Gli Oscar ai tempi della pandemia

Gli Oscar ai tempi della pandemia

Premi cinematografici a porte chiuse, come cambiano le feste del cinema

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Gli Oscar ai tempi della pandemia
A causa della pandemia che ci ha colpito e persiste, anche i premi cinematografici e televisivi si sono dovuti adeguare ai tempi, spostando le proprie date abituali e cambiando momentaneamente regole.

E’ successo ai nostri David di Donatello che hanno aperto le porte delle loro candidature anche a film usciti, per forza di cose, solo in streaming e sta inevitabilmente avvenendo la stessa cosa anche negli Stati Uniti con Golden Globe da poco tenutisi in streaming e OSCAR, rigorosamente online e con film che non hanno mai provato il brivido della sala cinematografica.

Le candidature degli OSCAR 2021, che si terranno il prossimo 25 aprile invece del consueto periodo febbraio/marzo, sono state annunciate da poco e seppur indice di un cambiamento, speriamo epocale e duraturo in quanto a rappresentazione e inclusione, con molti primati storici, riflettono una contraddizione nel modo in cui stiamo avvicinandoci alla visione dei film candidati.

Volendo approfondire l’analisi, e’ necessaria una premessa: la ragione per cui film usciti solo in streaming sono stati inclusi nelle candidature e’ la loro impossibilità ad un’uscita theatrical. Il più marcato vizio di forma, oltre al fatto che non tutti i film sono visibili in Italia e forse non lo saranno neanche post OSCAR, pero’, sta in una mancata equivalenza tra l’atto di andare al cinema e comprare un biglietto per quel film e quello di comprare l’accesso allo stesso film in streaming.

Nel caso infatti di titoli che si sono gia’ guadagnati un primato in candidature, vedi il più nominato Mank di David Fincher con 10 candidature o Il Processo ai Chicago 7 di Aaron Sorkin con 7 nomination, questi non sono accessibili con un semplice biglietto virtuale ma appartengono al folto blocco delle pellicole Netflix, visibili solo quindi se si fa l’abbonamento alla piattaforma.

Della stessa famiglia Netflix fanno parte ben 13 altri titoli candidati tra lungometraggi, documentari e corti. Tra questi spiccano ovviamente Ma Rainey’s Black Bottom grazie al quale Viola Davis si e’ aggiudicata la sua quarta nomination, raggiungendo il primato di afroamericana con piu’ candidature nella storia degli OSCAR; Elegia Americana con cui Glenn Close guadagna la sua ottava nomination e contemporaneamente, per lo stesso ruolo, clamorosamente, anche la candidatura al Razzie Award ( gli OSCAR ai peggior film) come peggior attrice non protagonista; Notizie dal mondo con Tom Hanks e infine Midnight Sky di e con George Clooney.

Continuando con il discorso dei film accessibili solo con abbonamento, secondi arrivano, solo per numero di film e candidature, gli Amazon Original e quelli del colosso Disney e la sua piattaforma da 94 milioni di abbonati, Disney+.

Dove Amazon spicca per i titoli piu’ “indipendenti” come Sound of Metal con Riz Ahmed, primo attore musulmano di origine pakistane ad essere nominato come miglior attore nella storia dell’Academy e Quella Notte a Miami, debutto alla regia dell’attrice Regina King presentato alla scorsa Mostra del cinema di Venezia, fonte di candidatura a Leslie Odom Jr tra i migliori attori non protagonisti e grande passo in avanti in termini di rappresentanza afroamericana agli OSCAR a 5 anni dalla campagna #Oscarsowhite

E a proposito di piattaforme e difficoltà nella visione di tutti i film candidati, per avere un panorama più completo dello stato dell’arte dell’industria cinematografica in questi ultimi tempi, i più attesi e non visti ancora in Italia ma già detentori di primati sono il Leone d’Oro di Venezia 77, Nomadland e Promising Young Woman.

Entrambi i titoli sono diretti da donne, rispettivamente Chloé Zhao e Emerald Fennell, candidate al premio più prestigioso per un regista, quello alla miglior regia. Solo 5 donne nella storia degli OSCAR sono state nominate per la miglior regia in 93 edizioni dei premi e solo Kathryn Bigelow ha vinto per The Hurt Locker nel 2010.

A riflessioni concluse, c’e’ da chiedersi: riusciranno i cinefili spettatori italiani ed europei, a collezionare economicamente tutti gli abbonamenti a piattaforme e i biglietti alle visioni on demand per riuscire ad avere un quadro semi-completo della situazione OSCAR? Forse si’ ma non sarà semplice come pagare un biglietto e nel caso del probabile vincitore, Nomadland, se ne parlerà nel dopo OSCAR, il 30 aprile, data di uscita del film su Star di Disney+ e nei pochi cinema che ci auguriamo possano aprire.
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