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Politica

Cosa non torna nel no populista al dl concorrenza

OMBRELLONI LETTINI

Ieri era saltata l’intesa sul Ddl concorrenza. Oggi, in una corsa contro il tempo per l’approvazione, è stato trovato un accordo nella maggioranza, in merito alle concessioni balneari. Entro il 30 maggio, la legge deve passare alle camere per non incorrere in problemi di tempistiche nella realizzazione degli obiettivi del Pnrr, in vista della tranche di giugno.

Il valore residuo dell’indennizzo

Tutti i problemi da sciogliere intorno al Ddl concorrenza ruotavano intorno all’Art.2 e al tema dell’indennizzo per i balneari che, a scadenza delle concessioni, non sarebbero riusciti a subentrare a se stessi. La proposta del governo era di valutarli al netto degli ammortamenti (‘residuo’ appunto), ma Lega e FI oltreché FdI hanno alzato le barricate, richiedendo invece indennizzi più alti che rispecchiassero il valore dei beni senza tener conto dei costi già ammortizzati dai proprietari e dai guadagni comunque prodotti nel corso degli anni.

La critica, soprattutto da Lega e FdI è che il governo voglia fare un’operazione di svendita del patrimonio balneare italiano a favore dei grandi gruppi stranieri, solo per assecondare le richieste dell’UE che preme per la realizzazione delle scadenze del Pnrr. Ma Draghi ha più volte ricordato (soprattutto con l’ultimatum dato pochi giorni fa proprio sul Ddl in questione) che il suo governo deve mantenere fede alla natura del mandato che gli è stato affidato, in primis la realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e l’Italia non può concedersi né scivoloni né ritardi rispetto a quanto previsto, accettato e validato dalla UE.

L’accordo raggiunto

E’ proprio sul valore in base al quale saranno calcolati gli indennizzi per le aziende che non otterranno il rinnovo dopo anni di attività, quando dal 2023 scatteranno le gare (con deroghe di massimo un anno), che solo questa mattina è stato raggiunto un accordo di maggioranza. La sostanza è che si prevede l’indennizzo per i concessionari uscenti ma i criteri per la sua quantificazione vengono rinviati ai decreti delegati. Quindi sparisce il criterio del residuo indicato dal governo, ma non vengono chiariti comunque i termini di definizione degli indennizzi. In giornata, comunque, la commissione industria chiuderà il voto sul ddl permettendo che la scadenza del 30 maggio sia rispettata.

Ricordiamo che la previsione delle gare di appalto per le concessioni arrivano dalla nota Direttiva Bolkestein, emanata più di 15 anni fa dalla UE e che prevede la liberalizzazione dei servizi all’interno del mercato unico europeo, attraverso bandi e gare di appalto allargate. L’obiettivo primario della riforma dovrebbe essere, infatti, quello di creare nuove condizioni di impresa su quello che è a tutti gli effetti un bene pubblico, e le nuove concessioni rispettando i criteri previsti dovrebbero dunque favorire anche un abbassamento dei prezzi e un migliore accesso alle risorse.

Le reazioni

“Questo mese è stato decisamente intenso perché i temi che sono stati affrontati sono alcuni ultradecennali (quello dei balneari quasi secolare) e investono tutta una serie di interessi, privati certamente ma anche nazionali” ha commentato il viceministro allo sviluppo economico, Gilberto Pichetto.

Dal Pd l’accordo è definito ragionevole: “crediamo che alla fine i decreti delegati, che saranno discussi dal Consiglio dei ministri, risolveranno bene la questione, trovando un buon punto di equilibrio” ha detto Antonio Misiani, responsabile Economia dei dem.

Dal M5S si ribadisce che “Questa riforma interrompe l’odiosa prassi delle ‘dinastie balneari’” e FI si dichiara soddisfatta con Gasparri e Mallegni: “ll nostro obiettivo resta quello di garantire un’apertura nel sistema produttivo senza però danneggiare chi ha fatto investimenti”, rivendicando di aver ottenuto quanto richiesto: la tutela del valore dell’imprese con adeguati indennizzi e un differimento dei tempi.

FdI e la Direttiva Bolkenstein  

Durissima la reazione di Giorgia Meloni: “Da un governo del genere, e dai decreti attuativi che è chiamato ad emanare, non ci aspettiamo altro che la mazzata definitiva a decine di migliaia di imprese che rappresentano un pezzo fondamentale del nostro turismo. Un tempo andava di moda l’esproprio proletario a vantaggio dello Stato. Ora lo Stato espropria i privati a vantaggio di altri privati, più grandi e più forti.” criticando senza se e senza ma l’accordo raggiunto nella maggioranza.

A tal proposito, Stefano Fassina di Leu, pur riconoscendo il senso di responsabilità nell’approvazione del decreto, ha però ricordato che la Direttiva Bolkenstein presenta degli squilibri che devono al più presto essere corretti: “Il Parlamento deve impegnare il Governo a promuoverne a Bruxelles la revisione”.

@L_Argomento

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