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Il distretto di Prato dà il buon esempio all’Europa

Moda ed economia circolare sono la chiave del successo

Il distretto di Prato dà il buon esempio all'Europa

Il distretto di Prato dà il buon esempio all’Europa
Nel percorso verso l’economia circolare dettato dall’Unione europea, l’Italia ha la fortuna di giocare in casa. Anche il tessile, infatti, alla pari dell’elettronica o degli imballaggi, è tra le principali catene del valore su cui l’Unione ha impostato il suo ambizioso piano d’azione considerando che anche nel tessile si buttano nella spazzatura parecchi miliardi di dollari.

Secondo la Fondazione Ellen MacArthur, ogni anno i consumatori mandano in fumo 460 miliardi di dollari buttando nella spazzatura vestiti che hanno indossato solo una manciata di volte. Questo fino all’arrivo del Covid-19 che si è abbattuto sull’intero comparto con l’irruenza di uno tsunami: McKinsey prospetta per il 2020 un crollo dei profitti globali pari al 90%, indicando l’Europa come la zona più in difficoltà viste le vendite in calo del 22-35%.

Ora più che mai la moda è costretta a ripensarsi in fretta, abbandonando il modello lineare (produci, consuma e butta) e abbracciando il paradigma dell’economia circolare, in cui i capi vengono progettati nell’ottica di essere riparati, riutilizzati o riciclati”, spiega Francesca Rulli, proprietaria del marchio 4sustainability® che garantisce l’autenticità del percorso delle aziende della filiera moda verso la sostenibilità.

Sarà una transizione epocale, ma noi Italiani partiamo avvantaggiati perché un campione di economia circolare ce l’abbiamo in casa: è lo storico distretto tessile di Prato”, continua Rulli. Con 2mila imprese e oltre 15mila addetti, è il polo più grande d’Europa e resta il vero motore economico di territorio.

Nel solo 2019 ha raggiunto i 2 miliardi di dollari di export, cioè l’80% del totale provinciale (dati CDP – “L’economia toscana: le 5 eccellenze da cui ripartire”). Più volte il distretto pratese ha subito pesanti crisi, dal tracollo della domanda di lana negli anni Ottanta alla crisi finanziaria globale del 2009, fino al lockdown che ha costretto il 95% degli addetti a fermarsi. Ogni volta, però, ha reagito all’insegna dell’innovazione, della collaborazione di filiera e della sostenibilità ambientale.

Dal recupero di stracci a risorsa, dal riciclato alla moda di lusso: questo e tanto altro è il Distretto pratese

Questi esempi dimostrano in modo incontrovertibile che l’economia circolare non è un ideale ma una realtà”, commenta Francesca Rulli. “Affinché questi esempi virtuosi diventino sistema, però, serve un apparato normativo che li agevoli.

Attualmente accade proprio il contrario perché dal 2017 gli scarti di lavorazione tessile sono inquadrati come rifiuti speciali, il che porta con sé una serie di adempimenti molto onerosi soprattutto per le microimprese che, in Italia, sono l’assoluta maggioranza. Basterebbe qualche piccola modifica al Testo Unico Ambientale per spianare la strada a chi lavora con serietà per il recupero e il riciclo dei materiali”.
Il distretto di Prato dà il buon esempio all’Europa

Shortlink:  https://bit.ly/2SGMHcW

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