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Economia

Giochi di palazzo mentre i conti vanno a picco

Energia, cibo, carburante, materie prime: ora anche i pedaggi aumenteranno. L’allarme di Federlegno sui bonus e dei numeri sulla povertà

CARO VITA AUMENTANO I PREZZI, SALE L'INFLAZIONE, SUPERMERCATO, CARRELLO VUOTO

Non ci voleva proprio il rientro anticipato di Mario Draghi dal vertice Nato per mettere ordine nei capricci della maggioranza di governo. Si tratta di un colpo di immagine di cui avremo volentieri fatto a meno, ma il premier è dovuto intervenire per disinnescare la miccia che si era (quasi) accesa tra Grillo, Conte e qualche gola profonda.

Il tutto mentre non solo al desco della Nato si discuteva di questioni fondamentali come la guerra, l’allargamento e il gas, ma mentre le condizioni economiche italiane sono complicatissime. L’inflazione impatta su autostrade, Rc auto, cibo ed energia: a ore è atteso l’annuncio di pedaggi su dell’1,5%. Sul piede di guerra i consumatori secondo cui “per le compagnie assicurative ogni scusa è buona per provare ad alzare i prezzi dell’Rc auto, anche se i rincari sarebbero del tutto immotivati ed ingiustificati” dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

In Italia ci sono 5,6 milioni di poveri, dato che è destinato ad aumentare con lo schiaffo dell’inflazione giunta nel maggio scorso al 6,9%: in sostanza, un altro milione rischia di cadere in grosse difficoltà. Crolla inoltre il potere di acquisto, con gli operai tra i più penalizzati.

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E le imprese? Soffrono, nonostante il superbonus. Gli appelli al governo di Federlegno sono inquietanti: “Giusto e doveroso porre fine al dilagare di frodi che vedono famiglie e imprese oneste pagare per gli errori di pochi ma occorre rivedere il meccanismo per non buttare il bambino con l’acqua sporca”.

Secondo Confindustria la crisi energetica in Italia farà molti più danni che in Germania e Francia. Secondo le previsioni di Viale al prossimo dicembre i costi energetici incideranno sull’8% dei costi di produzione per l’industria italiana, raddoppiando il dato del periodo pre-crisi a fronte del 7,2% per l’industria tedesca (dal 4%) e del 4,8% di quella francese (dal 3,9%).

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@L_Argomento

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