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Politica

Draghi al Senato: non serve fiducia di facciata. Mazzata a Lega e M5s

Il suo richiamo all’ordine: “Partiti e parlamentari, siete pronti a ricostruire questo patto di unità nazionale?”

LUCIANA LAMORGESE LUIGI DI MAIO MARIO DRAGHI LORENZO GUERINI

La risposta, cari partiti e cari parlamentari, non dovete darla a me ma agli italiani. Ha concluso così il suo intervento in Senato il Presidente del Consiglio Mario Draghi, “chiamato” dal Capo dello Stato a parlamentarizzare la crisi innescata da Giuseppe Conte e da ciò che resta del M5s.

Un discorso preciso, ma forse meno duro rispetto a 48 ore fa, quando sembrava dovesse tutto cadere davvero, mentre l’ex numero della Bce ha lasciato aperto più di uno spiraglio.

Due gli obiettivi delle sue parole: Salvini e Conte. Se qualcuno si aspettava un diretto riferimento all’avvocato pugliese è rimasto deluso. Gli strali di Draghi, ideali e valoriali, ma tutti squisitamente di merito, si sono rivolti alle politiche di entrambi, di cui ne ha smontato cause ed effetti su postura internazionale, sulla guerra in Ucraina, sulle relazioni con Pechino e Mosca, sulla voglia matta di fare altro debito quando uno scostamento di bilancio non serve.

Gli italiani hanno sostenuto questo “miracolo civile”, ha detto riferendosi ai vaccini, alle misure di restrizioni, all’accoglienza spontanea dei profughi ucraini, al Pnrr. Ma il crescente desiderio dei partiti che ha prodotto il progressivo sfarinamento della maggioranza, ha aggiunto, impone di ricostruire questo patto di unità nazionale.

Due le linee tracciate all’esterno dei nostri confini nazionali: l’Ue è la nostra casa e l’esigenza di accelerare sul tetto al prezzo del gas russo, tutti elementi di cui sia Conte che Salvini non sono in accordo, come noto da anni.

Adesso la palla passa sia a chi si dice responsabile ma che già alcune estati fa aveva innescato una crisi e soprattutto a chi ha scelto il momento peggiore per cambiare idea (ammesso che ne abbia avuta una).

@L_Argomento

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