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Internazionale

Chi sta lavorando ad una una nuova Jihad proprio mentre scoppia la grana del gas

Tempo di lettura stimato 2 minuti

Come mai si riaccende la guerriglia in Israele proprio ora che l’energia e le nuove relazioni ad essa connesse potevano rappresentare un ramoscello di ulivo per l’intero versante mediorientale? I nuovi attacchi terroristici contro Israele fanno tornare le lancette dell’orologio indietro ai tempi di Isis e Al-Qaeda. Oppure esiste la possibilità che questi attacchi “seguano” idealmente il missile lanciato a Jedda durante il GP di F1? Punto di partenza è l’energia, prima dell’Ucraina.

Gas e non solo

Ben prima della guerra in Ucraina e dei fisiologici riverberi ad essa connessi (si legga alla voce gas, rubli e nuovo ordine mondiale), Israele era candidato ad essere nuovo player energetico tra Mediterraneo e Medio Oriente. I giacimenti Leviathan, sommati a quelli scoperti dall’Eni in Egitto (Zohr e Nohr) rappresentavano e rappresentano una straordinaria opportunità di crescita non solo in quella macro area.

Crescita significa anche sicurezza energetica e quindi anticamera ad una sorta di pax energetica. Il punto di caduta sarebbe stato il gasdotto Eastmed, che avrebbe portato quel gas da Israele fino a Melendugno, in Salento, passando da Cipro e Grecia: un’infrastruttura che però ha registrato la contrarietà della Turchia e i dubbi americani. Gli Usa per questa ragione due mesi fa l’hanno messa da parte, preferendo spedire più Gnl nel Mediterraneo, salvo pochi giorni fa riconsiderarla alla luce della crisi con Putin.

Qui Israele

Come si è passati da una possibile pace a nuovi attacchi? Il timore a Tel Aviv è che sia questo l’inizio di un’altra Jihad, anche per via del cono di attenzione tutto rivolto alla guerra in Ucraina. L’islamismo sunnita e gli attacchi a Beersheba, Bnei Brak e Hadera sono anche la spia di un distacco americano dal Medio Oriente, dopo che gli accordi di Abramo avevano cambiato il volto all’intero quadrante. Al momento il regime di Assad e l’ascesa di Hezbollah in Libano sono allineati con l’Iran, così come gli appoggi esterni di Pechino e Teheran sono oggettivi.

Ma Israele non è sola in questa nuova battaglia, anzi, come dimostrano le nuove relazioni con i paesi del Golfo come l’Arabia Saudita senza dimenticare la Giordania, e la stessa possibile riappacificazione con la Turchia di Erdogan, che ha una lunga tradizione di vicinanza ai Fratelli Musulmani.

Qui Iran

Il ruolo dell’Iran, però, non è solo di semplice avversario israeliano ma è connesso alle strategie cinesi e russe. Che assist è stato fornito da Teheran a Mosca? Le indiscrezioni pubblicate dal Wall Street Journal parlano di un vero e proprio progetto messo nero su bianco dalle banche iraniane: offrono servizi a soggetti a cui è vietato l’esportazione o l’importazione da parte delle sanzioni statunitensi. In sostanza farebbero il lavoro per chi non può esporsi. Secondo il giornale americano in questo modo Teheran ha guadagnato parecchio “con le esportazioni di prodotti petrolchimici, metalli, parti di automobili e altri beni, finanziando l’importazione di macchinari industriali, servizi petroliferi e componenti elettrici fondamentali per mantenere in funzione le sue aziende e l’economia”.

Scenari

Gli accordi di Abramo hanno avuto il merito di normalizzare le relazioni di Israele con Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Marocco e Sudan: vuol dire che oggi il primo ministro israeliano può avere un altro tipo di approccio con il mondo arabo. E’ di tutta evidenza che il quadro, ben prima della crisi ucraina, era già “elettoralmente” cambiato: Joe Biden e Naftali Bennett hanno sostituito Donald Trump e Bibi Netanyahu, innescando una serie di reazioni a catena non secondarie. La guerra ora sta facendo il resto.

@L_Argomento

(Foto: twitter profile of Benny Gantz)

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