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Il Movimento è prossimo allo schianto, unanimità tra i sondaggisti: non eleggerà nessun primo cittadino

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Il Movimento Cinque Stelle sta franando. Secondo tutti i sondaggi è tecnicamente fuori da ogni chances per le elezioni amministrative: non avrà alcuna possibilità di eleggere sindaci nelle città importanti.

La sindaca di Roma, Virginia Raggi, sembra destinata ad arrivare addirittura quarta. E dunque sì, il simbolo vero del Movimento è proprio lei, la Raggi. Totem del successo nel 2017 ed effige della sepoltura che si approssima con il voto del prossimo 3 ottobre. Ma non andrà meglio a Torino, a Milano, a Bologna. Tutti i sondaggisti concordano. L’unico Cinque Stelle che andrà al secondo turno è l’ex ministro “tecnico” del governo Conte, Manfredi. A Napoli dicono che a quel punto le carte dell’ex rettore si riveleranno deboli, soprattutto se si troverà al tavolo con un sorprendente giocatore di poker come Antonio Bassolino.

Nel Movimento, Giuseppe Conte sta sudando freddo. Il neoeletto presidente è apparso un po’ stonato, alle prime uscite. Contestato a Desio, dove è dovuto riparare al coperto, protetto dalla scorta, a Milano è incappato in una singolare e imbarazzante gaffe, scambiando il nome della candidata sindaca con quello di una escort. Alla festa de l’Unità di Bologna i padroni di casa gli hanno anticipato il conto da pagare alla fine: l’appoggio ai candidati del Pd, al secondo turno.

Il 16 settembre, dalle ore 10 alle 22 gli iscritti del M5S voteranno sulla piattaforma SkyVote il nuovo Comitato di Garanzia del Movimento, un componente del Collegio dei Probiviri e la destinazione dei prossimi otto milioni di euro frutto del taglio degli stipendi dei portavoce nazionali. Il Comitato di Garanzia è composto da 3 membri e sovrintende alla corretta applicazione dello Statuto.

La rosa è proposta da Beppe Grillo e il Garante ha scelto di presentare una lista di candidati di “big”: ad Andrea Liberati, Carla Ruocco e all’eurodeputata Tiziana Beghin si affiancano infatti Luigi Di Maio, Roberto Fico, Virginia Raggi. Alla futura ex sindaca qualche contentino andrà dato. Si vedrà se funzionerà meglio come membro della nomenclatura interna del partito, rispetto alla grigia prova fornita in Campidoglio. Ma la debolezza vera del Movimento sta nell’assenza di classe dirigente. E Conte non sembra aver imboccato la strada giusta.

“Non si può pensare che le Comunali siano un test per Giuseppe Conte. Sarebbe come chiedere ad un allenatore che arriva alle ultime tre giornate di campionato di vincerlo, anche se chi c’era prima aveva perso tutte le partite”, ha detto il ministro Luigi Di Maio a margine della tappa a Salerno del tour per le elezioni amministrative. Interessante punto di vista. Chi ha perso tutte le partite, finora? Non era Conte il presidente del Consiglio degli ultimi tre anni? Non era lui il garante del Movimento al governo? “Noi guardiamo al futuro – ha proseguito il titolare degli Esteri – che sarà un percorso solido per il M5S e costruirà delle leadership a livello territoriale”. L’uso delle parole come coriandoli da lanciare in aria è stata la cifra stilistica di un partito politico che ha fatto della politica un carnevale. Anche quella stagione, piaccia o non piaccia, sta volgendo al termine.
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