Cooperative in Emilia Romagna, 35%  non trova personale giusto

Cooperative in Emilia Romagna, 35% non trova personale giusto

È il quadro sullo stato di salute della cooperazione, dopo quasi due anni di pandemia

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Cooperative in Emilia Romagna, 35% non trova personale giusto
Senza dimenticare l’affanno di ristorazione e cultura, così come quello delle piccole imprese in tutti i settori, il sistema delle coop tiene nel suo complesso (-2,7%) e anzi negli ultimi mesi la sua occupazione sembra aumentare. Però, non sembra molto ‘mirata’: i cooperatori, infatti, trovano poco o male le risorse professionali di cui hanno bisogno, e questo vale anzitutto per l’Emilia-Romagna.

È il quadro sullo stato di salute della cooperazione, dopo quasi due anni di pandemia, dipinto dal report illustrato oggi a Bologna all’assemblea nazionale di Legacoop Produzione e Servizi, che associa 2.400 tra coop e consorzi, con 150.000 addetti, fatturando oltre 14,7 miliardi nel 2020 (contro i 16 miliardi del 2019) nei settori costruzioni, logistica e trasporti, industria, pulizie e servizi integrati, facility management, vigilanza, beni culturali, ristorazione, ingegneria e progettazione.

Come evidenzia con numeri e tendenze Mattia Granata, responsabile dell’area studi di Legacoop, negli ultimi mesi in alcuni comparti e territori aumenta la sofferenza di chi non trova “figure professionali che servono alla ripresa”: questo mismatch riguarda un quarto delle imprese considerate, ma appunto si aggrava in alcune regioni come l’Emilia-Romagna. In quest’ultima regione, emerge dall’analisi che anticipa tavole rotonde e dibattito con gli ospiti all’assemblea Legacoop, il mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro viene segnalato dal 35% di imprese, pari a quasi il 10% in più del campione nazionale.

In ogni caso, i dati complessivi mostrano che su produzione e fatturati si sarebbe potuto fare peggio. “Un anno fa avremmo messo la firma su questi dati”, premette Granata, che spiega: “C’è stata una flessione come sistema cooperativo nel suo complesso del 2,7%, l’occupazione ha sostanzialmente tenuto e la leggera flessione che accusa non è dovuta alla pandemia, ma ai movimenti interni dei soci”.

Tolti consorzi e controllate, se si guarda solo al mondo delle cooperative associate il trend si inverte: non si perde più il 2,7%, ma si guadagna il 3%. Più in generale, restano però “molte eccezioni” alle medie positive: pesano differenze tra settori e una polarizzazione forte, che si è acuita, tra Coop medio-grandi e Coop piccole o micro, che rappresentano quasi l’80% delle associate.

Ancora, emerge una flessione generale di oltre il 9% nella produzione di servizi, che si distribuisce di nuovo in modo molto diverso tra settore e settore. Tra questi, spunta “un picco quasi drammatico del settore culturale”, che ha perso oltre il 40% con importanti ricadute occupazionali. E inoltre ristorazione e trasporto di persone, i comparti più colpiti dal blocco della circolazione, restituiscono un’occupazione al -6%. Aggiunge Granata: “Dalla metà di quest’anno c’è una discontinuità forte, c’è ottimismo tra le nostre imprese, come peraltro confermano i dati Istat-Eurostat. I due terzi delle imprese dicono di poter uscire dall’attuale fase con un indice di liquidità tollerabile o sufficiente”.

È più vicino quindi il ritorno alla normalità? Conclude il responsabile dell’area studi Legacoop: “C’è un miglioramento dei tempi medi di incasso dei crediti, sia nel pubblico sia nel privato, dalla metà dell’anno in poi. Per un quarto delle imprese emerge un recupero concorrenziale rispetto al proprio mercato di riferimento”.
Cooperative in Emilia Romagna, 35% non trova personale giusto

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