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Politica

Da Tanzi al decennio Pizzarotti, così Parma si guarda allo specchio (e scommette sul civismo)

FEDERICO PIZZAROTTI SINDACO PARMA

Dalla Parma che negli anni 90 con Calisto Tanzi era capitale dei principali marchi del food&beverage italiani, alla Parma 2022 che si appresta a votare. Nel mezzo un interregno di 10 anni di Pizzarotti, primo sogno del trionfalismo da revenche pentastellato e poi peggior incubo del movimento stesso. Un laboratorio politico di alleanze di cui molti attendono i risultati.

Gli anni 90 e il crack Parmalat

Quando Calisto Tanzi, patron della Parmalat acquista il Parma Calcio, nel giro di qualche anno la città emiliana diventa un centro di attrazione non solo per lo sport, ma anche per la classe dirigente, per l’economia e per la cultura. Fino al 2000 la città vive un’epoca di splendore culturale e politicamente il ritorno di immagine viene sfruttato alla grande da sindaci come, ad esempio, Elvio Ubaldi. La favola del Parma di Tanzi termina nel 2003, quando in seguito al crac Parmalat, Tanzi viene arrestato. Il contraccolpo sulla città è stato inevitabilmente forte e per anni gli strascici del caso hanno pesato anche sull’economia e sulla gestione politica cittadina. Nel frattempo nasceva anche il M5S di Beppe Grillo e Davide Casaleggio: Parma e la netta vittoria di Federico Pizzarotti nel 2012 furono la prima grande rivendicazione politica del movimento. Ma alla prova dei fatti, al momento di cominciare ad amministrare una grande città e il passaggio dal dire al fare, sono stati anche i primi forti inciampi per il movimento.

Gli Anni di Pizzarotti

Nel 2011 il Comune di Parma viene commissariato, a seguito delle dimissioni dell’allora sindaco Pietro Vignali. Il Movimento Cinque Stelle riesce a massimizzare la sua spinta populista e anticasta, ottenendo nel 2012 il suo primo Sindaco in una grande città italiana. Pizzarotti la sera della sua prima elezione disse: “Siamo la politica delle persone normali, la gente lo ha capito. Ci sarà tantissimo da lavorare. Non ho ancora sentito Grillo. Penso che ci sentiremo in serata. Il risultato è unico” e sul blog di Beppe Grillo i militanti in festa: “Ricordiamo questo giorno! È nata la Terza Repubblica! A volte i sogni diventano realtà!”

Nel 2016 lo strappo col movimento è però definitivo e netto (complice anche la realizzazione del termovalizzatore) e segna una nuova storia per il governo della città e per il futuro dei 5S. Pizzarotti con la sua lista civica verrà rieletto anche nel 2017 per un secondo mandato e nei saluti che ha dato alla città nei giorni scorsi ha ripercorso i suo 10 anni da primo cittadino: “Dal lavoro sul debito abbattuto alla grande alluvione, dalla nomina di Capitale Italiana della Cultura passando infine per il dramma della pandemia”. Pizzarotti si dice orgoglioso dell’eredità che lascia alla città, malgrado le tante critiche ricevute sul fronte culturale e della sicurezza. Piuttosto lascia poco spazio al destino politico del movimento che l’ha appoggiato agli inizi: «È stata una grande occasione persa. Molti elettori, quando emerse l’alternativa del MoVimento, non votavano da anni. Riportarli a sperare in un rinnovamento della politica, ora, dopo aver visto come è andata anche in queste ultime settimane di scontri e veleni, mi pare dura. Molti torneranno a votare quelli che votavano prima, altri abbasseranno la saracinesca per sempre. È questo il danno più grave”.

Le elezioni 2022

Il 12 giugno prossimo, con eventuale turno di ballottaggio il 26 giugno, Parma è tra le città che torna al voto. I candidati principali sono Michele Guerra (assessore alla Cultura della giunta Pizzarotti), appoggiato dal centrosinistra e Pietro Vignali, ex Sindaco ed appoggiato dal centrodestra. Il M5S non parteciperà alla competizione e per i molti opinionisti locali, per Pizzarotti già solo questo è come ottenere ‘un terzo mandato’. Il Sindaco uscente, infatti, ha contribuito alla disgregazione in atto nel movimento ed è stato forse il primo a mettere in evidenza come la professionalità della classe dirigente proposta fosse il vero tallone d’Achille dei pentastellati. La Parma post pandemia soffre in sicurezza e in problemi culturali e in ambito economico, tuttavia offre notevoli punti di forza su cui tutti gli sfidanti ribattono e si stanno confrontando, soprattutto il rilancio culturale e del tessuto della piccola imprenditorialità e del commercio. Da un punto di vista puramente politico è forse la città da cui si potrà comprendere di più quanto il PD sia competitivo con un M5S di basso profilo. Anche per il centrodestra, Parma è un cantiere di alleanze in sperimentazione, con le tante forze di centro che hanno convogliato i propri candidati intorno alla figura di Vignali, in attesa di verificare se al ballottaggio anche FdI appoggerà l’ex Sindaco.

Civismo

Il civismo può essere letto come un punto di partenza fisiologico vista la provenienza appunto civica di alcuni candidati come Vignali. Il territorio stanco e demotivato, può brillare di luce propria grazie alla rete del civismo. Comuni, agorà, piazze dove liste civiche, realtà associative, esponenti delle professioni rappresentano la benzina pura e potabile per ricominciare a tessere una tela. Il “filo civico” dunque, è utile per andare a recuperare anche punti tra loro (apparentemente) lontani, ma che attendono solo l’occasione di aggregarsi. Accoglienza e non esclusione, in riferimento alle dinamiche che hanno caratterizzato la governance cittadina legata al M5s. Potrebbe toccare al civismo mettere in piedi non la Parma di ieri, ma l’altra Parma che oggi può tornare con una guida sicura e senza esperimenti.

@L_Argomento

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