Di Donna è la parola tabù per La7

Di Donna è la parola tabù per La7

Curiosa conduzione di Floris durante DiMartedì di ieri. Giannini interroga Conte, che elude e poi salta tutto

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Di Donna è la parola tabù per La7
Strano caso nello studio de La7 che ospita la popolare trasmissione DiMartedì. Entra in studio, per l’ennesima volta, un ospite fisso che evidentemente sta molto a cuore all’editore Urbano Cairo: l’ex premier Giuseppe Conte.

Mentre tutti gli altri leader di partito vengono chiamati per cognome, o tutt’al più “segretario”, gli ossequi rivolti dal conduttore all’avvocato dei Cinque Stelle pretendono che lui, e solo lui, venga chiamato “Presidente”. Verrebbe da chiedersi: Presidente di cosa? Nei Cinque Stelle non ha questa carica. Ma andiamo avanti. “Presidente, abbiamo bisogno del parere di un Costituzionalista, ci dica…” si rivolge a lui Giovanni Floris.

Conte annuisce e risponde. Ma non è neanche Costituzionalista. Insegna diritto privato. L’ala del diritto opposta a quella del diritto pubblico, di cui è branca quello Costituzionale. Floris propone all’avvocato domande concordate, le risposte arrivano sul filo del sorriso. “Non devono esserci ambiguità nella scelta di stare contro i no green pass”, ha così modo di tuonare Conte dall’alto del podio che la tv di Urbano Cairo gli ha accomodato.

Proprio lui? Il leader dei grillini? Sì, e giusto a poche ore dopo la notizia di Beppe Grillo che accarezza la pancia dei no Green pass e chiede il tampone gratis per tutti per bypassare il vaccino. Ma indovinate a quel punto quando e come Floris ha posto la domanda su Grillo a Conte? Mai. Floris ha finto di non sentire, pronto a voltare pagina appena l’amico dell’editore rischia la scivolata.

Entra però in collegamento Massimo Giannini. Riassume la questione dell’avvocato Di Donna, lo scandalo che tocca Giuseppe Conte più da vicino: il socio dello studio legale indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze per presunte tangenti legate alla fornitura di dispositivi sanitari durante l’emergenza pandemica. Conte reagisce con una mimica facciale che è tutta un programma, ma la regìa decide di non insistere. Giannini chiede all’ex premier quale sia il suo rapporto con Di Donna, “dica finalmente una parola chiara”.

Conte lo carica come un toro ferito nell’arena. “Lei non mi ha mandato un giornalista de La Stampa a seguire il mio tour”, dice. E poi alza la voce, da politico corazzato. “Mai avuto rapporti con lui negli ultimi tre anni”. E all’improvviso Giannini – chiamato pesantemente in ballo, che avrebbe dunque avuto diritto di replica – scompare dal video.

L’immagine è presa a prestito dalla tv di Stato della Corea del Nord: l’inquadratura con Giannini crolla, subito si rientra in studio e Floris con una piroetta, anche fisica, guarda il povero Landini (Cgil) seduto in studio e si precipita a fargli una domanda sulla manifestazione prevista sabato. Che è successo? Una scena tagliata, e tagliata male? Davvero uno spettacolo triste, una pagina di non corretta informazione.

Sarebbe interessante se da adesso in poi in tutti i talk ogni giornalista vero si impegnasse a fare la stessa domanda a Giuseppe Conte. Vediamo se salta la linea, si oscura il video, si silenziano i microfoni o se – nell’impossibilità materiale di riuscirci – dietro le quinte si vedrà l’ombra di Casalino che va a spegnere il generatore di corrente dello studio.
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