Il momento dei liberali europei. Cuomo: “Noi ci siamo”.

Il momento dei liberali europei. Cuomo: “Noi ci siamo”.

Articolare l’iniziativa di una nuova piattaforma dedicata ai liberali europei, ecco la sfida

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Il momento dei liberali europei. Cuomo: “Noi ci siamo”.
“Liberali, che storia”, potrebbe essere l’esclamazione di un momento di aggregazione del mondo Liberale, da un Liberale.
La storia non è stata mai generosa con loro, sono stati come le anime del purgatorio, raffigurate con metà del corpo nel fuoco e le mani rivolte verso l’alto, una volta sono più su e una volta sono più giù, però una cosa è certa, non si estingueranno mai poiché sono non infiammabili.

Sono invitati ad un dibattito difficile ma vitale per tutti quanti loro,
dove la parola impossibile non deve essere una regola ma una sfida, deve essere un momento di verità. C’è da rimboccarsi le maniche e lavorare.
Si continuano a leggere sui social articoli e pensieri che ricordano quello che il glorioso Partito Liberale è stato e ha fatto ma è il passato.
La gente li dovrà valutare, invece, su quello che faranno oggi e faranno in futuro, per loro, per le piccole botteghe, per le partite iva, per le piccole e medie imprese.
Insomma dovranno trovare quella sintonia umana con il loro elettorato e non, da convincerlo a tornare a votare per un Partito Liberale.

A Napoli abbiamo ereditato un governo mummificato, 10 anni De Magistris sono bastati per far dimenticare le giunte Bassolino e Iervolino, e allora anche qui i liberali dovranno contribuire nel riuscire a mettere in movimento questa città.
Dovranno misurarsi sul campo politico ed essere credibili anche nei confronti di quegli amministratori locali che si sentono orfani di una casa e un Partito Liberale potrebbe essere, per loro, una giusta opportunità, oggi più che mai.
Se vogliono essere, devono essere diversi da quelli che sono stati sino a ieri. Se vogliono competere e vogliono dare forza ad un nuovo Partito Liberale, l’atteggiamento deve essere di apertura, anche Europeo.

Un partito vive sulla quantità di decisioni che si prendono in un contesto di trasparenza e di programmazione, in base all’organizzazione che si è data al suo interno, non dalle chiacchiere che si producono.
Il vero successo di un Movimento non è nascosto nel Frankestein di turno, scelto tra pochi o tra tanti, di questo o di quel partito, non è nascosto solo nei risultati elettorali, non solo nelle idee che rappresenta ma in quanto esso possa riuscire e riuscirà a fare nella differenza della vita degli individui in generale, anche se non appartenenti al proprio elettorato, contro la ipocrisia dilagante, con la consapevolezza di non aver profuso tutte le energie in esclusiva di una singola battaglia ma considerando quella stessa esperienza come inizio di un percorso, senza scrivere la parola fine.

Nel 2017 si è avuto il più alto crollo di investimenti infrastrutturali, dell’edilizia, l’Italia è paralizzata ma non dal 2017.
Le autonomie locali si deve decidere cosa vogliano rappresentare per i Liberali, come e dove si vogliono collocare su questi temi, la riforma delle provincie ha creato nuove precarietà, si hanno livelli istituzionali che mantengono competenze e non hanno un euro per fare la manutenzione di un edificio scolastico, di una viabilità montana.
Ecco, i Liberali dovrebbero impossessarsi di questi temi, devono avere il coraggio di reagire, non possono far finta di non vedere problemi come questi: c’è la giustizia e un piano per il Sud, i Liberali devono essere attori.

Devono essere capaci di intercettare le giuste esigenze, decodificarle. Possono realizzare politiche sociali, politiche scolastiche, politiche fiscali in Europa, politiche per i giovani: le risorse, le menti esistono, devono avere solo il coraggio e la competenza di farle emergere, valorizzarle e riunirle.

Se è vero che sono le piccole e medie imprese a creare lavoro, si deve far comprendere che dove esiste impresa e c’è un profitto, non è detto che ci debba essere un profittatore. Se si dovesse riuscire a risollevare la qualità di queste imprese, queste stesse saranno l’ammortizzatore sociale per le nuove generazioni, non lo Stato, come immaginano alcuni movimenti con il Reddito di Cittadinanza, fallito nella sua natura.
Se si avesse il coraggio di parlare e dimostrare che dirottare meno di un terzo del reddito di cittadinanza, tre mld di eur, sulle imprese, dal nord al sud, si possa dare ai nostri 200mila giovani (il numero di giovani che ogni anno sono costretti a lasciare i loro territori ed emigrare) una speranza e, forse radicato un Partito Liberale, l’economia darebbe il giusto contributo in termini finanziari e di occupazione , il mercato del lavoro che in questi ultimi tempi è sotto dimensionato avrebbe la possibilità di rivedere positivamente i conti del Bel paese.

O si ha il coraggio di essere in strada e parlare dei sentimenti della gente comune, in maniera chiara e non imbarazzata, o sarà veramente la desertificazione dei Liberali, a favore di movimenti fatui.

Allora penso che si debba immaginare ad un Partito Liberale moderno che non si allontani dall’individuo, dall’uomo, con il suo carico di sofferenza, di sentimenti, di speranze.
I Liberali dovrebbero tornare a fare politica e l’essere immobili o assenti li fa allontanare dal loro obiettivo, dal loro elettorato, dimenticando la realizzazione di un programma Politico di medio periodo, poiché lavorare alla giornata, anche in questo caso, li allontana dall’obiettivo comune.

Risorse liberali che presumono la sofferenza eterna di Einaudi, Croce e addirittura di Malagodi dimenticando quanto da lui scritto in un libretto intitolato Libertà Nuova, dove evidenziava la profonda e radicale differenza tra i Liberali e i conservatori, definendoli, questi ultimi, “Liberali oligarchici” e, pur ritenendo del tutto naturale che alcuni Liberali sentano fortemente il senso di conservazione, evidenziava l’esistenza di Liberali che si decorano del nome di liberali ma Liberali veramente non sono poiché egoisti: sono cioè Liberali per se e per pochi amici, senza comprendere la libertà della massa.
E aggiunge lapidario: io non credo nel liberalismo oligarchico ma nel liberalismo democratico e termina con una chicca: “lo accettino o meno, i Liberali oligarchici sono dei razzisti, non della pelle ovviamente”.
Insomma, non ci si rende conto che sono state le troppe chiacchiere a far male agli stessi Liberali.

La destra e la sinistra non sono rappresentate solo dalla Lega o dai FDI, o dal Pd ma da una serie di elettori traditi, moderati, illusi, senza una casa. Da qui il lavoro di un nuovo gruppo dirigente Liberale, pronto a raccogliere le giuste risorse per alimentare un nuovo partito, cercando di riunire i giusti Moderati che mal convivono, tutelando il più possibile il paese e le risorse reali che hanno dato e danno lustro al Pil del paese.

Non è mia intenzione fare una battaglia di testimonianza per essere capace di contribuire nel costruire un futuro quanto più congeniale ad una forza Liberale come quella che i Liberali devono rappresentare.
Ho sempre scelto il lato della idealità e con orgoglio ho sempre mal sopportato le persone dalle mani tese. I tempi, le modalità e le forme di partecipazione, alla vita pubblica, sono radicalmente cambiate.
Bisogna, anche in politica, allinearsi alla mentalità e alla attualità dei costumi e dei mezzi: Nella prima repubblica i Liberali sono stati il termometro, con il Cavaliere il Moment e spesso il Valium, oggi dovrebbero essere qualcosa di forte, stimolante.

Dobbiamo giustamente credere nell’eredità che i padri Liberali hanno offerto alla storia ma si deve realizzare che oggi la storia è la sopravvivenza quotidiana del terzo millennio, dei nuovi 5 milioni e più di poveri, delle partite IVA alle quali viene negata la dignità, delle libere professioni ancora sotto la gabella degli albi professionali, dei problemi genitoriali, della sicurezza personale, di poter offrire un diritto all’oblìo per problemi finanziari, causati anche dallo stesso Stato, ridando così la giusta serenità ad un padre di famiglia, ad un libero professionista, un artigiano, un piccolo imprenditore, e poter contribuire alla stesura di un Next Generation Italia.

I Liberali devono essere consapevoli che se non ci si impadronisce dei problemi dei territori, del paese, altri partiti riusciranno ad impossessarsi di questi bisogni di un elettorato allo spasimo, pur avendo in casa loro problemi di nome, di identità, di segretari, di allocazioni.
I Liberali devono riuscire a prendere la titolarità della Politica, devono essere consapevoli che la rivoluzione liberale potrebbe essere presa in carico da altri e non dai liberali stessi e non perché assenti, come tentano oggi un Calenda o un della Vedova & C.

E se i Liberali non possono essere nell’immediato una forza di governo, devono e possono essere una forza di testimonianza.
Insomma, è anche giusto emozionarsi davanti alla lettura di un pensiero di Adam Smith o di Popper, di Croce o di Hayek ma diventa più una emozione-una nostalgia prostatica che una emozione politica dove il problema è come superare la sopravvivenza del fine mese, come salvare i conti pubblici, come migliorare la vita quotidiana individuale anche sotto il profilo della sicurezza.

Hanno certamente dimenticato il senso di squadra, dimenticato che non esiste un primo ed un secondo tempo, meglio ancora deve esserci quella consapevole necessità di abbandonare il ruolo di arbitro fuori del campo, quindi, un invito ad evitare critiche autodistruttive, confidando, invece, nelle critiche che possano essere per un Partito Liberale, di costruzione.
E solo allora che tutti possono avere il ruolo di protagonista del cambiamento.
Ancora una considerazione, una risorsa Liberale, un giovane, non si iscrive ad una corrente, si iscrive in una comunità e la nostra comunità non ha un nome e un cognome, si chiama Partito Liberale ed essere Liberale, nella nostra comunità, non è un aggettivo ma un sostantivo, lo si ricordi anche negli atteggiamenti.

I liberali hanno una identità di partito, ma quale sarà questo partito capace di creare entusiasmi collettivi?
Abbiamo tutti idee e sentimenti potenziali, che passeranno, dalla potenza all’azione, solo se arriva chi ce li risveglia.
Uno dei termini più abusati, ultimamente, “io sono liberale” , “noi siamo liberali”.
La liberalità parte dalla uguaglianza delle opportunità, non dalla uguaglianza degli esiti, quello lo chiameremo socialismo e in questi ultimi anni di opportunità sono state offerte troppe volte, ultimamente il ministro Di Maio, del 5 stelle, si è dichiarato liberale. Un ministro “audace”.

Einaudi scriveva che il problema liberale sarebbe stato tra l’esistere uniti o scomparire.
Se i Liberali sono convinti delle potenzialità politiche che la loro Rivoluzione Liberale può portare, se fossero realmente convinti che insieme possono sconfiggere un immobilismo politico ed una incompetenza politica, se sono convinti che oggi può esserci ancora spazio per una politica Liberale dei territori, a contribuire ad una politica del “fare”, è certo che nel prossimo decennio i liberali ritorneranno ad occupare gli scranni del nostro parlamento e le amministrazioni locali.

Al contrario, il mondo liberale sarà uguale alla città di Zora, di calviniana memoria nel suo “le città Invisibili”. Zora obbligata a restare immobile ed uguale a se stessa per essere meglio ricordata e scivolare verso un lento declino mentre, venendo ai liberali, altri movimenti potrebbero proporre politiche a loro favorevoli.

Oggi bisogna gestire il cambiamento e la velocità del cambiamento, senza pregiudizi, senza arroganze.

Ricordo che sempre Calvino scriveva: la nostalgia è un pessimo affare.

Qualcuno, tra i Liberali, vorrebbe rappresentare il mugnaio quando a Federico di Prussia rispose c’è un giudice a Berlino, per il giusto sopruso. Se i liberali vogliono cambiare il loro destino, devono cambiare loro stessi, il loro approccio alla Politica.
Se vogliono essere un risultato di una operazione aritmetica, non devono attendere che le cose accadano ma devono essere gli artefici perché accadano.
Iniziamo e approfittiamo di una casa liberale esistente per riunirci, confrontarci, poi decideremo come proseguire il percorso ma l’importante è abbandonare la nostalgia ed i protagonismi.

Le basi per realizzare una rete di pensiero esistono tutte, oggi il Partito Liberale Europeo può rispondere: ci siamo.

Il momento dei liberali europei. Cuomo: “Noi ci siamo”.

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