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Politica

Decreto energia, i 3 miliardi di Draghi per alleviare i dolori della crisi

ROBERTO CINGOLANI MINISTRO TRANSIZIONE ECOLOGICA

Approvato dal Consiglio dei ministri il nuovo decreto per far fronte ai rincari dell’energia elettrica e del gas. Il Dl Energia azzera gli oneri di sistema sulla luce e abbassa l’iva sul gas al 5%. In totale 3,27 miliardi di euro per ridurre i prezzi delle bollette.

Cosa contiene il decreto e quali prezzi taglia

Il decreto legge, con misure urgenti per il contenimento dei costi dell’energia elettrica e del gas naturale per il terzo trimestre 2022 e per garantire la liquidità delle imprese che effettuano stoccaggio di gas naturale, dà il via libera a alla proroga del taglio dei prezzi delle bollette di luce e gas, oltre che a un contributo per le aziende che importano gas naturale sul mercato italiano. Previsto anche un provvedimento sui carburanti che arriverà successivamente.

Lo stanziamento messo a disposizione per il nuovo intervento del Governo, proposto dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e dai ministri dell’Economia e della Transizione ecologica, Daniele Franco e Roberto Cingolani, ammonta a complessivi 3,27 miliardi di euro.

Nel decreto è previsto l’azzeramento degli oneri generali di sistema nel settore elettrico (2.080 milioni di euro) e la riduzione dell’Iva (480,98 milioni) e degli oneri generali nel settore del gas (710 milioni), per cui il decreto definisce che: “le fatture emesse per i consumi stimati o effettivi dei mesi di luglio, agosto e settembre 2022, sono assoggettate all’aliquota iva del 5 per cento“.

La ministra per la Famiglia Elena Bonetti ha dichiarato “Oggi abbiamo prorogato le misure a sostegno di imprese e famiglie: un ulteriore conferma dell’impegno del Governo”. Ed ha preannunciato un prossimo intervento anche sul prezzo del carburante: “A breve ci sarà un altro provvedimento per il contenimento dei prezzi dei carburanti”.

I destinatari del decreto

Anche nel terzo trimestre del 2022, dunque, le famiglie e le imprese italiane potranno contare sulle misure di sostegno del Governo per aiutarle a fronteggiare i continui rincari delle bollette energetiche. La misura relativa all’energia elettrica vale oltre che per le famiglie, anche per l’illuminazione pubblica, le colonnine di ricarica di veicoli elettrici in luoghi accessibili al pubblico e le utenze connesse in media e alta o altissima tensione.

Per le società energetiche che importano gas, viene prorogato fino al 31 marzo 2023 la tassazione sugli extraprofitti, un vero e proprio contributo di solidarietà introdotto per imprese con contratti superiori ad un anno: non è determinata la quota percentuale del contributo (che spetterà ad Arera), si indicano solo i criteri di calcolo.

Alle imprese di stoccaggio del gas, danneggiate dalla guerra Russia-Ucraina e dalle sanzioni collegate, viene estesa fino al 31 dicembre 2022 la misura temporanea di sostegno alla liquidità introdotta con il Decreto Aiuti: garanzia finanziaria, prestata da Sace, per facilitare le società nell’acquisto di gas da stoccare in vista del prossimo inverno.

L’ulteriore intervento che arriverà sulle accise carburanti è necessario perché l’attuale taglio è in scadenza all’8 luglio prossimo, mentre i prezzi di benzina e diesel hanno comunque ricominciato a superare i 2 euro: un nuovo intervento del governo serve per evitare ulteriori spinte inflazionistiche.

Gli effetti del decreto

Sicuramente le misure messe in campo aiuteranno ad allegerire la pressione dei rincari energetici che gravano sulle famiglie e sulle imprese.

Il fronte più caldo resta quello degli stoccaggi però: i diciotto importatori italiani di gas faticano a riempire gli stoccaggi, perché a questi prezzi di mercato è difficile trovare la liquidità per comprare. L’intervento della Sace a garanzia dei crediti sarà fondamentale. In un’intervista al Financial Times, però, Faith Birol, capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia ha dichiarato: “L’Europa dovrebbe essere pronta nel caso in cui il gas russo sia completamente tagliato fuori”.

Uno scenario che potrebbe essere fortemente rischioso per l’Italia, anche se il ministro Cingolani continua a rimanere ottimista del raggiungimento del 90% di stoccaggio di gas entro la fine del 2022 (al momento siamo al 55%). Infatti, dopo l’incontro con le aziende del settore energetico sul gas ha dichiarato: “Stiamo facendo la strategia per arrivare al riempimento degli stoccaggi in tempo utile col 90%.  Disponibilità totale da parte di tutti, stanno lavorando come matti. Sono molto confortato da questa cosa”. Al momento, secondo Snam la situazione è sotto controllo: ogni giorno si stoccano circa 28 milioni di metri cubi di gas (anche con il taglio del 50% delle forniture), e l’offerta rimane superiore di 20 milioni di metri cubi alla domanda. A fronte di un taglio definitivo, però, il riempimento diventerebbe problematico: al momento Snam ha riserve per 4,5 miliardi di metri cubi, mentre gli altri importatori insieme detengono 13,5 miliardi di metri cubi.

Così, se da un lato Cingolani continua a lavorare su un price cap europeo “che taglia i picchi”, dall’altro insiste per “il disaccoppiamento dell’energia elettrica rinnovabile”. Senza tralasciare, però, la necessità di tornare ad utilizzare le quattro centrali a carbone rimaste: sembra che nella riunione al ministero, infatti, si sia discusso anche di questo, per ricominciare a produrre energia in Italia e risparmiare quindi gas da destinare alle riserve energetiche del nostro paese.

@L_Argomento

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