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Economia

Il gas in Adriatico? Può aspettare. E gli altri si organizzano

Da un lato la burocrazia italiana, dall’altro l’operatività di Israele ed Egitto che raggiungono un accordo per esportare gas in Europa

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Mentre l‘Italia fatica a sbrogliare la matassa delle perforazioni in Adriatico a caccia di gas, Egitto e Israele raggiungono un accordo per esportare più gas in Europa. Lo ha annunciato il direttore generale del ministero dell’Energia Lior Schillat. In questo modo i due paesi mediterranei mettono una seria ipoteca sul nuovo e fruttuoso business legato al gas e lo fanno all’indomani della crisi energetica con la Russia, che ha ridisegnato scenari e alleanze.

Più gas

Da tempo il ministro israeliano dell’energia Karin Elharrar aveva sottolineato che Israele “sfrutterà appieno” l’opportunità nel mercato energetico offerta dalle sanzioni europee alla Russia per l’invasione dell’Ucraina. E così è stato. Secondo i termini dell’intesa, nata lo scorso novembre, Gerusalemme e Il Cairo hanno dinanzi una vera e propria autostrada da percorrere, in virtù di giacimenti copiosi come Leviathan e Zohr, a cui potenzialmente si potrebbero aggiungere quelli a Cipro. Al momento l’Egitto ha due impianti di liquefazione del gas ed è in grado di esportare gas in Europa, dove ci sono i rigassificatori necessari. L’intervento di Israele per superare la crisi energetica quindi, sarebbe fondamentale, perché aggiungerebbe strategia e tecnologia ad un vantaggio oggettivo dato dalla consistenza dei campi presenti nel Mediterraneo orientale.

Boicottaggio

Chi si sta mettendo di traverso a questo piano è la Turchia, che non avendo alcun diritto nelle acque del Mediterraneo e dell’Egeo, prova a giocare al rialzo con i players coinvolti, così come fatto sulla partita per l’adesione alla Nato di Svezia e Finlandia. In questa direzione vanno le dichiarazioni d’amore che partono da Ankara alla volta di Gerusalemme, ma che il governo Bennett prende con le pinze, non avendo dimenticato l’appoggio turco alla causa iraniana.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, quindi, punta ad una possibile cooperazione energetica con Israele con all’orizzonte un progetto per convogliare il gas israeliano in Europa. Erdogan ha parlato di grande disponibilità turca a “cooperare in progetti di energia e sicurezza energetica, la Turchia ha l’esperienza e la capacità per realizzare tali progetti, i recenti sviluppi nella nostra regione hanno dimostrato ancora una volta l’importanza della sicurezza energetica”.

Ma di contro, anche se il presidente israeliano Isaac Herzog ha fatto una visita storica ad Ankara nel marzo scorso per instaurare nuove relazioni, non mancano i punti critici dettati da una sfiducia verso il governo turco, capace di cambiare posizione rapidamente e in maniera strumentale.

La forza di Gerusalemme

Al di là delle sue relazioni con Ankara, appare evidente che Gerusalemme si trovi in una posizione di forza in questa partita: Ue e Usa hanno da temo raggiunto la consapevolezza che la crisi energetica impatterà nel versante euromediterraneo almeno per un decennio, per cui la non più dipendenza dal gas russo sarà una ghiotta occasione per Israele, a cui serviranno infrastrutture come il gasdotto Eastmed per inviare più gas in Egitto e poi in Europa.

@L_Argomento

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