Droga e gay non sono affari miei. Salvini reloaded

Droga e gay non sono affari miei. Salvini reloaded

Crisi di nervi al vertice della Lega dopo lo scandalo Morisi, che lascia una pessima gestione

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Droga e gay non sono affari miei. Salvini reloaded
Ti incastrano lo spin doctor dei tuoi social media in una sordida storia di festini gay e di droga cosiddetta dello stupro, lui è costretto a dare le dimissioni, e tu che fai per reagire davanti ai
sarcasmi dell’opinione pubblica? Dici ai tuoi ministri di non presentarsi in Consiglio dei ministri dove gli altri stanno votando una ovvia proroga di 30 giorni alla raccolta firme di alcuni referendum tra cui quello per la depenalizzazione parziale del consumo e di coltivazione della cannabis..?

“Signori vi presento Matteo Salvini”, parafrasando  Woody Allen in uno dei suoi più riusciti film, “Broadway Danny Rose”. Così uno non solo si mostra di essere un “non statista”.Ma gli strali della dea Nemesi se li attira addosso come una calamita. O come una calamità. Politica.

Specie per il disegno dichiaratamente neo centrista che tutti gli altri maggiorenti del tuo partito, la Lega, tranne gli ultimi mohicani del populismo, Borghi, Bagnai ecc, stanno perseguendo da tempo. In Europa come in Italia.

Un disegno reso esplicito dal ministro Giorgetti nella ormai arcinota intervista a “la Stampa” uscita anche essa con un tempismo a orologeria rispetto allo scandalo sessuale e di droga che ha coinvolto il povero Luca Morisi. Che adesso tutti cercano di disconoscere. Un disegno che prevede la Lega insieme a Forza Italia e senza la Meloni nel Partito popolare europeo, Draghi quasi a vita al governo, vinca chi vinca alle elezioni del 2023, e Pierferdinando Casini come papabile candidato al Quirinale, sempre che non si scelga la cosiddetta “opzione donna”, che allora vedrebbe in pole position la Elisabetta Casellati o la ministra di giustizia Marta Cartabia.

Un disegno che manderebbe in pre pensionamento – anzi in baby pensione – quel che resta del populismo in Italia: cioè sostanzialmente lo stesso Salvini, o metà di lui a intermittenza, la Meloni e Di Battista. Persone più che “unfit” a qualunque progetto di governo ma anche per quella stabilità politica che sta facendo crescere l’Italia come mai da 30 anni a questa parte.

Chiaro che un pragmatico come Giorgetti a questo punto abbia messo giù le carte: la propaganda d’odio, il vero reato che andrebbe ascritto a Luca Morisi , lasciando stare le piccole storie di debolezze personali di cui poi non importa niente a nessuno e che tutto sono tranne che eventi eccezionali, fa male agli investimenti politici a lungo termine di quella Lega Nord che è fatta di Luca Zaia, oltre che dello stesso Giorgetti, di Fontana e di Fedriga.

Magari reazionari nel profondo proprio come Salvini ma meno propensi al tifo da stadio del tipo che si sente nei coretti “devi morire” nei derby stracittadini quando a infortunarsi è il giocatore dell’odiata squadra avversaria.

Nel breve termine questi atteggiamenti hanno già dato il massimo che si poteva raccogliere e ora è il momento di scaricare personaggi impresentabili politicamente e umanamente, più che per demeriti giudiziari. La stagione delle cicale populiste è finita. Meglio le formiche conservatrici dentro al Ppe e soprattutto al governo con Draghi.
Droga e gay non sono affari miei. Salvini reloaded

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