Il centrodestra vuole vincere o perdere le elezioni?

Il centrodestra vuole vincere o perdere le elezioni?

I tanti errori e le improbabilità dei candidati del centrodestra sembrano quasi avere una natura volontaria

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Il centrodestra vuole vincere o perdere le elezioni?
Perché il centro destra sembra indifferente alla vittoria nella tornata elettorale amministrativa? Forse è solo un’impressione di settembre come quelle cantate dalla Premiata Forneria Marconi in
tandem con Fabrizio de Andrè in un indimenticabile concerto ritrasmesso qualche settimana fa dalla Rai.

Tuttavia già la scelta dei candidati “signori nessuno” o peggio magistrati che hanno esercitato nello stesso distretto in cui pretendono di venire votati qualche dubbio lo fa venire.

A Milano mancano i fondi, a Roma manca lo stesso candidato nei confronti elettorali e a Napoli manca la Lega che dopo avere raccolto insieme ai radicali le firme per i referendum sulla giustizia che dovrebbero nelle intenzioni riequilibrare il potere super aggressivo dei pm d’assalto si trova in non poco imbarazzo a doverne sostenere uno.

Per giunta scelto da Fratelli d’Italia. In Calabria in compenso c’è un forzista già membro della commissione antimafia che propone di delegare a quest’ultima la scelta dei candidati presentabili o meno, delegando al grillino ribelle Nicola Morra il ruolo di capo dei “guardiani della rivoluzione” in stile Iran.

Un “quisque de populo” si potrebbe domandare: ma allora volete perdere facile?

La sindrome sembra assimilabile – in un paese in cui il paragone calcistico trionfa sempre – a quello delle squadre di serie A che fanno un super campionato una volta ogni decennio e che finiscono in Champions. Solo che poi non hanno i soldi per fare una campagna acquisti per tenere i due fronti di sfida l’anno seguente e spesso finiscono per fare una magra figura sia in campionato sia in coppa semplicemente perché non hanno risorse umane tali da potere gestire due o tre partite a settimana per nove mesi.

Ecco vincere a Roma o a Napoli – nelle situazioni date – non è esattamente come centrare la combinazione del Superenalotto. Anzi sembra più un concorso a premi alla rovescia in cui chi vince si prende sulle spalle tante di quelle responsabilità e di quei problemi irrisolti, che – come si dice in romanesco post moderno – “la metà basta”. Ergo si torna al sospetto iniziale o “impressione di settembre” che dir si voglia.

“Carmina non dant panem”, dicevano i latini. E le velleità propagandistiche dei partiti nemmeno, almeno a livello locale.

Le elezioni amministrative comunali ormai non solo non assicurano di servire come da apripista per quelle politiche successive ma rischiano anzi di tirare il freno a mano dei consensi acquisiti con quei sondaggi – veri o più spesso addomesticati – che si sono costruiti con un paziente lavoro di immagine per mesi o anni. Amministrare città come Roma, Milano, Napoli o Reggio Calabria in realtà è come partecipare a duelli da “Mezzogiorno di fuoco”.

E qualora se ne esca impiombati – perdenti – si sotterrano i cadaveri non soltanto dei singoli sindaci o degli esponenti politici cittadini ma quelli di un’intera classe politica di un partito. Ecco perché a questa tornata elettorale – sarà un caso? – ma i candidati del centro destra sembrano tutti dei vuoti a perdere.
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