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Politica

Grano e mangimi, così l’Ue si muove per salvare la filiera italiana. Parla Laureti

“L’europarlamentare del Pd: “L’aumento del costo dei mangimi a causa dell’attuale crisi Ucraina, sta generando un crollo del valore aggiunto che in alcuni settori sfiora i 100mila euro ad azienda e che mette un allevamento su dieci a serio rischio di chiusura”

Un allevamento su dieci rischia la chiusura, dice a L’Argomento Camilla Laureti, europarlamentare Pd-Gruppo S&D, membro della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e della commissione per i bilanci. Per questa ragione l’Ue sta mettendo in campo una serie di misure ad hoc per risolvere i problemi di imprese e famiglie.

La Commissione europea ha autorizzato la misura del credito d’imposta per le imprese del cratere sismico per gli anni 2021 e 2022. Quali i vantaggi?

È una buona notizia per il tessuto economico delle aree colpite dai terremoti del 2016-2017. Con la proroga del credito d’imposta per le imprese che effettuano investimenti in impianti, macchinari ed attrezzature nuove nei comuni delle regioni colpite dal sisma, gli imprenditori potranno avere più liquidità per preservare la continuità dell’attività economica in un periodo di grande crisi come quello che stiamo vivendo. L’ammontare dei fondi stanziati dalla Commissione per questa misura è di quasi 34 milioni di euro e sono beneficiari le imprese di qualsiasi dimensione e settore, ad eccezione di quello finanziario. Una boccata d’aria per le aziende italiane del Centro Italia che da mesi chiedevano rassicurazioni su questa proroga.

Politiche agricole e crisi del grano: quali i prossimi passi dell’UE?

Per sciogliere il nodo della crisi del grano bloccato in Ucraina la presidentessa della Commissione europea Ursula Von der Leyen l’11 giugno 2022 è volata per la seconda volta a Kiev per confrontarsi con il primo ministro Denys Smihal. Sul tavolo del capo dell’esecutivo è stata posta una possibile soluzione, quella di fare nuovi accordi con la Romania. Potrebbe essere Bucarest la chiave per risolvere l’emergenza alimentare che rischia di ripercuotersi su tutto il mondo con effetti devastanti sulle economie nazionali. Il piano sarebbe quello di caricare il grano sui treni merci diretti nella regione di Odessa e far partire i container sui canali navigabili del delta del Danubio, che si divide tra l’Ucraina e la Dobrugia romena. Le chiatte porterebbero il grano al porto di Costanza, che affaccia sul Mar Nero, e da lì il grano potrebbe navigare liberamente perché dentro navi romene. Che la Russia non attaccherebbe per evitare conflitti aperti con la Nato e con l’Unione Europea. Siamo al lavoro per trovare una soluzione senza la quale ci saranno effetti devastanti sia per i Paese europei che extraeuropei.

Cosa porta in dote la nuova Pac?

La nuova Pac introduce un nuovo sistema, secondo il quale ciascun Stato membro sarà tenuto a redigere un Piano strategico nazionale in cui dovrà specificare come intenda raggiungere i nove obiettivi chiave identificati per la futura Politica agricola comune, fra cui garantire un reddito equo agli agricoltori, riequilibrare la distribuzione del potere nella filiera alimentare, tutelare l’ambiente e sviluppare aree rurali dinamiche. Si introduce anche un “sistema premiante” secondo il quale più gli agricoltori decideranno di impegnarsi in pratiche di alto valore aggiunto ambientale più verranno ricompensati. Vengono infatti inseriti eco-schemi obbligatori per gli Stati membri, ma volontari per gli agricoltori, che consisteranno in pratiche quali l’agricoltura biologica, l’agro-ecologia, la difesa integrata dalle specie nocive, il risparmio idrico, ma anche misure volte a migliorare il benessere animale, per un valore minimo del 25% dei pagamenti diretti, che per l’Italia significa circa 900 milioni di euro annui.

Gli allevatori italiani, e più in generale il nostro sistema agricolo, sono in sofferenza per la crisi dei mangimi: c’è il rischio di un taglio occupazionale?

Il settore mangimistico in Italia è riuscito a sostenere i gravi problemi derivati da difficoltà operative, produttive, economiche, nell’approvvigionamento di materie prime, nella logistica e con costi di produzione fuori controllo, ma gli aumenti dei costi di produzione stanno mettendo a rischio la redditività della zootecnia e quindi anche il tema dei posti di lavoro può diventare un’emergenza.

L’aumento del costo dei mangimi, collegato al rialzo delle quotazioni delle principali materie prime quali soia, mais e cereali anche a causa dell’attuale crisi Ucraina, sta generando un crollo del valore aggiunto che, secondo i dati Coldiretti, in alcuni settori sfiora i 100mila euro ad azienda e che mette un allevamento su dieci a serio rischio di chiusura. Si tratta di una situazione che abbiamo ben presente nel Parlamento Europeo e stiamo mettendo in campo il massimo sforzo per contenere l’impatto della crisi energetica sul tessuto sociale e produttivo.

Come potrà il Pnrr unire maggiormente enti locali e istituzioni Ue?

La responsabilità di Regioni ed enti territoriali e locali come soggetti attuatori è importante sia in termini operativi per il ruolo attivo nell’intero processo (avvio delle operazioni, procedure per l’affidamento della realizzazione, monitoraggio, l’avanzamento finanziario, operativo e procedurale degli interventi), sia in termini quantitativi: circa il 35% delle risorse del PNRR (corrispondenti a circa 66,4 miliardi di euro) sono assegnati agli enti locali e territoriali attraverso bandi, avvisi e provvedimenti specifici. Serve massima collaborazione e spirito di solidarietà fra Enti. In Italia mi pare che ciò già stia avvenendo, con diversi enti locali che si scambiano best practice e le regioni pronte a collaborare, come già sperimentato durante l’emergenza covid. Il PNRR è un’occasione che non possiamo perdere perchè pone le basi per lo sviluppo futuro del nostro Paese.

@L_Argomento

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