Ettore Scola, i suoi novanta anni di tragicomica intelligenza

Ettore Scola, i suoi novanta anni di tragicomica intelligenza

Ricordo personale: conosciuto quando Gigi Proietti mi coinvolse nel suo adattamento teatrale

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Ettore Scola, i suoi novanta anni di tragicomica intelligenza
Ettore Scola io l’ho conosciuto quando agli albori del Duemila, Gigi Proietti mi coinvolse nel suo adattamento teatrale de Il Dramma della Gelosia, celebre film di Scola del ’70 con Monica Vitti, Giancarlo Giannini, Marcello Mastroianni.

Quella storia di amanti proletari, lui muratore, lei fioraia, che si incontrano, si amano, litigano e si lasciano quando irrompe nella loro vita un pizzaiolo fiorentino “più a sinistra” del muratore ma meno implicato sentimentalmente, era uno spaccato perfetto di quell’Italia . Sotterfugi, bugie, tentati suicidi, botte, Adelaide la fioraia non sa decidersi.

Come spesso succede “ tra i due litiganti, il terzo gode”: un corposo macellaio arricchito darà alla donna tutte quelle sicurezze economiche che il muratore Oreste Nardi non poteva garantirle. Scola rappresentava in questi episodi la Commedia e il Dramma. Il tono di conversazione dei personaggi andava dal popolare all’affettato, dall’ideologico al tecnico-giuridico.

I nostri eroi discettavano d’amore sdraiati su cumuli di monnezza o andavano a sentire i comizi di Pietro Ingrao per capire se “era possibile che una fioraia potesse scegliersi come amante un esponente di un’altra classe sociale”.

Il film è anche fatto di cronaca, dramma della gelosia appunto: con il processo, le requisitorie, le arringhe, le testimonianze, le perizie che tenteranno di dare al muratore (Mastroianni) autore dell’insano gesto di violenza le attenuanti di seminfermità mentale.

Queste figurine parlano prendendo a prestito anche il fumettone rosa, il fotoromanzo assieme al popolaresco, e questo gli conferisce una dolente e grottesca malinconia. Sono “coatti teneri” dall’etimologia “costretti reclusi” nel loro tragicomico destino di sottoproletari a ripetere concetti difficili che non comprendono, che sono fuori dalla loro natura.

Ettore Scola, grande osservatore della psicologia sociale e di costume. Sulla solidarietà profonda e il desiderio di ricostruzione dopo la lotta partigiana e le macerie lasciate dal fascismo, il film capolavoro C’eravamo tanto amati: ottavo lungometraggio del regista Scola che metterà in crisi la classica “commedia all’italiana” facendola uscire dalla scanzonata sessualità e dal neorealismo bozzettistico in un filone di “illusione resistenziale”: pessimismo della ragione, ottimismo della volontà.

Anche qui un cast d’eccezione: Manfredi, Gassman, Satta Flores e una strepitosa Stefania Sandrelli. Ricordo la chiarezza della persona Ettore Scola, la sua lucidità ideologica, il mezzo sorriso, l’espressione malinconica dietro la barba e gli occhiali, quella solitudine culturale degli ultimi anni. Gli chiesi un’intervista: “ Sono sincero. Non amo parlare dei miei amici, che non ci sono più”.

Declinava elegantemente sempre con un tono calibrato e gentile. Parlava volentieri invece di Pinocchio e di Collodi. Un racconto simbolico, tutto italiano, che metteva insieme i temi di ieri e di oggi.

Una grande personalità del nostro Cinema Ettore Scola, che oggi avrebbe compiuto 90 anni.
Ettore Scola, i suoi novanta anni di tragicomica intelligenza

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