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Cosa succede nel centrodestra dopo l’harahiri sulle amministrative in Sicilia

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La rottura in Sicilia sembrava essere stata scongiurata, ma nel primo pomeriggio di ieri, quando la candidata a sindaco di Palermo per Fratelli d’Italia Carolina Varchi ha annunciato il suo passo indietro e l’endorsement per Roberto Lagalla, la frattura è apparsa definitiva. E ora, non è chiaro cosa possa succedere nel centrodestra, già in vista delle prossime regionali di autunno.

Palermo e Sicilia

“È stato più facile organizzare la conferenza di Yalta” aveva detto ieri Ignazio La Russa, dopo che Matteo Salvini aveva proposto un vertice di coalizione con la presenza di Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, nel tentativo di ricompattare il centrodestra ed evitare che Fratelli d’Italia si schierasse con un altro candidato a Palermo. Lo stesso Salvini però, non aveva appoggiato la richiesta della Meloni di dichiarare fin da subito la scelta unitaria per Nello Musumeci alle prossime regionali, dichiarando: “Io direi chiudiamo con coalizioni compatte le elezioni del 12 giugno e poi ragioniamo di tutto il resto. Una cosa per volta”.

Ma i dirigenti siciliani di FdI hanno mal digerito l’ennesimo tergiversare degli alleati e alla fine hanno spinto il piede sull’acceleratore e hanno deciso di scindere la coalizione in vista delle amministrative. Da una parte, quindi, FI e Lega in appoggio all’azzurro Francesco Cascio (con anche gli autonomisti), dall’altra FdI che ha deciso oggi di convergere sul centrista ed ex assessore del governo Musumeci, Roberto Lagalla, che ha tra gli altri l’appoggio di Italia Viva. “Il problema è che Fratelli d’Italia ha utilizzato Palermo come merce di scambio e Palermo non è merce di scambio” ha dichiarato il commissario di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Miccichè, lasciando poco margine alla possibilità di ricomporre la frattura.

Centro e centrodestra

Nella mattinata di ieri, il governatore della Liguria, Giovanni Toti, ha presentato le liste di Italia al Centro, in vista delle prossime amministrative di giugno e non si è sottratto dal dichiarare che: “la Sicilia mi sembra la fotografia, in tutta franchezza, di un centrodestra che ha bisogno di un importante tagliando e qualcuno continua a far finta che non sia così”, aprendo il campo a tutti i centristi che in questo momento trovano difficile una collocazione nelle file del centrodestra, ma anche del centrosinistra.

La lotta per la leadership all’interno della coalizione di centrodestra tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni si sta dipanando sotto gli occhi del fondatore di Forza Italia, Silvio Berlusconi che ha tentato in extremis di ricucire lo strappo siciliano che da Palermo arriverà fino alle prossime elezioni regionali e poi diventerà di carattere nazionale. La leader di FdI è sempre più in ascesa e intenzionata a dare battaglia, soprattutto contro un avversario che al momento appare appannato, in calo di consensi e alla ricerca di una nuova fisionomia politica da dare a sé stesso ed alla Lega. Berlusconi ha recentemente indicato Matteo Salvini come suo successore naturale, ma c’è chi riconosce invece la Meloni più carismatica e capace.

Alleanza variabile

In prospettiva delle elezioni nazionali, la variabile della legge elettorale potrebbe non poco pesare sugli equilibri e sulle scelte: un ritorno al proporzionale farebbe definitivamente scindere il legame FI – Lega – FdI, mentre il mantenimento dell’attuale sistema potrebbe (gioco forza) permettere un ricompattarsi delle forze. In termini puramente politici rimangono, poi, da ricomporre le divergenze di vedute in politica economica (neoliberali vs neostatalisti), ma anche in ambito europeo ed in politica internazionale. La Sicilia è sempre stata un barometro per la politica nazionale e probabilmente, già il 12 giugno, ci dirà da che parte inizia a tirare il vento dell’elettorato di centrodestra.

@L_Argomento

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