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Dilemma Salvini, dopo le amministrative l’ombra di Fedriga (e del Ppe?)

MASSIMILIANO FEDRIGA POLITICO

Il governatore del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza stato-regioni, Massimiliano Fedriga ha lanciato la sua lista civica, “lista Fedriga”, in ottica regionali 2023. La mossa ha provocato agitazione nella Lega locale, ma anche in Matteo Salvini che sembra non essere in buonissimi rapporti con il governatore.

La “lista Fedriga”

Scelta operata in nome del civismo, fatta per aggregare le forze centriste e moderate da un lato, recuperare voti locali, anche vicini all’ala progressiste e Pd, dall’altro. Sembra richiamare l’idea che fu di Zaia in Veneto, ma appare un progetto politico di ancor più ampio respiro. Il problema principale per la Lega, in Friuli Venezia Giulia, è la crescita esponenziale di FdI nella città di Trieste, baluardo da salvaguardare a tutti i costi. Ma a ben guardare, Fedriga è attualmente l’esponente leghista a cui tutti guardano, qualora ci fosse necessità di operare un cambio ai vertici. La Lega nazionale è da settimane in decrescita nei sondaggi e Salvini è stato più volte corretto nella rotta proprio dallo stesso governatore friulano. E’ successo durante il Covid, sui temi dalla vaccinazione e sulla linea in merito al Green pass (tagliando il cordone ombelicale con l’ala No-vax del partito), ma è avvenuto anche sulla guerra Russia-Ucraina, a valle del viaggio di Salvini in Polonia o recentemente sulla sua intenzione di recarsi da Putin.

Evidente che Fedriga voglia salvaguardare prima di tutto il suo incarico e punti alla riconferma, tuttavia la sua scelta richiama i vertici della Lega ad un’attenta valutazione dei fatti. Al momento, infatti, a Nord-Est la indiscussa leadership delle intenzioni di voto va, infatti, a Fratelli d’Italia, pur essendoci un’elevata fiducia proprio nei governatori leghisti Zaia e Fedriga, ma risulta che gli elettori del Triveneto tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini, sceglierebbero in maggioranza la prima.

I rapporti Salvini-Fedriga

“Penso che chi ha dialogato con Putin negli anni pregressi abbia fatto una cosa buona: cercava di portare Putin nell’alveo occidentale”, aveva detto Fedriga qualche settimana fa, cercando di ammorbidire i toni di accusa intorno al leader della Lega Matteo Salvini. Di contro aveva però ribadito che allo stato attuale occorre riaffermare i valori dell’Occidente e ricordare che ”il benessere in cui vivono i cittadini europei, la democrazia, la libertà, sono dovuti all’Occidente stesso.”

Fedriga ha toni e parole pacate, è un leghista giovane, ma ha dalla sua un’esperienza politica lunga e più volte nel corso degli ultimi mesi ha offerto al proprio leader una sponda moderata su cui poggiare, contribuendo a creare (o seminare) dubbi nella stessa Lega, che si trova ora nella situazione di dover decidere, in vista delle prossime politiche, quale linea cominciare ad adottare. Salvini è apparso, soprattutto rispetto a Russia ed armamenti, infatti, più vicino ai 5S che non al sentire del proprio partito, in maggioranza di governo.

I dilemmi di Salvini e della Lega

Il Covid prima e la guerra poi, hanno risicato la base più populista ed intransigente della Lega e la richiesta che da più parti arriva è quella, invece, di un salto verso l’elettorato più moderato, forse anche in Europa. La scelta di appoggiare il governo Draghi e il voto a favore di un Mattarella bis avevano fatto propendere per una trasformazione della Lega, capace di conquistare la guida del centrodestra. Ma tutto quanto avvenuto nel corso degli ultimi mesi, dalla scelta infelice del viaggio in Polonia alla voglia di farsi mediatore diretto nella guerra Russia-Ucraina, ha mostrato un Salvini ancora bloccato nei vecchi schemi.

La rottura con FdI e con Giorgia Meloni ha fatto il resto, ed anche se a Palermo si è poi giunti ad una convergenza sul candidato unico, la distanza rimane abissale (come ha dimostrato l’assenza dello stesso Salvini alla Convention di FdI dello scorso fine settimana). Come già richiamato da queste colonne sul leader leghista si muovono anche le pressioni per le scelte che la Lega dovrà fare al Parlamento Europeo, dove è stata più volte chiamata all’entrata nel gruppo del Ppe, a patto però di un netto cambio di prospettiva e di orientamento politico.

@L_Argomento

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