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Economia

Embargo al gas russo, Berlino si mette di traverso?

Lancia l’allarme l’Associazione tedesca dell’industria chimica (VCI) secondo cui lo stop al gas avrebbe “conseguenze catastrofiche” per l’industria, compresi molti licenziamenti

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Senza il gas russo la Germania avrà molti danni, compresi migliaia di licenziamenti. Questa la vulgata che va per la maggiore a Berlino, dopo che il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha chiesto un embargo completo sulle fonti energetiche russe. Ma il governo federale tedesco ha detto di no a causa delle conseguenze per l’economia e punta sulle importazioni dalla Norvegia, che però coprirebbero solo un quinto delle attuali importazioni annuali dalla Russia.

In panne

Secondo le stime del think tank Bruegel, l’UE investe ogni giorni 15 milioni di euro in carbone, 400 milioni di euro in gas e 450 milioni in petrolio dalla Russia. In caso di embargo totale dalla Russia l’industria chimica tedesca andrebbe in panne e, con essa, quelle direttamente o indirettamente connesse. Lancia l’allarme l’Associazione tedesca dell’industria chimica (VCI) secondo cui lo stop al gas avrebbe “conseguenze catastrofiche” per l’industria in Germania che potrebbe avviarsi verso una spirale fatta di ridimensionamenti e, quindi, di licenziamenti di massa. Il rischio parallelo è quello di una possibile recessione immediata in Europa.

Eurocrisi

Secondo il commissario per gli affari esteri dell’UE, Josep Borrell, non è questo un problema solo tedesco “perché l’economia tedesca è strettamente legata all’economia europea”. La Germania nel 2021 ha importato 37 milioni di tonnellate di carbone, di cui la metà Russia. Nel 2021, la Germania ha pagato alla Russia circa 2,2 miliardi di euro. Per questa ragione il ministro dell’Economia, Robert Habeck, ha detto che è ancora troppo presto per un embargo energetico, perché le “conseguenze economiche e sociali sarebbero ancora troppo gravi”.

Caso Basf

La cancellazione del gasdotto Nord Stream 2 sta incidendo su un colosso come Basf, che accusa un crollo degli utili di quasi il 29% a 1,22 miliardi di euro. Il gruppo petrolifero e del gas Wintershall Dea, di cui BASF ha il 67% e il gruppo di investitori Letter One appartenente all’oligarca russo Mikhail Fridman per il 33%, sono i principali players coinvolti nel gasdotto fermato a causa della guerra in Ucraina.

@L_Argomento

 

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