Connect with us

Hi, what are you looking for?

Politica

Ddl Zan e fine vita: ci risiamo. Cosa si rischia nella maggioranza

SIMONA MALPEZZI POLITICA, ENRICO LETTA POLITICO, ALESSANDRO ZAN POLITICO, MONICA CIRINNA' POLITICA

A sei mesi dallo stop torna in Senato il Ddl Zan, nella stessa formulazione con cui era stato bocciato lo scorso ottobre. Il Partito Democratico forza la mano e sfida il centrodestra, ma è subito scontro. In commissione Sanità, poi, il senatore Simone Pillon abbandona l’ufficio di presidenza, dopo il rifiuto alla sua richiesta di far procedere insieme lavori su fine vita e stupefacenti (in discussione in commissione Sanità).

Ddl Zan

Il testo contro la omotransfobia, abilismo e contrasto ai crimini d’odio (Ddl Zan) era stato approvato dalla Camera il 4 novembre 2020. Il 27 ottobre del 2021, il voto segreto in Aula al Senato ne aveva decretato la bocciatura (per 23 voti), attraverso il cosiddetto sistema della “tagliola” (richiesta di “non passaggio all’esame degli articoli” che era stata fatta da Lega e Fratelli d’Italia). A sei mesi di distanza il Pd ripresenta a palazzo Madama lo stesso provvedimento ed è Enrico Letta che ieri, in conferenza stampa con Simona Malpezzi, Monica Cirinnà e Alessandro Zan, ha chiarito: “Sappiamo che questo testo è stato bocciato, ma il nostro obiettivo non è piantare una bandiera. Riteniamo che sia possibile e doveroso entro la fine di questa legislatura. Credo sarebbe una sconfitta se chiudessimo senza aver portato a termine l’approvazione di questo provvedimento”.

Il senso dell’iniziativa rimane la volontà di riallineare le scelte politiche alle richieste che arrivano dalla società civile. “Sullo Zan noi faremo di tutto, il nostro scopo è ottenere una legge contro i crimini d’odio senza lasciare indietro nessuno” ha dichiarato la Cirinnà. E lo stesso Zan ha poi aggiunto: “Abbiamo sempre dato la disponibilità per eventuali modifiche, purché non si escluda dalla tutela della protezione delle persone o delle categorie sociali”.

I punti controversi del Ddl

Gli articoli su cui il Ddl Zan non è mai riuscito a trovare convergenza, sono stati tre: identità sessuale, libertà di espressione ed istituzione della giornata contro l’omofobia nelle scuole. Il testo, composto in tutto da 10 articoli, uniforma i reati collegati all’omofobia a quelli sanciti dall’articolo 604 bis del Codice Penale, che contrasta il razzismo e l’odio su base religiosa, punendo con la reclusione fino a quattro anni le discriminazioni basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. Le critiche arrivate dal centrodestra hanno sempre fatto leva sul fatto che la legge andrebbe, così, a creare fattispecie di nuovi reati di opinione.

“Riteniamo che questo provvedimento va oltre le logiche di maggioranza e soprattutto di questa maggioranza molto particolare che sostiene il governo Draghi”, ha sottolineato ancora Enrico Letta, cercando di attutire il potenziale effetto negativo della scelta Dem e ribadendo che non possono esistere vincoli di maggioranza intorno ai temi dei diritti civili.

Reazioni e problema ‘fine vita’

Dal centrodestra sono arrivate subito reazioni di chiusura alla proposta Pd. “Introdurre nuove discriminazioni e reati di opinione è una scelta sbagliata, che si confermerà perdente”, ha dichiarato Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia. E dalla Lega è partito subito l’affondo del senatore Simone Pillon: “Non ci sono ferite da sanare, ci sono ideologie da imporre vedi l’identità di genere, che porta un uomo a vincere tutte le gare femminili o i bambini nelle scuole da indottrinare con la teoria gender.” Le posizioni sembrano essere, dunque, più che radicate, tra favorevoli e contrari. Il percorso del ddl Zan dovrà iniziare da capo e passare per l’approvazione, prima in Commissione e poi in Aula, in entrambi i rami del Parlamento. Questo significa che, salvo trovare convergenze immediate sui punti controversi, non sarà semplice un’approvazione entro marzo 2023.

Sempre in tema di diritti civili, poi, si registra lo scontro di ieri in commissione Sanità tra il senatore Pillon ed esponenti 5S, +Europa ed Azione, contrari a far procedere insieme i lavori sulla legge del fine vita e quella degli stupefacenti (in discussione alla commissione Giustizia), ritenendola solamente una scelta ostruzionistica, per arrivare a non approvare nessuno dei due provvedimenti. “La Lega ha scelto la via del boicottaggio di tutti i provvedimenti che riguardano la libertà di scelta dei cittadini sui temi etici” ha dichiarato Giorgio Trizzino di Azione, commentando la scelta di subordinare l’esame del testo sul suicidio assistito a quello del testo sugli stupefacenti. E sia Pillon che Ostellari hanno deciso, in protesta, di abbandonare l’ufficio di presidenza delle commissioni Giustizia e Sanità.

@L_Argomento

Articoli Correlati

Politica

A margine della conferenza programmatica dei Verdi a Roma, Enrico Letta ha dichiarato: “Se non vogliamo che scatti in Italia quello che è successo...

Politica

Nei 13 capoluoghi di provincia, il centrosinistra passa da 3 a 7 sindaci, mentre il centrodestra scenda da 10 a 6  (di cui due...

Politica

Il Pd al nord ha fatto il suo dovere, è mancato allora l'apporto del M5s al sud, un tempo roccaforte di voti e Rdc,...

Politica

Durante la presentazione del libro di Giovanni Orsina ‘Una democrazia eccentrica’, insieme alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, Enrico Letta ha paragonato sé...