Frammenti di cielo, opera prima di Lorenzo Luce

Frammenti di cielo, opera prima di Lorenzo Luce

Siamo creature celesti che percorrono una parentesi terrena chiamata vita

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Frammenti di cielo, opera prima di Lorenzo Luce
È un’antologia che raccoglie poesie nate e dedicate ai nostri paesaggi, perché frammenti di cielo sono appunto le poesie, in quanto frammenti ispirati ed ispiranti che proiettano il nostro essere nel più vasto cielo della vita oltre la vita, ma lo sono anche le foto presenti all’interno del libro (in copertina trovate il Resegone), in un parallelismo tra grafica e poesia, panorami e versi; sono componimenti ed appunti scritti nel corso di un’intera vita. Protagonisti espliciti od ispiratori “discreti” sono stati il Sentiero delle Vasche di Valmadrera, il Santuario di San Martino e la piana di San Tomaso, tanto frequentata durante l’adolescenza, così come il Resegone, il Barro, il Sasso di Preguda e i numerosi scorci del lungolago, tra Malgrate e Lecco, ammirati di stagione in stagione, sotto il caldo sole estivo o con la bruma autunnale.

Pubblicata On-Line il 18 Luglio 2021 su AMAZON.IT (305 pagine, formato 15×23)

Il diario di una vita in poesia.
Sabato 21 novembre 2020, svegliatomi di buon’ora per praticare la consueta sessione di Yoga, aprendo le portefinestre della sala, rimasi incantato e irretito da una fantastica alba autunnale; in quella occasione scrissi la mia ultima poesia, la più recente. La iniziai con l’obbiettivo di stendere appena un paio di righe, un commento ispirato ma sintetico al post che stavo per pubblicare nei social; rimasi invece spiazzato dalla composizione che ne scaturì dirompente, senza una mia precisa volontà, sorpreso da una purezza ed una sensibilità inattesa che alla veneranda età di quarantaquattro anni era tornata a colmare un cuore inascoltato da decenni e illuminare una mente rassegnata a schematismi e consuetudini che avevano oramai relegato l’arte dello scrivere in versi a un antico e rimpianto ricordo di gioventù.
Siamo luminose creature celesti che percorrono una temporanea parentesi terrena chiamata vita e la poesia è un ponte di parole, immagini ed emozioni che si estende tra queste due dimensioni parallele, un filo impercettibile che riunisce il cielo alla terra, ricuce la viscerale fisicità di pelle e sensi con l’eterea intangibilità di cuore ed anima.
La poesia è un’àncora di parole, immagini, emozioni che pesca dal profondo, che illumina gli abissi e fa riemergere tra i flutti dell’anima i frammenti di quel mondo sommerso da cui tutti proveniamo ed a cui faremo ritorno al termine di questa difficile navigazione, la vita oltre la vita.
Siamo creature che sono nel mondo, ma non sono del mondo: non apparteniamo al creato, apparteniamo al Creatore.

All’ultima rilettura della nuova poesia, emerse in me un desiderio irrefrenabile di riaprire i vecchi archivi di pensieri e versi scritti durante l’adolescenza e prima maturità, un piccolo grande mondo di ricordi, sentimenti, contrasti, di momenti di sfogo e riflessione, in dicotomica lotta tra la luce e l’ombra, ai limiti di una inevitabile ingenuità e una primitiva saggezza, a metà strada tra la ruvidità dell’inesperienza e la sofisticazione di un uomo che si andava formando, la fiducia e talvolta la rassegnazione di chi stava per scegliere la propria strada: le poche vittorie e le molte sconfitte di un’età difficile.
In età matura troppo è il tempo trascorso, che ci divide da quei giorni antichi, e troppo poco il tempo che dedichiamo a noi stessi, nell’operoso e frenetico formicaio della civiltà moderna, per riuscire a ricordare ciò che eravamo, da dove proviene l’uomo che oggi chiamiamo superficialmente “io”.
Si tende inevitabilmente a dimenticare che il nostro io attuale è la risultante finale di un intricato coacervo di esperienze, pensieri, emozioni, suggestioni, influenze e insegnamenti decisamente disomogenei, antitetici, se non addirittura opposti ed antagonisti che, come venti tempestosi di un mare in burrasca, hanno scosso, sferzato e più volte costretto alla virata l’imbarcazione irrequieta della nostra volontà, facendola virare, smarrire e spesso arenare, in una sorta di rabdomantica incoerenza e disorientamento, specie a cavallo dei vent’anni.

Il nostro apparentemente stabile io di oggi, le certezze e convinzioni dell’età adulta, peraltro meno granitiche e scolpite di quanto in pubblico siamo soliti ostentare, sono il frutto e risultato di un’infinita sequenza di oscillazioni, indecisioni, tentativi, errori, ripartenze, speranze, disillusioni e piccole ma fondamentali conquiste che, passo dopo passo, anzi, inciampo dopo inciampo, ci hanno reso ciò che siamo.

Al termine della rilettura, dell’emozionata retrospettiva in cui le poesie degli “anni verdi” mi avevano indotto, ho deciso di pubblicarle per condividere, con chi lo desidera, quello che ritengo sia un viaggio comune a tutti, unico e peculiare nella sua declinazione personale, forse, ma molto simile nella dinamica con cui ogni bambino, riscoprendosi ad un tratto ragazzo, s’appresta a diventare uomo.

 

Dedicato alle mie squadre: ad Elisa, Sara, Giulia, Francesco, alla famiglia ed a tutti coloro che, nella vita e nel lavoro, hanno creduto in me, sono stati al mio fianco e mi hanno concesso il privilegio di stare al loro in questa nostra storia.

Siete stati e siete una costante fonte di ispirazione, energia e felicità.

Un ringraziamento speciale va ai luoghi in cui queste poesie e pensieri sono stati scritti, alla mia città, Valmadrera, al suo antico cuore, il Santuario di San Martino, al Sentiero delle Vasche, a San Tomaso, a Sasso di Preguda, alla baia di Parè, al lago di Lecco, al Monte Barro e al Resegone.
Frammenti di cielo, opera prima di Lorenzo Luce

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