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Eurofiguraccia: Draghi molla il vertice per il caos M5s

Chissà che non abbia, dunque, ragione Tommaso Labate che, nell’ultima puntata di Controcorrente, ha dichiarato in proposito: “E’ molto più difficile guidare il governo italiano che gestire la Bce”

GIUSEPPE CONTE POLITICO MARIO DRAGHI SULLO SFONDO , SULLO SCHERMO MARIO DRAGHI

Il premier Mario Draghi ha dovuto saltare l’ultima sessione dell’importantissimo vertice della Nato, sulla gestione del fronte mediterraneo dell’alleanza atlantica, per tornare ad occuparsi delle fibrillazioni all’interno del governo, tra cui il caso che ha riguardato Giuseppe Conte, dopo le dichiarazioni di Domenico De Masi. Un rientro anticipato che da Palazzo Chigi, per smorzare le polemiche, motivano con il Consiglio dei ministri in programma oggi e che dovrebbe affrontare il nodo dei finanziamenti destinati a nuovi aiuti per cittadini e imprese colpiti dalla crisi dei prezzi energetici.

Mario Draghi e le fibrillazioni in maggioranza

Nella giornata delicatissima, per le decisioni prese sul fronte dell’ordine mondiale, con l’allargamento della Nato a Svezia e Finlandia e con la scelta di modificare la strategia dell’Alleanza, muovendo truppe e mezzi verso il confine est e provocando una reazione netta da Mosca: “una provocazione che farà del male all’Europa”, il premier Draghi è stato travolto ancora una volta dalle questioni interne ed è dovuto rientrare in Italia prima della conclusione del vertice Nato.

Il Presidente del consiglio, che ha lavorato per assumere un ruolo chiave nel contesto internazionale e tesse da mesi la trama dell’unità e della compattezza delle democrazie occidentali, è dovuto tornare prima a Roma per parlare con Giuseppe Conte. E poi per presiedere un Consiglio dei ministri (a dimostrazione che le esigenze del paese vengono prima di tutto) dirimente per i cittadini, le famiglie e le imprese, visto che il governo dovrebbe intervenire ancora contro il caro bollette e l’inflazione. Si parla di un intervento molto corposo (circa 7/8 miliardi di euro che sono stati trovati) e che dal punto di vista del governo dovrebbero servire anche a dare una risposta agli ultimatum piovuti ieri dalla Lega, nelle stesse ore in cui sul fronte del M5S si consumava la rottura tra il premier e il leader pentastellato.

L’incontro tra Conte e Mattarella dopo le dichiarazioni di De Masi

Ieri Conte ha incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Incontro programmato da tempo” ha detto lo staff dell’ex premier, ma l’impressione è che l’accelerazione sia stata dovuta alla contingenza del momento. Secondo quanto ricostruito dall’agenzia Ansa, infatti, il capo dello Stato e Conte si erano già sentiti nei giorni scorsi, dopo la scissione, e si erano dati appuntamento per un incontro al Colle, senza stabilire una data precisa. Poi la situazione è precipitata, in seguito alle dichiarazioni fatte dal sociologo De Masi in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, che riferiva di una confidenza ricevuta da Beppe Grillo nei suoi tre giorni a Roma: Mario Draghi avrebbe chiesto al garante di “rimuovere Giuseppe Conte dal M5s, perché inadeguato”.

Conte non ha minimizzato e precisando che: “Grillo mi aveva riferito di queste telefonate”, ha dato fuoco alle polveri: “Sinceramente grave che un premier tecnico, che ha avuto da noi fin dall’inizio l’investitura per formare un governo di unità nazionale, si intrometta nella vita di forze politiche che lo sostengono”. Grillo, ancora a Roma, ha liquidato il tutto come “storielle” nel tentativo di smorzare i toni, ma il Movimento 5 Stelle ha continuato ad appoggiare Conte con dichiarazioni anti Draghi, per tutta la giornata.

Draghi – Conte

Draghi, da Madrid, si è prima mostrato conciliante: “Il governo non rischia. Ci siamo parlati con Conte poco fa, abbiamo cominciato a chiarirci.” Poi, visto che la polemica non accennava a stemperare, l’intervento diretto in serata da palazzo Chigi, con la smentita:  “Il Presidente del Consiglio non ha mai detto o chiesto a Beppe Grillo di rimuovere Giuseppe Conte dal M5S”.

Sia Conte che Draghi hanno assicurato che il governo non rischia, ma il gelo rimane e le fibrillazioni pure. L’ipotesi di uscire dalla maggioranza per garantire solo un appoggio esterno al governo, gira da settimane. Lo stesso Conte aveva detto: “La nostra base chiede di uscire dalla maggioranza”. Ma i parlamentari però non vogliono, almeno la maggior parte di loro, sicuramente i due ministri. Vorrebbe dire aprire una crisi di governo ed esserne i responsabili. Uscire dalla maggioranza vorrebbe dire avere le mani libere per fare una campagna elettorale vecchio stile e tentare di recuperare consensi, ma Conte sa bene cosa rischia e che, in uno scenario del genere, ad aspettarlo dietro l’angolo c’è pronto Alessandro di Battista.

Di certo, in termini di credibilità istituzionale a livello internazionale, non fa bene vedere un governo e il suo premier impegnati costantemente a mettere ordine tra le forze di maggioranza, che fanno di tutto per alzare bandiere e minacciare la crisi.

Pd, centrodestra e Di Maio

Anche gli altri partiti di maggioranza, infatti, non hanno fatto nulla per non creare ulteriori tensioni. Il Pd e il centrosinistra hanno pensato che fosse il momento per tornare all’attacco con la legge sulla ius scholae e la libera coltivazione della cannabis per uso personale, provocando inevitabilmente la reazione della Lega, di Fratelli d’Italia e Forza Italia, che si sono ieri ritrovati uniti per dire: “Cittadinanza? Droga libera? Non sono nei programmi di questa larga maggioranza. Non sono queste le priorità del paese”.

Luigi Di Maio, d’altra parte, protagonista indiscusso di questa agitazione, ha deciso di denunciare: “Da giorni, mentre il governo italiano è impegnato in importanti summit internazionali, non si fa altro che alimentare tensioni con dibattiti e dichiarazioni surreali, che minacciano chiaramente la tenuta dell’esecutivo. Queste dinamiche rischiano solo di indebolire la credibilità dell’Italia, farci sfumare il raggiungimento di importanti obiettivi come il tetto massimo al prezzo del gas e farci perdere i fondi del PNRR. Si metta al primo posto l’interesse del nostro Paese”.

La ‘solitudine’ di Draghi

Al di là della sicurezza di facciata, Draghi sa bene che la tenuta del governo è sempre in bilico e cammina su piano scivoloso, dove è facile perdere il controllo della situazione, anche per lui che è comandante esperto.

Chissà che non abbia, dunque, ragione Tommaso Labate che, nell’ultima puntata di Controcorrente, ha dichiarato in proposito: “E’ molto più difficile guidare il governo italiano che gestire la Bce. Inoltre, in questa fase dovrà affrontare la polarizzazione dei partiti che avviene sempre quando si pensa già alla prossima campagna elettorale. La stessa cosa è successa ad esempio con la caduta di Conte quando i partiti che lo avevano votato lo hanno di fatto abbandonato al suo destino riposizionandosi per il governo Draghi”.

@L_Argomento

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