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Il partito di Conte, stavolta si fa (ma quanto dura?)

GIUSEPPE CONTE

Nel balletto delle alleanze e delle ricerche di nuova identità politicafea che riguarda quasi tutti i principali partiti politici fatta eccezione per FdI, sembra essersi fatta strada la possibilità concreta che Giuseppe Conte stia lavorando alla creazione di una sua forza politica.

Conte – la scuola di partito

Qualche settimana fa, quando il leader del Movimento Cinque Stelle ha presentato il suo progetto di una scuola politica di partito, in molti vi hanno visto l’opportunità per far confluire grandi figure del mondo culturale, imprenditoriale e sociale di area cattolica e di centrosinistra nel movimento, in modo da dare a Conte la possibilità di allargare la sua base di consenso ed operare forse un definitivo cambiamento per l’area pentastellata. “Cercheremo di aprire questi corsi a tutti i cittadini, sarà un laboratorio politico per condividere idee sulle politiche pubbliche e la crescita sociale e culturale della nostra società”, aveva detto Conte (riportato da ItaliaOggi) cercando anche di smarcare definitivamente i militanti cinque stelle dalle tante accuse di essere candidati improvvisati e con poca conoscenza della politica e della ‘cosa pubblica’.

Conte – nuova struttura nuovo simbolo

Dopo aver aperto una nuova sede a Roma e dopo aver cambiato lo Statuto, rendendo il M5S a tutti gli effetti un partito, sembrerebbe che passate le amministrative Giuseppe Conte abbia intenzione di procedere anche ad un restyling grafico del logo. Il cambio è sicuramente motivato dal crollo del M5S nei sondaggi, ma anche dalla diatriba interna che vede coinvolti gli eredi del defunto fondatore Casaleggio, autore del logo, che hanno diffidato Conte dall’utilizzo dello stesso. Così, sembrerebbe che il nuovo simbolo dovrebbe riportare la scritta “ConTe Presidente”, per dare ancor più risalto alla leadership del leader. Sul tema, fonti giornalistiche assicurano che ci sia anche piena sintonia con il fondatore Beppe Grillo. Il Movimento, in vista delle elezioni amministrative di giugno e siciliane in autunno, sta operando anche una ristrutturazione sui territori, arrivando a definire proprio in questi giorni tutti i nuovi referenti regionali e locali.

ConTe

Agli inizi di febbraio del 2021, quando ancora si discuteva di un possibile Conte ter e prima dell’insediamento del governo Draghi, un sondaggio Sole24Ore-Winpoll dava un possibile partito di Giuseppe Conte intorno al 16,5% e dati simili arrivavano dalla Swg, mentre altri istituti collocavano il gradimento intorno al 10%. In sostanza, comunque percentuali più che rilevanti, sicuramente anche influenzate dal grande sforzo di comunicazione e azione che aveva accompagnato il Conte del governo giallo-rosso: di fronte al malessere accentuato nel campo del centrosinistra, Conte rappresentava una fonte di cambiamento che impensieriva sia Pd che M5S. Di ieri, invece, gli ultimi sondaggi Swg: l’intero M5S è stimato al 12,6%, ancora in calo di consenso, malgrado le posizioni su guerra ed armamenti sostenute da Conte e volte principalmente al recupero dei consensi persi; a febbraio del 2021, era invece accreditato di un 15,8%.

Tuttavia, alle amministrative del 12 giugno Conte non andrà con il proprio nome sul simbolo (il M5S non ha un solo candidato sindaco in tutta Italia e si limita ad appoggiare per lo più quelli del Pd), per cui sarà difficile per il momento capire di quanto consenso davvero goda. Ma il percorso appare chiaramente tracciato.

Conte tra Salvini, Pd e Art1 MdP

Le attuali posizioni politiche di Conte lo hanno in parte riavvicinato al vecchio (nuovo) alleato di governo Matteo Salvini (alle prese con il suo calo di consenso e con la rottura sempre più manifesta nella coalizione di centrodestra), ma anche alla sinistra di Leu MdP Articolo1. Su questo fronte, alcuni analisti hanno ipotizzato anche una possibile futura fusione. Una nuova formazione politica nascente potrebbe trovare una collocazione intorno al 15%, sempre che tutti gli esponenti del M5S fossero ben predisposti e non preferissero invece un ricollocamento nel centrodestra o di ben altra natura. Di sicuro, lo scenario è fluido e i rapporti con il Pd soffrono la linea ‘pacifista’ e di critica al governo Draghi più volte manifestata da Conte. Un’alleanza con la sinistra della coalizione, potrebbe forse dare un maggiore potere di contrattazione ad entrambi i partiti, tuttavia è al 12 giugno che oramai tutti guardano (da centrodestra e da centrosinistra) per capire davvero il peso delle forze in campo. Alla finestra, in parte taciturno ma sempre attento, rimane il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ben consapevole della sua responsabilità e del suo ruolo nel futuro del movimento.

@L_Argomento

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