Il M5S diventerà Lega Sud

Il M5S diventerà Lega Sud

I sondaggisti concordano: il partito di Conte crollerà nel centronord ma manterrà forza nel meridione

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Il M5S diventerà Lega Sud
Scommetto una birra con chi ci sta: i risultati delle elezioni, il 5 ottobre, stupiranno tutti. Saranno andate diversamente da come indicano i sondaggisti, anche perché vi rivelo qui un segreto: tutti i sondaggisti sbagliano. Perché sondano male. O meglio: sondano un campione non valido.

I sondaggi e i media si sono concentrati nel corso della campagna elettorale sul voto nelle grandi città e continueranno probabilmente a farlo dopo i risultati. Questo però, anche se comprensibile, non è del tutto giustificato. Infatti, come si sa (lo sanno bene anche i direttori dei giornali e delle televisioni), le elezioni avranno luogo non solo a Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna, ma anche in un totale di 1.349 comuni. Oltre alle 5 grandi città menzionate, 6 di questi hanno più di 100.000 abitanti e 14 sono capoluoghi di provincia.

La vittoria probabile del centrosinistra (quantomeno secondo i sondaggi) forse in tutte le grandi città, non può far dimenticare il resto dei risultati ed è solo conoscendoli tutti dopo il voto che si potrà avere un quadro complessivo della situazione: anche se parziale, dato che si vota comunque solo in una parte del paese e che si tratta di consultazioni amministrative. Elezioni le cui regole e motivazioni di voto – spesso dirette più alla persona del candidato sindaco che alla preferenza di partito – sono assai diverse da quelle adottate per le elezioni politiche.

Ma non si dice gatto se non ce l’hai nel sacco. E, di conseguenza, sarebbe presto (o forse inopportuno) da parte del centro sinistra per cantar vittoria. Difatti, non vi è nessuna certezza che i risultati di elezioni regionali importanti, ma comunque parziali, diano indicazioni sui possibili esiti delle elezioni politiche che potrebbero aver luogo fra un anno e mezzo, un lasso di tempo che rende ogni previsione impossibile o semplicemente espressione di desideri. D’altra parte, è successo più volte in passato che i risultati di amministrative e politiche successive fossero decisamente contrastanti.

Il M5S appare in forte calo rispetto alle politiche del 2018 (32%) e alle europee del 2019 (17%) e in molti comuni (anche in centri importanti come Caserta o Benevento e diversi altri) non ha nemmeno presentato liste. Conte afferma che questo non è un test valido, volendo in tal modo proteggersi dai possibili cattivi risultati.

Ma è facile rilevare che mentre il M5S ha ancora un qualche peso rilevante nel Sud – a Napoli c’è anche il solo accordo importante fra Pd e M5S per l’elezione del sindaco e a Roma Raggi mantiene (secondo i sondaggi) un numero relativamente importante di voti potenziali – nel Nord, invece, la sua forza è minima ed in certi casi addirittura irrilevante.

Il M5S vive una notevole crisi (e una conseguente trasformazione anche nelle sue scelte politiche) ma non è scomparso: dal punto di vista del seguito elettorale, pur mantenendo un numero di consensi relativamente significativo, si è però decisamente meridionalizzato. Ma come reagirà la leadership (e la base) dei 5stelle allo sfavorevole risultato emerso dalle urne e al nuovo assetto del suo elettorato? Manterrà le scelte emerse negli ultimi mesi, con la partecipazione al Governo?

D’altra parte, il suo principale alleato, il Pd (il cui segretario, Letta, uscirà probabilmente molto rafforzato nella sua posizione), dovrà rendersi conto che, se il M5S resta un partner necessario nel Sud del paese, a Nord (come anche nel collegio toscano ove lo stesso segretario si presenta) sono gli elettori di centro che servono per provare a non perdere a livello nazionale.

Con la legge elettorale vigente nei collegi uninominali, Letta deve essere in grado di trovare alleanze a geometria variabile, come ha già fatto in alcuni contesti in queste amministrative. E i risultati di Calenda a Roma devono necessariamente spingere il PD a queste diverse partnership, che però non possono essere le stesse dappertutto. È grazie a questa flessibilità delle alleanze che, sia pure con tutt’altri equilibri e protagonisti, Berlusconi riuscì a vincere nel 1994 e dopo.

I risultati delle amministrative conteranno però molto anche per le forze politiche del centrodestra e per la loro traballante alleanza, in certi casi (e da alcuni) accettata obtorto collo (a Isernia, ad esempio, Lega e FI presentano un candidato e FdI un altro). Anche qui appariranno con tutta verosimiglianza le differenze fra il Nord, dove è difficile (ma non impossibile) che FdI sorpassi, per esempio, a Milano la Lega, come è difficile che la Lega sia più forte del partito di Giorgia Meloni al Sud di Firenze.

Se questo sarà il caso, (e se il candidato personalmente sponsorizzato da Salvini a Milano sarà, come i sondaggi disponibili sin qui continuano a suggerire, sonoramente sconfitto) significa una ulteriore battuta d’arresto per il segretario del Carroccio e in particolare per il suo progetto della Lega nazionale. Il che non potrà certo non mettere in questione (come è già successo in questi giorni in occasione della disputa sul green pass) non tanto il suo ruolo, quanto piuttosto la linea da lui impressa al partito, rafforzando ulteriormente l’ala anti-populista o filo-bavarese, se si preferisce della Lega del Nord-Est.
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