Politica

Corsa al Nazareno o a Chigi? I pizzini di Sala a Letta. In campo due leader

Il dilemma dell’estate politica sulla scorta dell’uscita del sindaco milanese: “Enrico Letta ha un bel problema perché il campo largo di fatto non esiste e oggi bisogna prenderne atto”

GIUSEPPE SALA

Iniziata ufficialmente la campagna elettorale, soprattutto sul versante giallo-verde, oggi si aggiunge uno spunto anche in area Pd. Lo offre il sindaco di Milano, Beppe Sala, quando avverte il segretario dem Enrico Letta: ha un bel problema” perché “il campo largo di fatto non esiste” e “oggi bisogna prenderne atto”. Se non è una dichiarazione di sfida, poco ci manca, anche perché 48 ore prima un certo Matteo Renzi aveva speso il nome di Sala come un possibile volto nazionale per il futuro.

Chi fa le pulci a Letta?

Il Primo cittadino meneghino sembra abbia voluto entrare a gamba tesa nel merito delle strategie: quando dice che la legittima richiesta di Letta di lavorare a un campo largo ha avuto come risposta solo ‘io sì, ma solo se non c’è quello’ mette in evidenza un grandissimo problema del cosiddetto campo largo: come pensa il segretario di mettere assieme M5s, centristi, cattolici, progressisti, liberali e democratici filo atlantici? Per questa ragione Sala sparge sale sulle ferite: “Non c’è mai stato nessuno che ha detto ‘va bene, ci sediamo e poi decideremo dopo le votazioni'”. Su questo fronte, secondo il sindaco, “la sinistra rischia di essere un po’ più litigiosa del dovuto” mentre osserva che la destra è più cinica, corrono insieme e poi dopo vedono cosa fare. “Noi siamo preventivi nel creare le differenze, questo non va bene”.

Scenari

Sui temi spicca la sua indicazione sul versante economico: propone che siano le aziende a sostenere i lavoratori per andare oltre il Reddito di cittadinanza, lanciando così di fatto un’indicazione sia alle imprese che alla politica.

In sostanza Sala punta, dal centro, alla leadership di un futuro governo e non solo della coalizione? Presto per dirlo, ma gli indizi ci sono tutti. Gli incontri separati con alcuni esponenti dell’attuale maggioranza, le relazioni con Renzi, la capacità di farsi sindaco bipolare in una città-locomotiva come il capoluogo lombardo e infine il timing della sua vita politica: dopo Palazzo Marino è giunto il momento di nove sfide.

@L_Argomento

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