Il Fatto in ritardo sull’Amara verità

Il Fatto in ritardo sull’Amara verità

Perché il direttore Travaglio decide di pubblicare solo ora i documenti che aveva in mano da mesi?

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Il Fatto in ritardo sull’Amara verità
É passato un anno da quando i verbali di Piero Amara furono consegnati ai ritenuti più importanti – e sicuramente più tendenti all giustizialismo senza sè e senza ma – cronisti giudiziari italiani, al“Fatto” e alla “Repubblica”. E sono passati circa sei mesi da quando il “Domani” ha fornito un primo assaggio.

Quei verbali sono gli stessi che il pm Paolo Storari consegnò in maniera perlomeno irrituale a un allora componente del Csm, Piercamillo Davigo, circa dieci mesi prima della loro diffusione anonima che adesso si attribuisce alla ex segretaria di Davigo stesso, Marcella Contraffatto, che avrebbe agito di testa sua per ragioni sinora ignote e imperscrutabili.

Aspettando però che Davigo lasciasse palazzo dei marescialli per andare in pensione.

Storari quei verbali scritti in word e non firmati dalle parti nel procedimento a sua volta li consegnò a Davigo dicendo che il suo capo non si decideva a iscrivere i nomi fatti da Amara nel registro degli indagati. Davigo per sua ammissione li fece conoscere ad alcuni membri della presidenza del Csm tra cui il procuratore generale nonché al presidente dell’Antimafia , il grillino Nicola Morra.

Poi uscirono a spizzichi e bocconi un po’ su tutti i giornali e la cosa in parte si sgonfiò. Storari che pensava a un rallentamento delle indagini da parte del suo superiore milanese Francesco Greco, e per questo dichiarò di averli consegnati proprio a Davigo che era amico suo , adesso è indagato come lo stesso Davigo e come anche Greco.

Di sicuro le “rivelazioni” clamorose di Amara odoravano di calunnia lontano un miglio. Questa fantomatica loggia Ungheria nessuno sa cosa sia, dove abbia sede e e se sia mai esistita.

I tanti nomi indicati e finiti nel tritacarne, a cominciare dall’altro consigliere del Csm, il magistrato Sebastiano Ardita, sono apparsi ictu oculi come parto della fantasia di questo avvocato. Che dice nei talk show di avere le registrazioni dei colloqui con i singoli appartenenti alla Loggia Ungheria ma che è ben lungi dall’avere fornito prove di riscontro.

Premesso tutto ciò, perché proprio oggi questi verbali escono nella loro interezza sul “Fatto” che un anno fa sedgnosamente rifiutò la pubblicazione? Ora che la cosa si è sgonfiata perché rigonfiarla?

Il “Fatto” fornisce a mo’ di excusatio non petita una serie di motivi che mica convincono tanto. Tra cui quello che adesso il segreto istruttorio sarebbe caduto essendo stati depositati i verbali di Amara in questione nel procedimento contro il pm romano Marco Mancinetti a Perugia finito con un proscioglimento e una conseguente imputazione di calunnia allo stesso Amara da parte di detta procura. Un po’ pochino per giustificare questa pubblicazione fuori tempo massimo ora che ad Amara sembra non crederci più nessuno.

Va invece notato che in questi stessi giorni che hanno preceduto la pubblicazione dei verbali integrali di Amara, si sono tenuti gli interrogatori – discordanti tra loro – dell’ex segretaria di Davigo al Csm, Marcella Contraffatto, e di un’altra sua assistente che avrebbe smentito lo stesso Davigo sul fatto che la segretaria pretesa  infedele non fosse stata a conoscenza del contenuto dei verbali al tempo che l’ex pm di mani pulite se li teneva in un cassetto del Csm.

Con questa pubblicazione il “Fatto”, di fatto – se si perdona l’involontario gioco di parole – sposta l’attenzione del lettore sprovveduto dalla luna, Davigo, al dito, i verbali di Amara.

E questo – usando la logica del sospetto tanto cara al direttore, ai redattori e ai lettori di quel giornale – ha tanto il sapore del classico “aiutino” a un vecchio amico.

Che poi uno come Davigo abbia bisogno di simile ipotetico “aiutino” è tutt’altro discorso: sempre invitato nelle tv in assenza di contraddittorio sembra cavarsela benissimo da solo a fugare da sé ogni sospetto ributtandolo addosso al procuratore capo di Milano.

Che ha avuto sinora l’unico torto di essersi comportato come un magistrato più attento al proprio ruolo istituzionale che a entrare in competizione in questa ormai assurda caciara.
Il Fatto in ritardo sull’Amara verità

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