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Cosa c’è scritto nel nuovo regolamento Vber: l’impatto sull’Automotive

Il Vertical Block Exemption Regulation prevede l’introduzione della figura dell’agente in alternativa a quella del rivenditore. Il cambio significa che i concessionari si potranno trasformare in veri e propri agenti delle case automobilistiche

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Il 31 maggio 2022 scadono gli effetti del regolamento 330/2010 della Commissione europea. Dal 1° giugno sarà quindi applicato il nuovo regolamento Vber (Vertical Block Exemption Regulation) che potrebbe avere un duro impatto in termini occupazionali su un settore già fortemente colpito. Rivenditori e titolari di concessionarie lanciano l’allarme.

Il nuovo Regolamento e l’occupazione  

Il Vber, acronimo di Vertical Block Exemption Regulation, prevede l’introduzione della figura dell’agente in alternativa a quella del rivenditore. Il cambio significa che i concessionari si potranno trasformare in veri e propri agenti delle case automobilistiche. Soggetti che non agiscono più in nome e conto proprio, ma della casa auto, alla quale spetterebbe il compito di definire non solo le politiche commerciali ma anche il prezzo finale che oggi deriva dalla trattativa tra consumatore e intermediari di vendita. Il tutto a discapito della marginalità dei concessionari, con relative ripercussioni in ambito occupazionale. Secondo Federauto, a fronte di un miglioramento del margine dei costruttori stimato tra il 5 e l’8%, i ricavi dei concessionari, diventando agenti, si dimezzerebbero, stimando un possibile taglio di personale compreso tra le 60milla e le 70mila unità, cioè tra il 50 e il 60 percento dell’occupazione attuale. Il settore dell’Automotive rischia di incassare un ulteriore colpo, dopo i danni già manifesti provocati dalla guerra e dal Covid (innalzamento dei costi delle materie prime e atteggiamento difensivo da parte dei consumatori).

Mercato

Sul fronte della domanda, il netto calo delle immatricolazioni, tra febbraio e marzo, dimostra un’incapacità del mercato di saper recuperare equilibrio. L’esigenza di trovare soluzioni strutturali a sostegno dell’industria automobilistica e della sua rete di distribuzione, costituita in larga parte da concessionari, appare essere l’esigenza primaria. Il rifinanziamento degli incentivi governativi al settore dovrebbe consentire ai consumatori di poter accedere ad offerte maggiormente vantaggiose e dovrebbe permettere una più rapida transizione verso le motorizzazioni meno inquinanti. La stessa Federauto evidenzia come il Vber potrebbe, però, avere anche ripercussioni sul consumatore, creando disagi e minor servizi da parte dei distributori.

Il rischio di un aumento dei listini e di una minore possibilità negoziale dovuta ad una ridotta concorrenza nella distribuzione, potrebbe generare di fatto una sorta di oligopolio fra costruttori auto e un peggioramento del servizio sarebbe un’ulteriore segnale di sfiducia per un settore che stava orientando la propria offerta verso soddisfazione, attenzione e fidelizzazione del cliente nel tempo.

Rischi

Il nuovo regolamento appare come una vera e propria rivoluzione per l’industria automobilistica, andando a cambiare in maniera definitiva il rapporto tra cliente e rete di vendita: gli strumenti digitali di vendita verranno promossi al posto dei canali fisici (la concessionaria rimarrà il luogo dove finalizzare la vendita) e l’introduzione dell’agente in alternativa al concessionario significherà poteri ridotti, soprattutto nella determinazione del prezzo finale di vendita. Attualmente ci sono oltre 1200 aziende italiane attive nella vendita, che generano un PIL del 3% e un gettito pari al 5%. Se venissero confermate le stime indicate, sommando questi dati a quelli occupazionali prima indicati, il governo potrebbe trovarsi di fronte ad un quadro abbastanza critico: – 1,8% di PIL, – 3,0% di contributo al gettito fiscale, un costo per gli ammortizzatori sociali che si aggirerebbe intorno ad 1 miliardo di euro. Il rischio esiste e sembra essere concreto.

@L_Argomento

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