Crolla un ponte a Roma, i simboli contano

Crolla un ponte a Roma, i simboli contano

Colpito da un incendio divampato a causa di una fuga di gas, brucia e crolla parte del Ponte dell’Industria nella notte in cui si aprono le urne

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Crolla un ponte a Roma, i simboli contano
A Roma più che altrove i ponti sono simboli. Meglio: i ponti sono il simbolo. Perché la città, alla sua fondazione, è stata tanto a lungo divisa tra due sponde da aver cercato incessantemente di costruire ponti per unire i suoi cittadini. Il numero di morti dovuti alla difficoltà dell’impresa, ricordano gli storici dell’età augustea, è impressionante.

Tanto che al centro esatto della Capitale campeggia il “ponte rotto”, di età tardo repubblicana, di cui rimane un monumentale monito di marmo. Roma è tutta raccontabile dai ponti: il solo luogo che invariabilmente, da millenni, unisce non solo due rive ma persone, epoche storiche, stili architettonici, persone e destini. Il Pontefice – da: ponte ficet – era chi, ponendosi a capo dei costruttori, sapeva unire le sponde divise dei romani.

E così quando nella notte in cui si aprono le urne per cambiare il sindaco di Roma il ponte dell’Industria, tra il quartiere Ostiense e viale Marconi, viene avvolto dalle fiamme, ecco che la divinazione degli auspìci e degli aùguri ritorna in vita.

Dopo anni di incuria e abbandono la Capitale è ferita. Dice qualcuno: moribonda. Certamente scottata dall’esperienza dei Cinque Stelle. Bruciata. Il ponte dell’Industria – che a Roma tutti chiamano ‘ponte de fero’ – viene arrostito dalle condotte del gas saltate in aria.

E la sua torcia illumina mezzo milione di romani in giro per il sabato sera, che ne ritraggono la pira ardente in migliaia di foto sui social. In una metropoli che si fatica a esplorare in una vita, ecco quel rogo altissimo che segna un nuovo epicentro: l’apice funesto della distruzione. Il miglior simbolo possibile per la Capitale caduta in mano ai nuovi barbari ed esausta, svuotata, infine plasticamente incendiata dall’incuria.

La mancanza di manutenzioni, cifra stilistica costante della giunta Raggi, non poteva non lasciare danni rilevantissimi.

C’è chi tira in ballo la Roma incendiata da Nerone. Io penso più alla scena finale del Caimano.

La buona notizia è che i romani stanno votando per spazzare via la cenere, da domani si tornerà a costruire. E quel ponte risorgerà, come Roma: più forte e più bella di prima.
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