Il Movimento è un vascello fantasma. E tutto può succedere.

Il Movimento è un vascello fantasma. E tutto può succedere.

Oggi il primo partito italiano non ha un leader, una sede, una piattaforma di iscrizione. Chi lo guida?

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Il Movimento è un vascello fantasma. E tutto può succedere.
La pentola M5S è in ebollizione. La rifondazione non è ancora partita, anche se il leader in pectore Giuseppe Conte annuncia che è tutto definito, ma soprattutto non arrivano quelle risposte che un pezzo (consistente) di truppe attende ormai da mesi.

Ci sarà o meno la deroga al tetto dei due mandati? Quale piattaforma sostituirà Rousseau? Chi decide la linea del Movimento?

Tutti interrogativi a cui l’ex premier dovrà dare soddisfazione. I suoi interventi pubblici stanno aumentando giorno dopo giorno, dal Superbonus al lancio del nuovo progetto (a maggio, però), fino all’ultimo, una puntura di spillo alla Lega e Matteo Salvini. Ma quello che realmente chiedono i suoi in questa fase è ‘governare’ i gruppi.

L’ultimo episodio riguarda il Pnrr. O meglio, le insofferenze sulle risorse destinate al Mezzogiorno nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, che in un’assemblea dei gruppi, alla vigilia delle comunicazioni di Mario Draghi alla Camera, i parlamentari eletti al Sud ritengono “insoddisfacenti”, al punto da far capire di ‘voler riflettere’ sul da farsi in vista del voto sulle risoluzioni di maggioranza a Montecitorio e Palazzo Madama. Un campanello d’allarme subito compreso da Luigi Di Maio, videocollegato da Dubai con i colleghi anche se in missione diplomatica: l’ex capo politico, riferisce chi ha partecipato alla riunione, ha spento gli ardori con un intervento deciso.Il segnale è comunque forte e chiaro.

Da settimane i portavoce Cinquestelle stanno provando a far capire ai piani alti che il tempo sta pericolosamente scandendo. Il malcontento monta, anche solo per i frequenti contatti tra quello che dovrà diventare il loro leader e i vertici del Pd.

“Ascoltare Letta dire, in televisione, che sente Conte quasi tutti i giorni, mentre non risponde ai nostri messaggi è assolutamente controproducente. Per Conte”, si sfoga un parlamentare della ‘vecchia guardia’. Indispettito anche dallo sviluppo del dibattito interno, che a suo modo di vedere si è ridotto a una contrapposizione tra due ‘blocchi’: quelli con due legislature sulle spalle contro quelli alla prima esperienza.

“Non è così, o almeno non è solo quello che non funziona”, ci tiene a specificare la fonte.Nel frattempo i giorni passano e le incertezze si moltiplicano. Soprattutto in vista delle prossime elezioni amministrative. Perché i potenziali alleati vanno avanti per la propria strada, indicendo le primarie, mentre i Cinquestelle sono ancora bloccati al punto di partenza. L’unica certezza è – almeno sulla carta – la candidatura di Virginia Raggi a Roma.

Anche se i dubbi sull’attuale sindaca non si sono mai spenti del tutto.

E poi ci sono i nodi Beppe Grillo e Rousseau. Dopo il video in difesa del figlio Ciro, ‘L’Elevato’ è sparito dai radar pubblici ma aleggia sul futuro del ‘neo-Movimento’: da Conte in molti si aspettano il colpo di reni che costringa il garante a fare un passo di lato, ma senza abbandonare la sua ‘creatura’.

L’impresa non è impossibile, ma tutt’altro che facile. Infine, c’è il nodo della piattaforma. Davide Casaleggio non molla la presa e aspetta che l’ex ‘avvocato del popolo’ mantenga la promessa di saldare i debiti, intanto la lista degli iscritti non è ancora nelle mani dei vertici M5S. Peraltro, nelle truppe parlamentari c’è malumore per l’impegno preso pubblicamente da Conte sulle restituzioni, perché – spiega una fonte bene informata – “quelli sono accordi con i singoli parlamentari, mica con il Movimento”.

Nel frattempo Rousseau prova a riorganizzarsi, salutando e ringraziando gli ormai ex referenti. Tra questi ci sono attuali membri di governo, come i sottosegretari Manlio Di Stefano, Anna Macina e Barbara Floridia.

O anche la vice presidente del Senato, Paola Taverna, il capo staff di Raggi in Campidoglio, Max Bugani, o parlamentari come Vittoria Baldino, Francesco Berti e Susy Matrisciano.

L’associazione cambia strada definitivamente verso un futuro che “sarà uno spazio di confronto e di offerta politica laico, trasversale e aperto a tutti quei cittadini che intendano portare avanti le proprie battaglie all’insegna del civismo inclusivo”.

Ma la sensazione che presto si trasformerà in un competitor politico, nel Movimento, diventa sempre più forte.
Il Movimento è un vascello fantasma. E tutto può succedere.

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