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Emendamenti e non solo: tutte le trappole davanti alla riforma Cartabia

MARTA CARTABIA MINISTRA DELLA GIUSTIZIA

Il Ministro della Giustizia Marta Cartabia ostenta sicurezza e si dice certa di portare a termine l’iter della sua riforma nei tempi previsti e salvaguardando la tenuta della maggioranza di governo. Ma Italia Viva, Lega e il voto sugli emendamenti presentati minano il cammino e agitano le acque della discussione ripresa oggi in Commissione alla Camera.

Gli emendamenti

Nonostante l’intesa raggiunta sabato sui punti della riforma del Csm finora rimasti controversi, la Commissione Giustizia della Camera ha faticato oggi a riprendere la votazione sugli emendamenti. Alcune delle forze di maggioranza hanno ritirato le proposte di modifica su cui il governo aveva dato parere contrario, compresi gli emendamenti di Forza Italia sul sorteggio temperato, dopo la decisione di convergere sul sorteggio dei collegi. Lo stesso non hanno fatto Italia Viva e Lega. Il partito di Matteo Renzi ha mantenuto tutte le proposte presentate (tra cui sorteggio del Csm e lo stop alle porte girevoli), mentre la Lega ha annunciato un ritiro progressivo degli emendamenti, per valutare di volta in volta tutti gli aspetti che sono oggetto anche dei quesiti referendari (tra cui la separazione delle funzioni).

L’accordo di maggioranza

La quadra intorno alla riforma del Csm era stata trovata prevedendo il sorteggio delle Corti d’Appello per procedere poi alla formazione dei collegi elettorali. Mentre sulla separazione delle funzioni, i capigruppo della maggioranza avevano trovato una convergenza sulla possibilità di un solo passaggio da giudice a PM e viceversa, in un tempo massimo di dieci anni. Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico hanno dunque rinunciato parzialmente ad alcune richieste per convergere verso le posizioni del governo.

Anche Azione di Carlo Calenda aveva fatto un passo indietro rinunciando alla proposta di responsabilità civile delle toghe per accettare la creazione di un fascicolo di giudici e PM volto a segnalare le anomalie più forti via via riscontrate. “Sui contenuti ci siamo” aveva detto il Ministro, evidenziando il clima costruttivo all’interno della maggioranza.

Rischi e nodi ancora aperti

Gli annunci di Italia Viva e Lega di non ritirare gli emendamenti  sui quali c’è parere negativo del governo, però, creano un clima di nuovo ambiguo e non danno certezza del voto che verrà espresso in Commissione Giustizia alla Camera; e il blocco dei lavori odierni, con ricorso al parere del governo, ne è una riprova. Restano ancora diverse le posizioni interne ad una maggioranza in cui convivono forze giustizialiste e forze garantiste, partiti più vocati alla sicurezza o più inclini alla rieducazione della pena. Il governo, per portare a termine l’iter e non disattendere le richieste arrivate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sarà probabilmente chiamato a riequilibrare nuovamente le posizioni, per una convergenza sui tanti compromessi già individuati e su cui il Ministro della Giustizia ha più volte ribadito di non volere ripensamenti, consapevole che il risultato raggiunto è l’unico in grado di portare a termine una riforma della giustizia non più rimandabile e di tenere insieme l’alleanza di governo.

@L_Argomento

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