Politica

I paletti di Fdi e le nuove fughe da Forza Italia

I prossimi appuntamenti del centrodestra: si inizia mercoledì alla Camera con il primo vertice di tutti gli alleati

GIORGIA MELONI POLITICO

La scelta della sede istituzionale (la Camera dei Deputati) non è affatto casuale: Fratelli d’Italia non vede di buon occhio di caminetti in villa o le sedi per così dire personali. Per cui ha caldeggiato il Parlamento come luogo dove iniziare a dibattere dei temi salienti in vista delle urne di settembre: premiership e divisione dei collegi. Mercoledì prossimo si riunirà il centrodestra al completo proprio per sancire l’ufficialità di decisioni e strutture.

I nodi sono i soliti: secondo Fdi la regola in voga sin dal 1994 deve essere rispettata, ovvero chi prende più voti può rivendicare la premiership. Era toccato a Silvio Berlusconi praticamente per tutta la durata dell’alleanza, era continuata anche nella famosa campagna elettorale “a tre punte” con Fini e Casini; e deve valere anche adesso.

La Lega per il momento non si esprime, consapevole che quando Salvini aveva superato il 30% rivendicava anch’egli un primato, ragion per cui volle far cadere il governo Conte. Oggi solo Forza Italia parla apertamente di un piano B, individuandolo in Antonio Tajani, numero due del Ppe che, a detta degli azzurri, rasserenerebbe l’assise europea.

Ma di fatto si tratta di schermaglie interne o a consumo dei media, perché la differenza di numeri è evidente: Fdi è stabilmente il primo partito con il 23%, la Lega segue al 16% e Forza Italia è data al 9%. E’come se a parti invertite l’Udc di Casini quindici anni fa avesse chiesto di esprimere il premier: Berlusconi avrebbe risposto con una gran risata.

Piuttosto si apre la ridda di analisi e proposte relativamente al programma di governo del centrodestra qualora dovesse vincere. Detto della postura internazionale filoatlantica e distante dalle commistioni grilline con la Cina (si dice per il tramite di Massimo D’Alema), il rapporto con gli Stati Uniti secondo Fdi è solido e idealmente stabile. Ovvero non cambierà la diffidenza verso la Cina. Il nodo è economico: come conciliare i nuovi paletti appena messi dalla BCE con la promessa berlusconiana di pensioni a mille euro? Questa la ragione alla base del disagio dei vari Brunella, Gelmini, Carfagna, Cangini a cui ne potrebbero seguire altri.

@L_Argomento

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