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I grillini ci riprovano sulla cannabis (dopo il referendum)

DEPOSITO DELLE FIRME PER IL REFERENDUM SULLA CANNABIS IN CASSAZIONE MANIFESTANTI CARTELLO MEGLIO LEGALE CHE CRIMINALE
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Il Movimento Cinque Stelle, frastornato al suo interno e alla ricerca di qualche tema identitario, torna su un vecchio cavallo di battaglia e rilancia la questione delle droghe leggere. Due giorni fa i pentastellati hanno organizzato l’incontro “Regolamentazione Cannabis – Il modello Canada”, a Palazzo Theodoli Bianchelli.

Meeting

Nell’occasione, Caterina Licatini, della commissione Difesa e del M5S alla Camera, nonché moderatrice dell’evento, ha osservato: “L’esempio della cannabis legale in Canada smonta i pregiudizi che in Italia ostacolano da anni i diritti e la sicurezza dei consumatori”. E ancora: “La tutela dei ragazzi deve essere bussola della buona politica: sappiamo che tutte le sostanze (dalle droghe all’alcol) possono essere dannose per i giovanissimi, ma alimentare la retorica delle droghe tutte uguali è controproducente”.

I precedenti

Non è la prima volta che i grillini “si appellano” alla cannabis, con l’alibi di spacciare i disegni sul tema per attività produttive. D’altronde, “il tema della canapa è sempre stato importante per il Movimento”, dice il capogruppo alla Camera Davide Crippa, aggiungendo: “nella scorsa legislatura abbiamo avviato un lavoro importante sulla filiera della canapa che molti, sbagliando, collegano solamente all’uso ludico-ricreativo mentre invece riguarda il sistema produttivo del paese”.

Crimi

A dicembre 2020, tramite il reggente Vito Crimi il Movimento arrivò a chiedere due modifiche alla Legge di Bilancio: la prima era la proroga del Superbonus al 2023, la seconda la liberalizzazione della cannabis. Come riportò allora un articolo de La Stampa, i 5 Stelle erano tornati alla carica proponendo un emendamento per regolamentare la vendita della cannabis light dopo che l’anno precedente una analoga proposta era stata stralciata.

Il fallimento del referendum

L’ultima batosta è arrivata con la bocciatura da parte della Corte costituzionale del referendum sulla cannabis, che vedeva tra i principali protagonisti proprio i Cinque Stelle. La Corte ha spiegato molto chiaramente le motivazioni del rifiuto. Il quesito referendario sull’abrogazione di disposizioni penali e di sanzioni amministrative in materia di coltivazione, produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope” è inammissibile, secondo la costante giurisprudenza sull’articolo 75 della Costituzione, perché si pone in contrasto con le Convenzioni internazionali e la disciplina europea in materia, difetta di chiarezza e coerenza intrinseca ed è, infine, inidoneo allo scopo.

@L_Argomento

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