Forcing su Zingaretti ma alla Pisana crescono dubbi sul M5S

Forcing su Zingaretti ma alla Pisana crescono dubbi sul M5S

Il governatore del Lazio pronto ad accettare la sfida per il Campidoglio, ma a quali condizioni?

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Forcing su Zingaretti ma alla Pisana crescono dubbi sul M5S
“Ci siamo, la candidatura di Zingaretti è ormai prossima”. A sera, paradossalmente, il pronostico – decisamente ottimista – filtra da ambienti M5S. I pentastellati che da tempo hanno scommesso sull’alleanza con il Pd, sono impegnati ventre a terra, almeno quanto i Dem, a rendere possibile la candidatura del governatore del Lazio al Campidoglio.

Nonostante Virginia Raggi resti in campo e sia ufficialmente sostenuta da tutti. “Siamo agli ultimi conteggi e le ultime analisi”, è l’azzardo. Il vero nodo, però, resta la Regione Lazio e alla Pisana le certezze sono decisamente meno.

La situazione è “molto complicata”. Questa evidenza della candidatura di Zingaretti “assolutamente non c’è”, così come “non esiste” l’ipotesi di cedere al M5S la poltrona di Governatore, eventualmente lasciata vacante dall’ex segretario Pd. “E’ una polpetta avvelenata, un conto sarebbe fare un accordo per l’alleanza, stabilire un percorso comune e magari pensare poi alle primarie per un nome – è il ragionamento – ma far girare quello di Roberta Lombardi è un modo per far saltare la cosa”.

I pentastellati impegnati sul dossier, in realtà, ragionano in termini decisamente più concreti: “Il M5S non ha la forza di scegliere il presidente, il Pd vuole tenere la regione e ha tutto il diritto di farlo: un accordo D’Amato presidente e Lombardi vice sarebbe invece un ticket forte”, spiegano.

Non è questione di nomi, però. Zingaretti ha posto in più occasioni la condizione per la quale iniziare a ragionare: il governatore vuole un impegno (pubblico, se possibile) da parte del M5S che blindi l’accordo attualmente in piedi in Regione. Se Zingaretti scendesse in campo senza dimettersi, infatti, (il passo indietro potrebbe arrivare a settembre scongiurando così un election day con il Campidoglio che metterebbe a rischio entrambe le piazze), dall’opposizione pioverebbero critiche e mozioni di sfiducia e i pentastellati dovrebbero assicurare il loro sostegno all’attuale giunta senza cedere alle possibili provocazioni del centrodestra. La partita, insomma, è tutt’altro che semplice.

I contatti tra Enrico Letta, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e lo stesso Zingaretti sono continui. La garanzia dell’ex premier e del ministro degli Esteri c’è, ma tra i consiglieri regionali dem resta una certa dose di scetticismo: “Siamo ai titoli di coda, i Cinquestelle non tengono”, tagliano corto.

Sia gli sherpa Pd che quelli M5S, poi, credono a un passo indietro dell’ultimo minuto di Virginia Raggi, anzi. “Se Raggi non ha il supporto del M5S cambia sponda e va da Casaleggio, e comunque il suo 15-20% lo prende – è la consapevolezza dei grillini pro alleanza – La sindaca è comunque forte sui social e per il M5S, in questo momento, sarebbe un colpo troppo grosso ‘mollare’ la Raggi, non ce lo possiamo permettere”. 

Al Nazareno, in ogni caso, c’è “determinazione” nel non lasciare nulla di intentato per mettere in campo nella corsa al Campidoglio quello che, “sotto gli occhi di tutti” è il candidato “migliore” innanzitutto per la città e anche per il centrosinistra.

Il lavoro di cucitura è in corso e nello stato maggiore dem c’è la consapevolezza che servirà pazienza per compiere ogni passo per arrivare alla meta. Enrico Letta, per cultura politica, rispetta il lavoro che sta facendo Giuseppe Conte e le dinamiche interne al Movimento.

Il tavolo del centrosinistra di questa sera dovrebbe confermare le primarie il 20 giugno e la dead line per la presentazione delle firme necessarie alle candidature il 20 maggio.

Un’accelerazione delle trattative, insomma, è nelle cose ma chi lavora al dossier non vuole intoppi: “tempo ancora ce n’è”.

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