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Così la guerra in Ucraina sta trasformando il mercato del petrolio

Certamente a conflitto finito il mercato tornerà alla normalità, ma bisognerà vedere quando e in che modo, dal momento che già gli ultimi due anni si sono rivelati complicati per le sorti di compagnie e utenti.

Il mercato petrolifero mondiale nell’occhio del ciclone, per via di una trasformazione che era già iniziata prima della guerra in Ucraina. Ora i fattori destabilizzanti si moltiplicano, con conseguenze dirette su domanda e produzione. Certamente a guerra conclusa il mercato tornerà alla normalità, ma bisognerà vedere quando e in che modo, dal momento che già gli ultimi due anni si sono rivelati complicati per le sorti di compagnie e utenti.

Qui Usa

Il Segretario di Stato americano Anthony Blinken ha dichiarato che, se la Russia decidesse di ritirarsi dall’Ucraina, gli Stati Uniti non eliminerebbero le sanzioni. Per cui lo scenario attuale che impatta su energia e prezzi non muterebbe nel breve periodo, anche perché Vladimir Putin non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro. Il fatto che l’Europa abbia scelto di scommettere sul Gnl americano avrà un impatto sul greggio, nel medio periodo e non solo. Significa che i prezzi del petrolio e del gas rimarranno alti per lungo tempo.

Tra l’altro gli Usa, come osservato anche da Bloomberg, potrebbero decidere di esportare greggio preso della riserva strategica al fine di abbassare i prezzi alla pompa. Bisognerà però valutare la reazione dei prezzi, visto che la Casa Bianca due settimane fa aveva annunciato il piano di rilascio: ma subito il WTI era sceso sotto i 100 dollari. Negli ultimi giorni però ha recuperato le perdite, anche se poi il greggio texano scende sotto i 100 dollari al barile mentre il brent perde il 3,2%.

Qui Cina

La domanda cinese di petrolio è crollata a 1,2 milioni di bpd ad aprile, per questa ragione si prevede che le raffinerie cinesi abbasseranno le loro produzioni. La motivazione si ritrova nelle politiche “zero COVID” perseguite dal governo che impone rigidi blocchi, come quello applicato a Shanghai.

Secondo le previsioni diffuse dalla Reuters, le raffinerie in Cina dovrebbero ora ridurre di quasi 1 milione di barili al giorno, ovvero il 6,3% della produzione media fatta registrare negli ultimi mesi.

Previsioni

Già da giorni l’OPEC e l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA) hanno commentato l’indebolimento della domanda cinese come un elemento decisivo per la riduzione della domanda globale di petrolio, accanto al fattore bellico. Le previsioni della IEA sono state tagliate di 260.000 barili al giorno, mentre secondo l’OPEC di quasi 500.000 barili al giorno sulla scia della minore crescita economica globale.

Inoltre secondo JP Morgan i prezzi del petrolio potrebbero salire fino a un record di $ 185 al barile se l’Unione europea agisse per imporre un divieto immediato completo alle importazioni di petrolio russo. Ma Austria, Germania e Ungheria continuano ad essere contrarie.

@L_Argomento

(Foto: Flickr)

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