Dietro alla rivincita talebana l’ombra di Pechino

Dietro alla rivincita talebana l’ombra di Pechino

Dopo vent’anni di permanenza in Afghanistan le truppe italiane si ritirano, come quelle Usa. Avanzano i talebani, e non sono soli

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Dietro alla rivincita talebana l’ombra di Pechino
Chi o cosa c’è dietro all’inarrestabile avanzata dei talebani in Afghanistan? Le città riconquistate dai fanatici dell’Islam integralista, armati di tutto punto, sono dieci. Manca Kabul, la capitale, ma già due quartieri sono caduti sotto la bandiera della formazione militante estremista. Dopo vent’anni si ritirano gli Americani, e così il contingente francese e quello italiano.

I nostri, impegnati nel programma di “democracy building” con corsi di educazione civica e formazione per giudici, agenti di polizia, apparati di sicurezza dello Stato, tornano a casa con una doppia scottatura: sul piano militare, abbiamo subito perdite invano.

Le nostre posizioni non sono state difese dall’esercito regolare. Quello talebano possiede armamenti sorprendentemente nuovi ed efficaci: che sia stato armato da una potenza straniera?

Non sono pochi i sospetti sulla Cina. Il gigante cinese guarda alla possibilità di mettere le mani sull’Afghanistan facendone una terra di conquista per manodopera e prodotti agricoli, per le riserve petrolifere e di gas che gli autoctoni hanno a lungo sottostimato. Pechino no: sa quel che vuole e sa dove trovarlo. A costo di allearsi con un insolito partner. L’islamismo in Cina è bandito al punto che gli Iuguri sono considerati come cittadini di serie B e la pratica religiosa nelle moschee è vietata in buona parte del Paese. Ma tant’è anche i talebani possono aprire per Pechino le porte del più ricco produttore di oppiacei al mondo, oltre allo zafferano: due ingredienti che compongono la ricetta perfetta per la medicina tradizionale cinese e per le sue tradizioni.

Dalla nostra Farnesina ci si sarebbe aspettati lecitamente qualche considerazione di peso su una materia tanto scottante. Invece ieri Gigi Di Maio ha rilasciato una intervista al Corriere nella quale spiega che va tutto benissimo, che gli afgani adesso conoscono la democrazia e che noi il nostro dovere l’abbiamo fatto. Tutto sbagliato. In Afghanistan ieri sono ricomparse le liste di proscrizione per chi ha partecipato a corsi di democrazia. E a Kabul sono spuntate le liste con le donne non sposate, minacciosamente.

Per il nostro ministro degli Esteri va tutto bene, pensa solo a dire che noi dobbiamo essere fieri del lavoro fatto e tornare a casa. Interpreta una maggioranza? Noi non lo crediamo. Si è fieri del lavoro che dà dei frutti, e non si è mai fieri di voltare le spalle e abbandonare una missione militare a metà.

Piovono critiche dalla politica al mondo degli esperti all’indirizzo dell’ex bibitaro del San Paolo. Lui non se ne cruccia. “La pace vince sempre”, sillaba al Corriere. È tutto un bacio Perugina, visto dalla Farnesina. La notte cala sull’Afghanistan lasciato a morire, ma chi volete che se ne preoccupi, a Ferragosto.
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