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Gas nel Mediterraneo: è la Grecia l’anti Russia per le forniture?

Secondo l’Energy Institute of Southeast Europe a Creta e nello Ionio c’è gas per più di 250 miliardi di euro in termini di benefici. I fondali sono simili a quelli dove sono già stati scoperti il Zohr e il Leviathan.

C’è un Eldorado del gas nel Mediterraneo orientale? La Grecia si candida a diventare nuovo player energetico dopo lo sblocco delle perforazioni nello Ionio e a largo di Creta. Secondo l’Energy Institute of Southeast Europe, a Creta e nello Ionio c’è gas per più di 250 miliardi di euro in termini di benefici. I fondali sono simili a quelli dove sono già stati scoperti il Zohr (da Eni) e il Leviathan, trasformando di fatto lo status di Egitto e Israele.

Fabbisogno Ue

Le indagini nelle aree sono condotte da Total-ExxonMobil-ELPE: prime perforazioni entro il 2025, produzione nel 2029. Secondo il dati dei rilievi, vi sono segnali molto precisi dell’esistenza di strutture geologiche, in grado di contenere quantità molto significative, principalmente gas naturale, che, se confermate dalle perforazioni, potrebbero coprire non solo l’intero fabbisogno nazionale greco di gas e fungere da leva per frenare imminenti aumenti di prezzo, ma soprattutto coprire il 20% del fabbisogno europeo.

Qui Mediterraneo

In un momento caratterizzato dalla decisione europea di diversificare l’approvvigionamento energetico, con l’Italia che ha stretto accordi con Tunisia, Qatar e Congo, ecco che le risorse presenti nel Mediterraneo possono rappresentare un punto di svolta per garantire ai paesi europei una legittima strada alternativa. Ma quanti ripianti ci sono sul tema, visto e considerato che da decenni si parla della presenza di giacimenti in quelle acque ma sia la politica sia la resistenza dei gruppi ambientalisti ne hanno impedito lo sfruttamento.

Non solo Tap

La Grecia inoltre è già terra di passaggio del Tap, il gasdotto che porta il gas dall’Azerbaijan al Salento e che copre il 10% del fabbisogno energetico italiano: entro due mesi la bretella del Tap verso la Bulgaria sarà completata, consentendo quindi alle pipeline azere di affacciarsi sul costone balcanico. Di pari passo prosegue in Grecia il potenziamento dell’isola-deposito di Revithoussa, in grado di ricevere il Gnl americano che non solo arriva nell’Egeo, ma sta registrando una fase di aumenti dei volumi proprio per via della guerra in Ucraina.

Un altro potenziale deposito si trova nel porto di Alexandroupolis, che dovrebbe essere a breve privatizzato da players americani, in grado di rappresentare un punto di snodo significativo: ma non è tutto, perché il quadro potrebbe essere completato, non nel breve periodo però, dal gasdotto Eastmed che collegherebbe Israele al Salento.

Eastmed

Si tratterebbe dell’infrastruttura più lunga di sempre, circa 1500 km, dall’alto valore di spesa (circa 6 miliardi di euro) e con un timing di almeno sette anni per vedere completata l’opera. Fino allo scorso novembre tutti erano d’accordo nel realizzarla, poi però gli Usa hanno frenato per via dei costi alti. Ora dopo la crisi energetica post invasione in Ucraina se ne parla nuovamente, con i paesi interessati che da tempo si sono attovagliati nell’Eastmed Forum, una sorta di Opec del gas che punta a diventare un megafono programmatico di policies legate proprio al gas in quella macro area così delicata e determinante.

@L_Argomento

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