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Guerra e automotive, se le sanzioni sono più rivoluzionarie dell’elettrico…

Vanno affrontati nodi come l’approvvigionamento di materie prime, il numero insufficiente di gigafabbriche e la necessaria e massiccia infrastrutturazione di ricarica pubblica

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Il più grande cambiamento del settore automobilistico degli ultimi 100 anni è l’elettrificazione, ma la partita delle sanzioni alla Russia post invasione in Ucraina sta togliendo il velo a mille conseguenze forse ben più dirompenti del passaggio all’elettrico. Ovvero la scarsa disponibilità globale di una serie di materie prime chiave, comprese alcune che sono fondamentali per la produzione di componenti per le auto.

Materie prime e strategie

Il riferimento non è solo ai semiconduttori o ai cablaggi, che forse possono essere identificati come la punta di un iceberg in questa lunga e articolata partita: ma c’è da affrontare la questione che investe il litio, il nichel, il cobalto e l’alluminio. Tutti passaggi che sono determinanti a livello strategico per una serie di scelte che le case automobilistiche devono compiere riguardo a decisioni come le dimensioni dello schermo digitale, i fari adattivi, o i sistemi di navigazione. Ciò si traduce, verosimilmente, nella reale possibilità di perdere moltissimi posti di lavoro: oltre mezzo milione entro il 2035, è stato stimato.

Elettrico mon amour

L’approdo elettrico, quindi, è fisiologico come dimostrano i modelli prodotti da tutte le case mondiali, ma andrà fatto un lavoro certosino alla base per armonizzare scelte ed esigenze al fine di aumentare sia la produzione che le vendite di veicoli elettrici. Il riferimento è al problema dell’approvvigionamento di materie prime, al numero insufficiente di gigafabbriche che producono batterie e alla necessaria e massiccia infrastrutturazione di ricarica pubblica. Le gigafabbriche, ovvero i mega impianti dove si producono le batterie per veicoli elettrici, si trovano in Asia e rappresentavano nel 2020 circa l’80% della capacità di produzione. Nell’immediato futuro si rischia che a fronte di una maggiore richiesta di batterie, per via di vendite che potenzialmente stanno aumentando, non vi sia la disponibilità necessaria.

Industria auto

Nel frattempo i numeri dello scorso biennio dicono molto sul settore: nel 2019 l’industria automobilistica globale ha venduto 91.227.182 nuovi veicoli passeggeri, ma un anno dopo in occasione della crisi pandemica quella cifra è crollata a 78.774.320. L’anno scorso si è verificata una mini ripresa salendo a 82.684.778. Ma non può essere sufficiente. Andando nei singoli paesi spiccano i dati inglesi, dove le auto da esposizione prodotte sono diminuite del 32,4% durante i primi tre mesi del 2022, con quasi 100.000 unità in meno prodotte rispetto a dodici mesi prima. Numeri che si inseriscono in un quadro già difficile visto che la produzione di automobili in Gran Bretagna nell’estate del 2021 è crollata al minimo da 65 anni a questa parte.

@L_Argomento

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