stelle

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