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Forza Rosa, chi la spunterà tra le donne di FI?

La fazione della Ronzulli (vicinissima a Salvini) vs quella governativa-centrista di Carfagna e Gelmini. In gioco non c’è tanto il controllo dell’oggi, quanto la postura di domani anche in ottica Ppe, visto che quell’enclave è preclusa al segretario della Lega

MARIASTELLA GELMINI ANNA MARIA BERNINI LICIA RONZULLI

A Sorrento, durante il Forum ‘Verso Sud’, voluto dalla ministra per il Sud Mara Carfagna, come ricostruito da Il Foglio, Maria Stella Gelmini, ministra per gli Affari regionali, si è duramente sfogata con Antonio Tajani, attaccando frontalmente Licia Ronzulli, la quale solo poche ore dopo è stata nominata da Silvio Berlusconi, coordinatrice di FI in Lombardia.

Lo scontro Gelmini – Ronzulli

Ronzulli, autodefinendosi un “soldato nelle mani di Berlusconi” ha dimostrato ancora una volta di fare parte dell’ala di FI più vocata alla causa maggioritaria della coalizione e meno entusiasta delle scelte filo governative sempre più accentuate, soprattutto da parte di Gelmini e Carfagna. Come coordinatrice di FI in Lombardia prenderà il posto di un fedelissimo della ministra per gli Affari regionali, Massimiliano Salini a cui è stato offerto il posto di “Responsabile per i rapporti con le associazioni imprenditoriali e gli imprenditori”.

Un’avvicendamento che sembrava già annunciato, ma che pare sia stato accelerato dalle parole che la Gelmini ha pronunciato con Tajani: “La Ronzulli porterà allo sfascio il partito. Io mi sono stancata. Non credo di meritarmelo”. Chiamata in causa, Ronzulli ha dichiarato: “Chi ci racconta divisi vuole male alla nostra forza politica” e si è detta “stupita di leggere ricostruzioni diverse”. Lo stesso Tajani, vicepresidente e coordinatore di FI, ha deciso di attenuare le polemiche e al Corriere della Sera ha detto: “L’amarezza, l’insoddisfazione per qualche scelta, sono cose fisiologiche, succede ovunque, tanto più a fine legislatura”, ricordando che “Storia vecchia, sono anni e anni che si dice che Berlusconi è condizionato da cerchi magici, ma non è vero: decide lui, sceglie lui”.

Carfagna e l’ala governista di FI

Durante il Forum ‘Verso Sud’, la ministra Carfagna ha compiuto un altro passo importante per richiamare l’attenzione sulle tanti decisioni importanti che sta mettendo in atto il governo Draghi. Così, dopo che nei giorni scorsi aveva richiamato ad una maggiore responsabilità M5S e Lega, che pungolavano Draghi su armi e guerra, mentre il Premier era in visita a Washington, durante il Forum ha manifestato chiaramente come l’operato del governo non possa subire interruzioni, in un momento così delicato e di fronte alle tante sfide e opportunità che il Pnrr offre al nostro Paese, per il Sud in particolare. E alle ricostruzioni o dubbi (tra cui quello di Giorgia Meloni) che la vorrebbero interessata alla costruzione di un nuovo assetto politico per FI ha risposto: “Non utilizzo il presidente della repubblica, il presidente del consiglio e il presidente della camera per mie ambizioni personali. Sono una donna delle istituzioni e ho un rispetto sacro per le istituzioni: conosco benissimo il limite tra politica ed istituzioni e lo rispetto”.

La ministra Gelmini, al pari della Carfagna, ha dato più volte prova di grande responsabilità di governo ed il suo ruolo l’ha vista spesso mediatrice in fasi critiche, ad esempio quando durante la pandemia ha dovuto coordinare la linea rigorista del governo e del ministro Roberto Speranza, con le richieste di apertura ed alleggerimento delle misure che arrivavano da alcuni presidenti di Regione. Posizioni governiste che, in qualche modo, trovano un contraltare nelle richieste della Ronzulli e di un’altra fedelissima di Silvio Berlusconi, la capogruppo in Senato Anna Maria Bernini che sembra essere al momento uno dei collanti tra Lega e FI.

FI tra Meloni, Salvini e Centro

La coalizione di centrodestra tarda a ritrovare unità. Dopo l’adesione di FI e Lega al governo Draghi e dopo l’appoggio al Mattarella bis, i rapporti con FdI e Giorgia Meloni sono diventati sempre più freddi. Silvio Berlusconi non ha mai nascosto che il suo successore naturale alla guida della coalizione avrebbe dovuto essere Matteo Salvini, che al momento però è in forte calo di consensi e alla ricerca di una nuova identità politica per il suo partito. La Meloni, invece, forte dei sondaggi e del consenso acquisito, si è autocandidata alla leadership del centrodestra. All’interno di FI sembrano convivere due anime: quella legata all’esperimento del Pdl e fautrice anche di una possibile fusione con la Lega, qualora non si possa ritrovare convergenza con FdI, e un’area più moderata che sta trovando in Draghi un modello politico e gestionale.

In entrambe le anime, al momento le donne sembrano farla da padrone e a mediare Antonio Tajani che nel pomeriggio ha presentato ‘L’Italia del futuro. La forza che unisce’, la due giorni di FI che si terrà a Napoli nel prossimo fine settimana: “Vogliamo dimostrare ancora una volta di essere forza determinante, propulsiva, seria e credibile. Una forza di governo che si candida a governare anche nel 2023 con Berlusconi, nostro leader attuale e punto di riferimento per milioni di italiani anche nel futuro”. Sullo scontro Gelmini-Ronzulli ha chiarito: “Cambiare un coordinatore regionale, non significa mortificarlo… E’ capitato anche a me… Non c’è stato uno stravolgimento della linea politica. Berlusconi ascolta tutti e parla con tutti”. A proposito del vertice di centrodestra di cui tanto si è parlato, soprattutto in occasione delle divergenze sulle nomine siciliane, ha invece chiosato: “Intanto si sentono per vie brevi. Poi quando sarà il momento si vedranno loro tre”.

@L_Argomento

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