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Internazionale

Gas e guerra: ecco perché Scholz era così tiepido a Kiev

In Germania Gazprom continua a limitare le consegne di gas attraverso il gasdotto Nord Stream e i prezzi della benzina volano

MARIO DRAGHI, OLAF SCHOLZ CANNCELLIERE TEDESCO, EMMANUEL MACRO PRESIDENTE FRANCESE

Le immagini dei saluti di rito in occasione del viaggio a Kiev di Draghi, Macron e Scholz hanno riportato sfumature che, fisiologicamente, dalle dichiarazioni ufficiali sarebbe stato difficile cogliere. Diplomazia e ruoli impongono certi accenti e solo quelli. Ma osservando i dettagli delle strette di mano tra il presidente ucraino Zelensky e, ad esempio, il premier italiano e il cancelliere tedesco si avverte una differenza sostanziale.

Draghi è avvertito a Kiev come l’alleato che sta facendo di tutto per andare incontro alle esigenze degli invasi. Scholz invece, il cui paese è legato a doppia mandata agli invasori, è pesato come tentennante e a tratti neutrale. Ma ha comunque dovuto intraprendere questo viaggio per non essere escluso dal triumvirato che oggi conta davvero in Ue.

E’ in Germania che vanno trovate le cause di questa differenziazione, dove Gazprom continua a limitare le consegne di gas attraverso il gasdotto Nord Stream e i prezzi della benzina salgono. Ieri il volume di consegna ha raggiunto circa il 40 per cento della capacità tecnica. Per questa ragione il ministro federale dell’economia Robert Habeck ha definito la situazione seria, senza però escludere misure legali per risparmiare energia. “Se i volumi di stoccaggio non aumenteranno – ha detto – allora dovremo adottare ulteriori misure per risparmiare, se necessario anche per legge. Non possiamo andare in inverno al 56 percento. Devono essere pieni. Altrimenti siamo davvero aperti”. Il passo successivo è il razionamento a cui potrebbero essere chiamati i cittadini tedeschi. Uno scenario che impatta come un macigno sulla visita del Cancelliere federale Olaf Scholz a Kiev.

Oggi intanto la Commissione europea emetterà una raccomandazione per consentire all’Ucraina di essere un paese candidato all’ingresso in Ue. Dopo che Germania e Francia si sono sorprendentemente pronunciate a favore a Kiev, c’è più scetticismo altrove come in Austria e nei paesi frugali come l’Olanda, timorosa che un’Ucraina europea possa favorire ancora più immigrazione. Si tratta di un processo che necessita di almeno tre lustri e che, al di là dei passaggi tecnici, vede in Mario Draghi uno dei principali sostenitori.

@L_Argomento

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