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Giavazzi, Rivera, Scannapieco: passa da loro (e dal gas) il nuovo risiko delle nomine

Snam, Italgas e Fincantieri sono alle prese con i rinnovi del board, ma oltre al metodo Draghi, molto dipenderà dalle future strategie sul dossier energetico post guerra in Ucraina

GIUSEPPE BONO CEO FINCANTIERI

Guerra ed energia: non solo un binomio per ragionare sulle prospettive industriali delle imprese, ma anche cartina di tornasole per disegnare scenari e strategie tarate sul medio-lungo periodo alla luce dei riverberi economici della crisi in Ucraina. Il premier Mario Draghi ne è ben consapevole, a tal punto che userà questo metro per rinnovare il board di Snam, Italgas e Fincantieri.

Metodo Draghi

Troppa dipendenza dal gas russo: un fatto che Draghi non ha digerito, a maggior ragione dopo l’annessione della Crimea del 2014, ma con la crisi in Libia e la mancata infrastrutturazione italiana utile ad accogliere più volumi di Gnl da Qatar e Usa, l’Italia non aveva poi molte altre opzioni. Per questa ragione sembra che per le nuove nomine ai vertici dei players italiani energetici, Palazzo Chigi proverà a seguire il consueto metodo Draghi. Ovvero consultazioni riservate gestite si dice da Giavazzi, Rivera, Scannapieco che hanno la completa fiducia del premier, anche relativamente al metodo usato. E macro obiettivo energetico come bussola.

Prima il gas

La priorità al momento è il gas, più che l’idrogeno, non fosse altro perché esigenza del brevissimo periodo. Nelle ultime settimane il ministro degli esteri Luigi Di Maio è stato in Congo, Angola e Tunisia proprio per rafforzare la partnership energetica. Accompagnato dal numero uno dell’Eni, Claudio De Scalzi, Di Maio ha premuto il tasto legato alla diversificazione delle forniture. Già il gasdotto Tap assicura al nostro paese il 10% del suo fabbisogno, che potrebbe crescere in vista di nuovi accordi con Baku.

Nomi di ieri

Al momento sono in attesa di un cambio in Snam le posizioni di Nicola Bedin Presidente, Marco Alverà Amministratore Delegato; in Fincantieri Giampiero Massolo Presidente e il Ceo Giuseppe Bono (in foto) forse al suo posto; in Italgas possibile conferma per Paolo Gallo. Nel 2023 toccherà ai vertici di Eni, Enel e Poste.

Nomi di domani

Alla luce di questi ragionamenti, circolano alcuni nomi che potrebbero rientrare nel novero dei papabili per le maggiori aziende controllate o partecipate dal Tesoro e dalla Cdp, come Claudio Granata e Giuseppe Giordo, ma senza escludere altri che restano ancora ben coperti, come nello stile Draghi.

Quote rosa

In una lettera indirizzata dal premier, alcune deputate hanno chiesto che nella tornata di nuove nomine venga dato più spazio alle donne. Si tratta di Laura Boldrini, Cecilia D’Elia, Graziella Leyla Ciagà, Enza Bruno Bossio, Elena Carnevali, Chiara Gribaudo, Lucia Ciampi, Francesca Bonomo, Lia Quartapelle, Susanna Cenni, Stefania Pezzopane, Angela Schirò, Alessia Rotta, Romina Mura, Rosa Maria Di Giorgi, Marina Berlinghieri del Pd; Lucia Azzolina,Vittoria Casa, Stefania Ascari, Conny Giordano, Virginia Villani, Elisa Tripodi, Elisabetta Barbuto, Celeste D’Arrando, Gilda Sportiello, Vita Martinciglio, Marta Grande, Paola Deiana,Valentina Barzotti, Azzurra Cancelleri, Federica Daga, Angela Ianaro (Movimento 5 Stelle); Maria Flavia Timbro e Rina De Lorenzo (LeU); Lisa Noja (Italia Viva); Yana Ehm (Rifondazione Comunista – Potere al Popolo), Fabiola Bologna (Coraggio Italia) Rossella Muroni (Maie – Psi- Facciamo Eco), Doriana Sarli (Manifesta-PaP!-PRC-SE), Renate Gebhard (Südtiroler Volkspartei), Emanuela Rossini (Partito Autonomista Trentino Tirolese); Laura Ravetto (Lega).

@L_Argomento

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